Agrigento – Sanatorie, bene l’iniziativa di La Vardera. Ma sa che la Sicilia assunse circa 1.500 tecnici e oggi paga ancora progetti e incarichi esterni?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Report Sicilia apprezza l’interpellanza sui ritardi delle Soprintendenze, ma chiede al deputato di ampliare l’indagine ai Comuni: nel 2003 il personale assunto per le sanatorie avrebbe dovuto completare le pratiche entro 18 mesi. Nel 2019 ne risultavano ancora 365 mila da definire. Ad Agrigento, alla fine del 2025, ne restavano 3.544
L’interpellanza presentata da Ismaele La Vardera sui quindici anni impiegati dalla Soprintendenza di Agrigento per definire il procedimento relativo all’immobile di contrada Zingarello è un’iniziativa importante.
Report Sicilia si complimenta con il leader di Controcorrente per avere portato la questione davanti al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessore regionale dei Beni culturali e al dirigente generale del Dipartimento.
La Vardera pone una domanda sacrosanta: perché sono serviti quindici anni per dire di no?
Ma, dopo avere approfondito la normativa e gli atti ufficiali, riteniamo che l’indagine debba essere allargata.
Perché i cassetti da aprire non sono soltanto quelli delle Soprintendenze.
Ci sono anche gli archivi dei Comuni siciliani, dentro i quali giacciono ancora migliaia di pratiche di condono e sanatoria, nonostante la Regione abbia autorizzato fin dal 1985 assunzioni specificamente finalizzate alla loro istruttoria.
La legge regionale del 1985 autorizzò assunzioni finalizzate alle sanatorie
La storia comincia con la legge regionale siciliana 10 agosto 1985, numero 37, che recepì nell’Isola la prima disciplina nazionale sul condono edilizio.
L’articolo 30 prevedeva espressamente che, per l’esame delle domande di autorizzazione o concessione in sanatoria e per gli altri adempimenti collegati, l’assessore regionale al Territorio e ambiente potesse autorizzare i Comuni ad assumere personale tecnico con contratti a termine, inizialmente di durata non superiore a due anni, in rapporto al numero delle istanze presentate.
Non si trattava, quindi, di generiche assunzioni negli enti locali.
Quel personale veniva reclutato per una finalità determinata: esaminare e definire le domande di sanatoria edilizia.
La dimensione dell’operazione emerge persino dagli atti della Corte costituzionale.
In una decisione del 1997 viene richiamata la situazione di circa 1.500 tecnici, originariamente assunti dai Comuni siciliani per esaminare e istruire le pratiche di sanatoria previste dalla legge regionale numero 37 del 1985.
Contratti nati come temporanei, prorogati più volte proprio a causa dell’elevato numero delle domande e della complessità dei procedimenti.
Da precari delle sanatorie a dipendenti stabilizzati
Quel personale non rimase interamente precario.
Una parte dei rapporti di lavoro venne successivamente trasformata a tempo indeterminato. La legge regionale 8 settembre 2003, numero 13, richiama espressamente il personale assunto ai sensi dell’articolo 30 della legge regionale 37 del 1985, il cui rapporto era stato trasformato a tempo indeterminato per effetto della legge regionale numero 9 del 1993.
La stabilizzazione poteva rispondere a esigenze occupazionali e organizzative comprensibili.
Ma apre una domanda che oggi La Vardera dovrebbe porre a tutti i Comuni siciliani:
dopo la stabilizzazione, quei tecnici continuarono realmente a occuparsi delle pratiche per le quali erano stati originariamente assunti?
Quanti rimasero negli uffici condono?
Quanti vennero trasferiti o destinati ad altri settori?
Con quali provvedimenti?
Quante pratiche definirono?
E quante, invece, rimasero negli archivi?
Non possiamo affermare che tutti i circa 1.500 tecnici siano stati utilizzati per mansioni diverse. Sarebbe una generalizzazione non sostenuta dagli atti finora disponibili.
