Agrigento – Scuola Pirandello, Miccichè sapeva e disse: «Mi assumo la responsabilità». Prefettura e Procura chiariscano perché nessuno intervenne. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La Regione aveva chiesto sgombero e chiusura il 20 aprile, ma l’edificio rimase aperto. Giuseppe Di Rosa e Mani Libere denunciarono pubblicamente il pericolo anche durante la campagna elettorale. L’ordinanza arriva soltanto il 16 settembre: chi ha consentito a studenti, docenti e personale di restare per mesi dentro una struttura non sicura?
AGRIGENTO – Il problema non è più stabilire se l’edificio scolastico di via Acrone fosse sicuro. L’ordinanza sindacale numero 67 del 16 settembre 2026 certifica che la Regione aveva chiesto formalmente lo sgombero e la chiusura già il 20 aprile.
Il problema, adesso, è un altro e riguarda direttamente la Prefettura e la Procura della Repubblica: perché nessuno è intervenuto mentre l’allora sindaco Francesco Miccichè manteneva aperta la scuola Pirandello nonostante gli atti ufficiali, le verifiche sismiche, le denunce pubbliche e la richiesta regionale di chiusura?
Per quasi cinque mesi il provvedimento non è stato adottato.
Nel frattempo studenti, professori, personale amministrativo e collaboratori scolastici hanno continuato a entrare nell’edificio. La struttura sarebbe stata utilizzata anche come sede elettorale durante le consultazioni amministrative.
Se la Regione aveva chiesto lo sgombero per salvaguardare l’incolumità delle persone, chi ha deciso che si potesse continuare a utilizzare l’immobile? Sulla base di quale relazione tecnica? Con quale assunzione formale di responsabilità?
Non bastano più le spiegazioni politiche. Serve accertare i fatti.
La Regione aveva chiesto la chiusura il 20 aprile
L’ordinanza firmata dal sindaco Michele Sodano richiama la nota protocollo numero 3333 del 20 aprile 2026, trasmessa dall’Ufficio speciale per l’Edilizia scolastica e universitaria dell’assessorato regionale all’Istruzione.
La formulazione riportata nell’atto comunale è inequivocabile.
Sulla base dei risultati della verifica sismica effettuata sull’edificio di via Acrone, sede del liceo Politi e della scuola media Pirandello, la Regione aveva richiesto:
«la determina di sgombero e chiusura dell’edificio scolastico».
La stessa ordinanza precisa che il provvedimento è finalizzato a:
«salvaguardare l’incolumità degli allievi e di tutti gli operatori scolastici sia del liceo Politi che della scuola media statale L. Pirandello».
Dunque non si discuteva di una semplice carenza documentale. Non si trattava di attendere una certificazione mancante per completare una pratica.
La Regione chiedeva di sgomberare e chiudere l’edificio a tutela dell’incolumità delle persone.
Miccichè: «Abbiamo garantito la sicurezza, mi assumo le mie responsabilità»
La vicenda assume contorni ancora più seri se si ricordano le dichiarazioni rese pubblicamente dall’allora sindaco Francesco Miccichè.
Il 25 maggio 2026, durante la campagna elettorale e oltre un mese dopo la richiesta regionale di chiusura, Report Sicilia pubblicò un articolo dal titolo:
“Scuole non agibili, Pendolino e Miccichè: ‘Ci prendiamo una bella responsabilità, ne siamo consapevoli’”
Interpellato sulle condizioni della scuola Pirandello, Miccichè dichiarò:
«Sono i tecnici che parlano, abbiamo garantito la sicurezza. Mi assumo le mie responsabilità».
Oggi quelle parole devono essere rilette alla luce dell’ordinanza appena pubblicata.
Quando pronunciò quella frase, Miccichè conosceva la nota regionale del 20 aprile? Era stato informato della richiesta di sgombero? Quali tecnici avrebbero garantito la sicurezza? Esiste una relazione firmata che consentiva di ignorare o superare la richiesta della Regione?
E soprattutto: in cosa consisteva l’assunzione di responsabilità dichiarata pubblicamente dall’ex sindaco?
Perché un conto è rivendicare politicamente una scelta. Altro è dimostrare che quella scelta fosse sostenuta da atti tecnici capaci di garantire l’incolumità di centinaia di persone.
Giuseppe Di Rosa e Mani Libere avevano denunciato tutto
Nessuno può sostenere che la vicenda fosse sconosciuta o rimasta confinata dentro gli uffici.
Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico Mani Libere e allora candidato sindaco di Agrigento, intervenne pubblicamente più volte sulla situazione del Politi e della Pirandello.
