Al momento stai visualizzando Agrigento, 15 anni di denunce: dai SUV a Villa del Sole, dai concorsi alle inchieste per corruzione. E oggi arrivano le pressioni contro Di Rosa e Report Sicilia

Agrigento, 15 anni di denunce: dai SUV a Villa del Sole, dai concorsi alle inchieste per corruzione. E oggi arrivano le pressioni contro Di Rosa e Report Sicilia

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Politica
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento, 15 anni di denunce: dai SUV a Villa del Sole, dai concorsi alle inchieste per corruzione. E oggi arrivano le pressioni contro Di Rosa e Report Sicilia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 10 min

Se qualcuno lo avesse dimenticato, ad Agrigento chi denuncia da quindici anni sprechi, anomalie, presunti illeciti e malefatte amministrative ha un nome e un cognome: Giuseppe Di Rosa. Sindaci e amministrazioni sono cambiati, le denunce sono rimaste. SUV acquistati con i fondi destinati ai minori, concorsi e assunzioni contestati, Villa del Sole, appalti, incarichi, AICA, rifiuti e richieste d’ispezione sul Comune. Fino all’audizione davanti alla Commissione regionale Antimafia. Oggi, mentre Report Sicilia continua quel lavoro, arrivano messaggi personali, commenti reiterati e frasi che saranno conservate e, se necessario, consegnate alle autorità

AGRIGENTO – Se qualcuno ad Agrigento avesse improvvisamente perso la memoria, gliela rinfreschiamo noi.

Da circa quindici anni, quando c’è da denunciare quello che ritiene non funzioni nella gestione della cosa pubblica agrigentina, c’è un nome e un cognome che continua a comparire:

Giuseppe Di Rosa.

Non da oggi.

Non dalla nascita di Report Sicilia.

Non da quando si è candidato sindaco.

E soprattutto non dall’insediamento dell’amministrazione Michele Sodano.

Quindici anni durante i quali sono cambiati sindaci, assessori, maggioranze, opposizioni, consiglieri, dirigenti e partiti.

Di Rosa ha contestato amministrazioni che aveva sostenuto politicamente e amministrazioni alle quali si era opposto. Già nel 2021, per esempio, il Codacons guidato localmente da Di Rosa attaccava pubblicamente un assessore con il quale egli aveva condiviso la precedente campagna elettorale, denunciando l’abusivismo commerciale.

Questo particolare vale più di cento polemiche.

Perché smonta alla radice la rappresentazione secondo la quale ciò che Report Sicilia scrive oggi sarebbe semplicemente la reazione di un candidato sindaco sconfitto.

Di Rosa denunciava molto prima di candidarsi.

E alcune di quelle denunce hanno avuto conseguenze che sono rimaste scritte negli atti.

Il caso dei SUV: una delle battaglie che sembravano esagerate. Poi arrivarono le istituzioni

Uno degli esempi più clamorosi rimane quello dei quattro SUV acquistati utilizzando circa 120 mila euro di risorse provenienti da un finanziamento destinato alle attività per i minori.

Di Rosa, attraverso il Codacons, denunciò la vicenda.

Non si limitò a un post sui social.

Esposti, documenti, richieste e segnalazioni.

Il caso arrivò davanti alle istituzioni e alla Corte dei conti.

Ecco perché oggi ricordare i SUV non significa rispolverare una vecchia polemica.

Significa ricordare che dietro alcune delle denunce di Di Rosa sono poi arrivati atti e pronunciamenti delle autorità competenti.

Villa del Sole: anche lì Di Rosa arrivò prima

Poi c’è Villa del Sole.

Un’altra vicenda nella quale Di Rosa, nella qualità di responsabile regionale del Dipartimento Trasparenza Enti Locali del Codacons, presentò esposti e chiese persino il sequestro preventivo del cantiere.

Il documento del 6 luglio 2024 porta la sua firma.

Di Rosa contestava, tra le altre cose, le procedure urbanistiche e autorizzative relative alla realizzazione del polo per l’infanzia nell’area della Villa del Sole. Report Sicilia documentò la richiesta di intervento delle autorità e le contestazioni sulla presenza delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche.

La questione non rimase chiusa in una cartella PEC.

L’Assessorato regionale Territorio e Ambiente chiese al Comune un rapporto urgente sui fatti denunciati dal Codacons.

La vicenda arrivò anche alla televisione nazionale: nel marzo 2025 Striscia la Notizia raccontò il caso e l’esposto del Codacons alla Procura generale della Corte dei conti.

E ancora negli anni successivi Report Sicilia ha continuato a inviare documentazione alla Procura sulla Villa del Sole.

Anche lì qualcuno poteva dire che Di Rosa esagerava.

Gli atti successivi hanno dimostrato almeno una cosa: le questioni sollevate meritavano verifiche.

Concorsi, assunzioni e i famosi “figli di”

Ma i SUV e Villa del Sole sono soltanto due capitoli.