Possiamo però chiedere alla Regione di effettuare una ricognizione Comune per Comune, acquisendo piante organiche, ordini di servizio, mobilità interne, incarichi e risultati prodotti.
Nel 2003 la Regione fissò un termine di 18 mesi
C’è un particolare ancora più importante.
Nel 2003 il legislatore regionale non si limitò a richiamare quel personale, ma stabilì che i dipendenti in servizio presso i Comuni, assunti per le finalità previste dalla normativa sulle sanatorie, dovessero completare l’esame delle pratiche e determinarsi sulle stesse entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge.
Diciotto mesi.
Non diciotto anni.
La disposizione è contenuta nella legge regionale numero 4 del 2003.
Che cosa è accaduto dopo?
Quali Comuni rispettarono quel termine?
Quante pratiche furono definite?
Chi controllò l’attuazione della norma?
Vennero contestate responsabilità ai dirigenti o agli uffici che non raggiunsero l’obiettivo?
Oppure anche quella scadenza rimase soltanto sulla carta?
Se La Vardera vuole davvero illuminare le “zone d’ombra”, questa è certamente una delle più grandi.
Nel 2019 risultavano ancora 365 mila pratiche inevase
A dimostrare che il problema non era stato risolto arrivano i numeri della stessa Regione Siciliana.
Nel 2019 il quadro riportato nella deliberazione della Giunta regionale numero 383 era impressionante: su circa 769 mila domande di sanatoria presentate complessivamente in Sicilia, soltanto poco più di 403 mila risultavano concluse con un provvedimento definitivo.
Le istanze ancora da definire erano circa 365 mila:
- circa 207 mila riferite al primo condono;
- circa 93 mila collegate alla legge numero 724 del 1994;
- circa 64 mila presentate in base al condono del 2003.
La Regione si proponeva di arrivare alla definizione delle pratiche nel triennio 2020-2022. Per riuscirci, consentiva ai Comuni di avvalersi di liberi professionisti, strutture di consulenza e servizi oppure convenzioni con altri enti.
Il quadro venne nuovamente richiamato in una deliberazione della Giunta regionale del 2021, che confermava l’esistenza di circa 365 mila procedimenti ancora da definire e la necessità di sostenere finanziariamente il programma.
Ed ecco il paradosso.
La Regione aveva già finanziato e autorizzato le assunzioni di personale tecnico destinato alle sanatorie.
Una parte di quel personale era stata stabilizzata.
Nel 2003 era stato persino imposto di definire le pratiche entro diciotto mesi.
Sedici anni dopo risultavano ancora 365 mila istanze pendenti e si autorizzavano i Comuni a rivolgersi a professionisti e strutture esterne.
Chi paga due volte?
La domanda politica diventa inevitabile.
Quanto è costato ai cittadini siciliani il personale assunto per istruire le sanatorie?
Quanto è costata la sua successiva stabilizzazione?
Quanti di quei dipendenti sono rimasti negli uffici condono e quanti sono stati destinati ad altre funzioni?
Quanto denaro pubblico è stato successivamente stanziato per progetti-obiettivo, premi, incentivi, straordinari e compensi aggiuntivi destinati allo smaltimento delle stesse pratiche?
E quanto è stato speso per affidare attività istruttorie a professionisti, società di consulenza o strutture esterne?
Il rischio è che la collettività abbia pagato più volte per lo stesso lavoro:
prima per assumere il personale;
poi per stabilizzarlo;
successivamente per finanziare progetti speciali;
infine per ricorrere a incarichi esterni a causa della carenza di organico o del mancato smaltimento dell’arretrato.
Non stiamo sostenendo che tutti gli incentivi o gli incarichi siano illegittimi.
Stiamo chiedendo di conoscere quanto sia stato speso, quali risultati siano stati raggiunti e perché si sia reso necessario pagare nuovamente per definire procedimenti risalenti anche a quarant’anni fa.
Il caso Agrigento: 3.544 pratiche ancora da istruire
Anche Agrigento offre numeri sui quali riflettere.
Secondo i dati pubblicati dallo stesso Comune, tra il 2021 e il 2025 sono state definite 2.053 pratiche di sanatoria.