Già il 31 luglio 2025, Report Sicilia aveva pubblicato l’articolo “Agrigento, emergenza scuole: Liceo Politi e media Pirandello verso il trasferimento”, evidenziando che le criticità riscontrate riguardavano lo stesso complesso e che non si potevano applicare due criteri diversi alle due porzioni dell’edificio. Report Sicilia, 31 luglio 2025
Di Rosa rilanciò pubblicamente la questione, sottolineando che, dopo il trasferimento del Politi, anche il Comune avrebbe dovuto chiarire immediatamente il futuro della scuola media Pirandello.
Il 10 febbraio 2026 venne pubblicata la determinazione comunale numero 256, nella quale si leggeva:
«A seguito di una verifica tecnica della stabilità del fabbricato sito in via Acrone, sede della Scuola Secondaria di Primo Grado “Pirandello”, sono emerse criticità statiche tali da imporre nell’immediato la ricerca di locali ad uso scuola».
Il giorno successivo Report Sicilia raccolse la protesta dei genitori. Il 12 febbraio evidenziò la contraddizione tra quella determina e il successivo comunicato comunale, nel quale si sosteneva che non esistessero problemi tali da richiedere una soluzione alternativa immediata.
Durante la campagna elettorale Di Rosa e Mani Libere continuarono a richiamare l’attenzione sulla sicurezza delle scuole, chiedendo che gli studenti non fossero lasciati dentro edifici interessati da gravi criticità strutturali.
Il 25 maggio, dopo le dichiarazioni di Miccichè e del presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino, venne scritto chiaramente che si stava scegliendo di convivere con il pericolo e che dalla Procura della Repubblica non risultavano provvedimenti sulla vicenda. Report Sicilia, 25 maggio 2026
Dunque gli allarmi c’erano. Gli atti c’erano. Le dichiarazioni pubbliche c’erano. La Regione aveva già chiesto la chiusura.
Che cosa sapeva il sindaco Miccichè?
La prima verifica da compiere riguarda la conoscenza della nota regionale.
Il documento del 20 aprile a chi fu protocollato? A quale dirigente venne assegnato? Fu trasmesso al sindaco? Fu portato all’attenzione della Giunta? Venne convocata una riunione tecnica? Esistono verbali?
Se Miccichè conosceva la richiesta di sgombero, dovrà spiegare perché non adottò l’ordinanza.
Se non la conosceva, bisognerà accertare per quale ragione una comunicazione così grave, riguardante l’incolumità di studenti e personale, non gli sarebbe stata sottoposta.
In entrambi i casi emerge un problema amministrativo enorme.
L’ordinanza di sgombero rientrava nelle competenze del sindaco. È lo stesso provvedimento firmato da Sodano a ricordarlo, richiamando l’articolo 54 del Testo unico degli enti locali e le competenze del primo cittadino in materia di pubblica e privata incolumità.
Prefettura, perché nessuno intervenne?
La Prefettura è chiamata a garantire il coordinamento istituzionale e la tutela della sicurezza pubblica sul territorio.
Per questo è necessario sapere se fosse stata informata prima del 16 settembre delle risultanze sismiche e della richiesta regionale del 20 aprile.
Se era stata informata, quali iniziative furono assunte?
Vennero chieste spiegazioni al Comune? Fu sollecitata l’ordinanza? Furono convocati tavoli? Fu verificata la permanenza di studenti e personale nell’edificio?
Se invece non era stata informata, perché il Comune e la Regione non trasmisero immediatamente alla Prefettura un documento che chiedeva lo sgombero di un edificio scolastico?
L’ordinanza del 16 settembre viene finalmente inviata per conoscenza anche all’Ufficio territoriale del Governo. Ma a quella data le lezioni erano già ricominciate e la richiesta regionale aveva quasi cinque mesi.
Procura, è stato aperto un fascicolo?
Anche alla Procura della Repubblica chiediamo pubblicamente di chiarire se sulla vicenda sia stato aperto un fascicolo.
Non spetta a un giornale individuare ipotesi di reato o attribuire responsabilità penali. Spetta però alla magistratura verificare se la condotta di amministratori, dirigenti e tecnici abbia rispettato gli obblighi previsti per la tutela dell’incolumità pubblica.
Gli elementi da accertare sono concreti:
- una verifica sismica con risultati negativi;
- una determina comunale che parlava di criticità statiche;
- una richiesta regionale di sgombero e chiusura;
- la prosecuzione delle attività;
- le rassicurazioni pubbliche dell’ex sindaco;
- l’assenza dell’ordinanza per 149 giorni;
- il possibile utilizzo dell’edificio come seggio elettorale;
- una nuova consulenza da oltre 74 mila euro commissionata sullo stesso immobile.
Non affermiamo che sia stato commesso un reato. Affermiamo che questa cronologia merita un accertamento indipendente e immediato.
L’utilizzo come seggio elettorale
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’eventuale utilizzo della scuola come sede elettorale.
Le elezioni amministrative si sono svolte dopo la richiesta regionale del 20 aprile.
Se nell’edificio sono stati allestiti seggi, significa che vi hanno avuto accesso presidenti, scrutatori, rappresentanti di lista, personale comunale, forze dell’ordine ed elettori.