Negli anni Di Rosa ha denunciato e chiesto verifiche anche su concorsi, assunzioni, incarichi e procedure attraverso le quali si entrava o si faceva carriera nella macchina pubblica e nelle partecipate.

Una parte di queste contestazioni arrivò persino davanti alla Commissione regionale Antimafia e Corruzione.

Non lo diciamo oggi per costruire una biografia.

Esistono gli atti e la cronaca dell’audizione.

Nel 2024 Di Rosa chiese di essere ascoltato dopo vicende giudiziarie che avevano coinvolto figure legate al Comune e sollecitò verifiche su possibili condizionamenti dell’ente. Tra gli argomenti portati alla Commissione figuravano il caso SUV, Villa del Sole e le contestazioni sulle assunzioni dei cosiddetti “figli di” al Comune e nelle partecipate.

E allora una domanda è inevitabile:

dov’era la candidatura a sindaco di Giuseppe Di Rosa quando denunciava tutto questo?

Non esisteva.

Corruzione, presunte tangenti e arresti: Di Rosa chiese che si guardasse dentro il Comune

C’è poi il capitolo più delicato.

Quello delle vicende giudiziarie e delle ipotesi di corruzione che hanno lambito la macchina comunale.

Qui occorre utilizzare le parole con precisione: un giornale non può trasformare un’indagine o un’accusa in una condanna definitiva.

Ma può ricordare quello che è accaduto.

Nel 2024, dopo l’arresto del capo di Gabinetto e comandante della Polizia Locale Gaetano Di Giovanni e le altre vicende giudiziarie che interessavano consulenti comunali, Di Rosa chiese che venisse acceso un faro sull’intero Comune.

La richiesta di audizione alla Commissione regionale Antimafia e Corruzione era stata presentata proprio per sollecitare verifiche su gravi irregolarità e presunti fatti corruttivi.

Non solo.

La richiesta di un’ispezione sul Comune veniva da ancora più lontano.

Già nel 2022 Di Rosa chiedeva una commissione ispettiva

Questo è forse uno dei passaggi che più di tutti dovrebbe fare riflettere chi oggi vorrebbe liquidare Report Sicilia come il giornale dell’ex candidato sindaco che attacca chi lo ha battuto.

Maggio 2022.

Di Rosa chiedeva formalmente al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e alla Regione Siciliana l’invio di una commissione ispettiva al Comune di Agrigento.

Nel 2025 Report Sicilia ricostruì quella iniziativa ricordando come Di Rosa avesse già allora denunciato quella che riteneva una gestione opaca della macchina amministrativa e avesse chiesto verifiche sui possibili condizionamenti dell’ente.

Era il 2022.

Michele Sodano non era sindaco.

Di Rosa non era il suo avversario alle elezioni comunali del 2026.

Eppure denunciava.

Il 26 giugno 2024 tutto arriva davanti all’Antimafia

Poi arriva una data che nessuno può cancellare:

26 giugno 2024.

Giuseppe Di Rosa viene ascoltato dalla Commissione regionale Antimafia e Corruzione.

E lì mette sul tavolo anni di denunce.

SUV.

Villa del Sole.

Assunzioni contestate.

Vicende giudiziarie che avevano investito figure del Comune.

Possibili condizionamenti.

Gestione della macchina amministrativa.

La cronaca di quell’audizione riferisce anche dello scontro nato quando, davanti alle questioni poste da Di Rosa, gli venne chiesto se avesse mai svolto attività politica.

Una domanda che, riletta oggi, appare quasi profetica.

Perché ancora una volta si tentava di spostare l’attenzione:

dai documenti a chi li portava.

È esattamente ciò che non deve accadere.

Rifiuti, acqua, AICA, affidamenti e denaro pubblico

L’elenco potrebbe continuare.

Di Rosa ha denunciato per anni la gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata. Già durante precedenti amministrazioni sosteneva che il sistema adottato fosse antieconomico e chiedeva di modificarlo.

Ha chiesto atti sugli affidamenti e sugli incarichi di AICA. Nel 2021 il Codacons contestava pubblicamente gli affidamenti diretti e chiedeva di conoscere delibere e verbali.

Ha presentato accessi agli atti sul bike sharing chiedendo quanti soldi pubblici fossero stati spesi, quali fossero stati gli introiti e quanto fosse costato complessivamente un progetto che riteneva fallimentare.

Ha denunciato perfino l’installazione di telecamere chiedendo alla Prefettura e al Comune di verificare autorizzazioni e procedure.

Sempre la stessa storia.

Documenti.

Accessi agli atti.

PEC.

Esposti.

Domande.

Sono cambiati tutti. Di Rosa no

Ed eccoci al punto.

Negli ultimi quindici anni ad Agrigento sono cambiati praticamente tutti.

Sono cambiati i sindaci.

Sono cambiate le Giunte.

Sono cambiati gli assessori.

Sono cambiati i presidenti del Consiglio.

Sono cambiati i consiglieri.

Sono cambiate maggioranze e opposizioni.

Giuseppe Di Rosa ha continuato a denunciare.

A volte attraverso il Codacons.

