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Agrigento 2025, Seddio dopo lo scioglimento della Fondazione: «Si chiude un progetto, ma adesso chi raccoglierà ciò che resta?»

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Agrigento 2025, Seddio dopo lo scioglimento della Fondazione: «Si chiude un progetto, ma adesso chi raccoglierà ciò che resta?». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il professore Pasquale Seddio interviene dopo il voto unanime del Consiglio comunale che ha deciso lo scioglimento della Fondazione Agrigento 2025. Più che difendere l’ente, pone una questione sul futuro: competenze, relazioni e patrimonio costruiti durante l’anno da Capitale italiana della Cultura rischiano di disperdersi senza un nuovo soggetto capace di raccoglierli.

AGRIGENTO – La Fondazione Agrigento 2025 va verso la liquidazione. Ma dopo aver deciso di chiuderla, Agrigento cosa intende costruire al suo posto?

È questa, in sostanza, la domanda che emerge dall’intervento pubblicato dal professore Pasquale Seddio, che commenta la decisione assunta all’unanimità dal Consiglio comunale di procedere allo scioglimento della Fondazione.

Il voto dell’Aula è un dato acquisito: nella seduta dell’11 settembre il Consiglio comunale ha approvato lo scioglimento della Fondazione di partecipazione Agrigento 2025. Il punto figurava da tempo tra quelli sottoposti al Consiglio comunale e la stessa documentazione della Fondazione attestava già l’orientamento dei partecipanti verso la cessazione dell’ente.

Seddio, però, sposta il ragionamento dalla Fondazione che si chiude a quello che dovrebbe accadere dopo.

«Soprattutto – scrive – si parla di prospettive: l’esigenza di individuare tempestivamente un soggetto istituzionale responsabile della legacy per evitare la dispersione delle reti e delle competenze attivate».

Un tema che va oltre la sopravvivenza della Fondazione.

«Non disperdere reti e competenze»

Secondo Seddio, l’esperienza di Agrigento Capitale italiana della Cultura avrebbe prodotto relazioni, competenze e collegamenti che dovrebbero essere capitalizzati e trasformati in una prospettiva permanente.

Il professore parla della necessità di una «capitalizzazione e riposizionamento internazionale acquisito sul brand turistico e culturale», sottolineando che i contenuti del progetto avrebbero dovuto costituire il punto di partenza verso un sistema culturale stabile e non esaurirsi con la conclusione del 2025.

Ed è proprio qui che Seddio individua il problema.

La Fondazione, nella sua impostazione originaria, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento organizzativo attraverso il quale accompagnare questo processo anche oltre l’anno della Capitale.

Adesso quello strumento viene sciolto.

Seddio: «Agrigento non disporrà più di uno strumento fondazionale»

Il passaggio più significativo del suo intervento è probabilmente questo.

Secondo il professore, con lo scioglimento della Fondazione, Agrigento non disporrà più di uno strumento fondazionale attraverso il quale «programmare e realizzare le modificazioni ritenute necessarie per ottenere migliori risultati».

Seddio richiama anche un principio più generale: gli effetti di un progetto culturale di queste dimensioni non possono essere misurati esclusivamente nell’immediato.

Gli investimenti culturali, sostiene, producono risultati nel medio e lungo periodo e proprio per questo sarebbe necessario individuare una struttura capace di raccogliere quanto costruito e accompagnarlo negli anni successivi.

Il suo ragionamento, dunque, non sembra trasformarsi in una semplice difesa della Fondazione così come ha operato. La questione che pone è diversa: chi farà adesso quello che la Fondazione avrebbe dovuto continuare a fare?

Una storia che Seddio rivendica

Nel suo intervento il professore ricorda anche il proprio impegno personale nell’esperienza di Agrigento Capitale italiana della Cultura, sostenendo di avervi investito «passione», credibilità personale e professionale.

Ricorda inoltre il riconoscimento nazionale ottenuto dal progetto e richiama il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del 1° maggio 2026, nel quale – scrive Seddio – sarebbe stata richiamata l’esperienza di Agrigento Capitale italiana della Cultura.

E conclude con un messaggio che guarda più avanti che indietro:

«Non siamo i tempi; quali noi siamo, tali sono i tempi», citando Sant’Agostino.

La Fondazione chiude. La domanda sul futuro rimane

La decisione politica e amministrativa è stata presa. Il Consiglio comunale ha votato lo scioglimento e adesso dovrà essere completata la procedura di liquidazione.

Resta anche il tema delle risorse residue: dopo il voto è stata indicata una disponibilità nell’ordine di circa 400 mila euro, mentre successivi atti contabili meritano di essere letti nel quadro complessivo della rendicontazione finale.

Ma l’intervento di Pasquale Seddio apre soprattutto un’altra questione.

Liquidare una Fondazione è relativamente semplice. Decidere cosa lasciare alla città dopo Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025 è molto più complicato.

Perché, al netto dei giudizi sulla gestione della Fondazione e sui risultati ottenuti, esiste una domanda alla quale Comune, Consiglio comunale e istituzioni culturali dovranno prima o poi rispondere:

chi raccoglierà adesso le relazioni, le competenze, i progetti e i contatti costruiti attorno ad Agrigento 2025?

Se non verrà individuato alcun soggetto e non nascerà un progetto per il “dopo”, il rischio indicato da Seddio è che, insieme alla Fondazione, venga archiviato anche ciò che dell’esperienza della Capitale italiana della Cultura avrebbe potuto continuare a produrre effetti negli anni successivi.

Ed è forse questo il punto sul quale, chiusa la Fondazione, comincia la discussione più importante.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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