Chi ha certificato l’idoneità dei locali?
Quale ufficio comunale li ha inseriti tra le sezioni elettorali utilizzabili?
È stata acquisita una relazione tecnica successiva alla richiesta regionale? La Prefettura era stata informata delle criticità statiche? Fu predisposta una valutazione specifica?
Anche questo passaggio deve essere ricostruito attraverso gli atti, senza interpretazioni.
Dopo la richiesta di chiusura parte una nuova consulenza
Il 20 aprile la Regione chiede di chiudere.
Il 13 maggio il Comune avvia invece una trattativa diretta per affidare una nuova valutazione della sicurezza sismica e la redazione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali.
La procedura si conclude l’8 settembre con l’affidamento all’ingegnere Vincenzo Vitello per un importo complessivo di 74.303,61 euro.
Un solo professionista invitato e un ribasso dello 0,87 per cento.
Il 16 settembre, appena otto giorni dopo l’impegno della spesa, Sodano firma l’ordinanza di sgombero.
La sequenza temporale è sconcertante:
- 20 aprile: la Regione chiede sgombero e chiusura;
- 13 maggio: il Comune avvia una nuova consulenza;
- 20 maggio: viene formulata la proposta di aggiudicazione;
- 25 maggio: Miccichè dichiara di avere garantito la sicurezza e di assumersi la responsabilità;
- 8 settembre: vengono impegnati oltre 74 mila euro;
- 16 settembre: arriva finalmente l’ordinanza.
Perché, anziché chiudere immediatamente l’edificio, si decise di commissionare una nuova valutazione?
Il Comune non si fidava delle prove effettuate dal Libero Consorzio? Cercava un risultato differente? Oppure il nuovo incarico riguardava soprattutto la progettazione delle possibili soluzioni?
Sono interrogativi che devono trovare risposta nei documenti.
Anche la nuova amministrazione deve spiegare
La responsabilità politica principale del periodo compreso tra febbraio e l’11 giugno riguarda l’amministrazione Miccichè.
Ma l’insediamento di Michele Sodano non ha prodotto l’immediata adozione dell’ordinanza. Dal suo ingresso a Palazzo dei Giganti al 16 settembre sono trascorsi oltre tre mesi.
Sodano ha ereditato il problema, ma ha anche ereditato gli atti.
Quando ha saputo della nota regionale? Perché non ha firmato subito? Perché l’ordinanza è arrivata soltanto dopo avere trovato le sedi alternative? La tutela dell’incolumità poteva essere subordinata all’organizzazione del trasferimento?
Anche questi aspetti meritano chiarimenti.
Non una polemica politica, ma una questione di sicurezza
Qui non si tratta di regolare conti elettorali con Francesco Miccichè.
Si tratta di capire se un sindaco, pur conoscendo le criticità statiche e una richiesta regionale di chiusura, abbia consentito che studenti e lavoratori continuassero a frequentare l’edificio.
La responsabilità penale è personale e deve essere accertata dalla magistratura. Ma la responsabilità politica e amministrativa emerge già dagli atti e dalle dichiarazioni pubbliche.
Miccichè disse:
«Abbiamo garantito la sicurezza. Mi assumo le mie responsabilità».
Adesso gli si chiede di dimostrare su quali certificazioni fondasse quella sicurezza.
Prefetto e procuratore acquisiscano gli atti
Report Sicilia chiede formalmente che Prefettura e Procura acquisiscano:
- la verifica sismica dell’edificio;
- la nota regionale del 20 aprile;
- il protocollo e il percorso interno della comunicazione;
- le relazioni dei tecnici comunali;
- i verbali delle riunioni svolte da febbraio in avanti;
- le eventuali contestazioni inviate alla Regione;
- le certificazioni utilizzate per mantenere aperta la scuola;
- gli atti relativi all’eventuale utilizzo come sede elettorale;
- la documentazione del nuovo incarico da 74 mila euro;
- le comunicazioni tra Comune, Libero Consorzio, Regione e dirigenza scolastica.
Soltanto così sarà possibile stabilire chi sapesse, da quando sapesse e perché non abbia agito.
Giuseppe Di Rosa e Mani Libere avevano denunciato pubblicamente il rischio. Report Sicilia aveva pubblicato gli atti. I genitori avevano manifestato la propria paura. La Regione aveva chiesto la chiusura.
Eppure l’edificio è rimasto aperto.
Allora la domanda per Prefetto e Procura è semplice: davanti a un sindaco che dichiarava di assumersi la responsabilità di mantenere aperta una scuola sulla quale pendeva una richiesta di sgombero, perché non è successo nulla?
Per fortuna non si è verificata alcuna tragedia. Ma la sicurezza pubblica non può dipendere dalla fortuna. E l’assenza di un incidente non cancella ciò che deve essere accertato.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