Nello stesso periodo, le entrate derivanti dalle sanatorie avrebbero superato i 5,1 milioni di euro.
Sono risultati importanti, ottenuti – sostiene il Comune – attraverso un apposito “progetto sanatoria” e nonostante la progressiva riduzione del personale.
Ma alla data del 31 dicembre 2025 restavano ancora da istruire 3.544 pratiche.
Questo dato dimostra due cose.
La prima è che definire le sanatorie produce entrate significative per le casse comunali.
La seconda è che, nonostante il lavoro compiuto, l’arretrato rimane enorme.
Il Comune di Agrigento indica pubblicamente una lunga lista di tecnici e amministrativi impegnati nel progetto sanatoria. Ma non specifica, in quella comunicazione, quale sia stato il costo complessivo del progetto, quali compensi aggiuntivi siano stati riconosciuti e quanti tra i dipendenti coinvolti appartengano eventualmente al personale originariamente assunto per le finalità della legge regionale del 1985.
Anche questi dati dovrebbero essere resi pubblici.
La Vardera chieda una ricognizione su tutti i Comuni
Report Sicilia rinnova i complimenti a Ismaele La Vardera per avere sollevato il problema dei ritardi delle Soprintendenze.
Adesso, però, chiediamo che la sua iniziativa venga ampliata.
La Vardera presenti una nuova interpellanza e chieda alla Regione:
- quanti tecnici siano stati assunti dai Comuni siciliani in applicazione delle leggi regionali del 1985 e del 1986 per istruire le sanatorie;
- quanti siano stati successivamente stabilizzati;
- in quali Comuni prestino o abbiano prestato servizio;
- quanti siano rimasti assegnati agli uffici condono;
- quanti siano stati trasferiti ad altri uffici e attraverso quali provvedimenti;
- quante pratiche siano state definite da ciascun Comune;
- perché il termine di diciotto mesi stabilito nel 2003 non abbia consentito di eliminare l’arretrato;
- quanto abbiano speso i Comuni per progetti-obiettivo, premi, incentivi e lavoro straordinario;
- quanti incarichi siano stati affidati a professionisti o strutture esterne e per quali importi;
- quante pratiche risultino ancora pendenti oggi, distinguendo quelle del 1985, del 1994 e del 2003.
I cassetti non possono essere zone franche, neppure nei Comuni
La Vardera ha scritto che «i cassetti non possono essere zone franche».
Ha ragione.
Ma i cassetti da aprire non sono soltanto quelli delle Soprintendenze.
Bisogna aprire anche quelli dei Comuni e ricostruire quarant’anni di assunzioni, stabilizzazioni, trasferimenti, incarichi, progetti e spese.
Se personale assunto per definire le sanatorie è stato utilizzato in altri settori, bisogna sapere dove, per quanto tempo e per decisione di chi.
Se oggi vengono riconosciuti compensi aggiuntivi per svolgere attività già comprese nei compiti ordinari degli uffici, bisogna verificarne presupposti, costi e risultati.
Se si ricorre a professionisti esterni perché manca personale, bisogna prima spiegare come sia stato impiegato quello assunto e successivamente stabilizzato.
L’interpellanza sul caso Crosta può diventare l’occasione per aprire finalmente una grande indagine regionale sul fallimento della gestione dei condoni edilizi.
Nel 1985 furono autorizzate assunzioni specifiche.
Nel 2003 venne imposto di completare le pratiche entro diciotto mesi.
Nel 2019 ne risultavano ancora 365 mila da definire.
Alla fine del 2025, soltanto ad Agrigento, ne restavano 3.544.
Questi numeri non descrivono un semplice ritardo.
Descrivono un sistema amministrativo che, dopo quarant’anni, continua a chiedere altro tempo, altro personale e altro denaro.
Bene, dunque, La Vardera sulle Soprintendenze.
Adesso abbia il coraggio di aprire anche i cassetti dei Comuni siciliani.
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Fonte: Report Sicilia
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