A volte attraverso movimenti civici.

Oggi anche attraverso Report Sicilia.

Quindi raccontare che gli articoli attuali sarebbero semplicemente la vendetta del candidato sindaco contro Michele Sodano significa fare a pugni con le date.

E oggi, guarda caso, il problema diventa Di Rosa

Negli ultimi mesi Report Sicilia ha continuato quel lavoro occupandosi dell’amministrazione Sodano e della Polizia Locale.

Domande sugli agenti impiegati in mansioni differenti da quelle proprie del Corpo.

Domande sull’agente utilizzato come autista del sindaco e sull’esistenza dei relativi atti.

Domande sui distacchi.

Domande sull’utilizzo delle risorse pubbliche.

Ed è qui che qualcosa cambia.

Le risposte non arrivano più soltanto attraverso comunicati e repliche.

Arrivano direttamente a Giuseppe Di Rosa.

Dal «mi pare un articolo costruttivo» alla raffica di commenti

La vicenda del graduato della Polizia Locale proveniente da Roma è emblematica.

Prima della pubblicazione Di Rosa gli comunica che sta preparando un articolo sul suo distacco.

E gli scrive:

«Tranquillo, in positivo».

Aggiungendo:

«Lo facciamo con tutti gli atti pubblici che vengono pubblicati».

L’interessato chiede persino di poterlo chiamare.

L’articolo viene pubblicato.

E qualche ora dopo arriva il giudizio:

«Mi pare un articolo costruttivo».

Poi qualcosa cambia.

Messaggi privati.

Messaggi cancellati.

Contestazioni personali.

Riferimenti al titolo di studio di Di Rosa.

Riferimenti alla famiglia.

Annunci di querele.

E, dopo che Report Sicilia denuncia pubblicamente quella che considera una pressione diventata personale, una nuova raffica di commenti sul sito.

Report Sicilia ha conservato tutto.

«Tu e il tuo giornale rischi di brutto»

E non è l’unico episodio.

Dopo un altro articolo relativo al Comune, arriva a Di Rosa un messaggio contenente una frase precisa:

«Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».

Non saremo noi a stabilire se questa frase costituisca penalmente una minaccia.

Saranno eventualmente le autorità competenti a valutarla nel suo contesto.

Noi facciamo quello che abbiamo sempre fatto.

Documentiamo.

Conserviamo.

E, quando necessario, consegniamo.

Quindici anni dopo siamo ancora qui

Ed è proprio questa la conclusione che qualcuno dovrebbe mettersi bene in testa.

Giuseppe Di Rosa non ha cominciato a denunciare dopo avere perso le elezioni.

Denunciava quindici anni fa.

Ha denunciato il caso SUV.

Ha denunciato Villa del Sole.

Ha chiesto verifiche su concorsi e assunzioni.

Ha portato all’attenzione delle istituzioni vicende riguardanti corruzione e presunte tangenti, quando queste emergevano dalle inchieste.

Ha denunciato affidamenti e incarichi.

Ha chiesto trasparenza sull’acqua e su AICA.

Ha denunciato la gestione dei rifiuti.

Ha chiesto accessi agli atti.

Ha chiesto una commissione ispettiva sul Comune.

È arrivato davanti alla Commissione regionale Antimafia e Corruzione.

Tutto molto prima dell’amministrazione Sodano.

Se qualcuno se lo fosse dimenticato, glielo ricordiamo noi

Per questo oggi non ci interessa stabilire chi abbia scritto il commento più offensivo o chi riesca a mandare l’ultimo messaggio.

La questione è molto più semplice.

Da quindici anni ad Agrigento chi denuncia pubblicamente sprechi, anomalie, presunti illeciti e quelle che ritiene vere e proprie malefatte amministrative ha un nome e un cognome: Giuseppe Di Rosa.

Qualche denuncia potrà rivelarsi fondata.

Qualche altra potrà non trovare riscontro.

È normale.

Ma nessuno può cancellare quindici anni di atti, esposti e battaglie semplicemente appiccicando a Di Rosa l’etichetta del candidato sindaco sconfitto.

Le date parlano.

I documenti parlano.

Le denunce parlano.

E in alcuni casi hanno parlato anche Dipartimenti ministeriali, Regione, Corte dei conti, Procure e Commissione Antimafia.

Adesso parleranno eventualmente anche le autorità alle quali verranno messi a disposizione i messaggi ricevuti.

Perché Report Sicilia non attribuirà reati a nessuno e non farà processi sulle proprie pagine.

Ma una cosa deve essere chiarissima:

chi pensa che messaggi personali, raffiche di commenti, annunci di querele o frasi come «tu e il tuo giornale rischi di brutto» possano ottenere ciò che quindici anni di pressioni e polemiche non hanno ottenuto, probabilmente non conosce la storia.

Giuseppe Di Rosa denunciava ieri.

Denuncia oggi.

E continuerà a farlo ogni volta che riterrà che gli interessi della città, la legalità e il denaro pubblico debbano essere difesi.

Leggi anche: Altre notizie su Politica

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento