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Agrigento – Favara, arrivano le prime piogge e la città torna sott’acqua: la prevenzione resta un miraggio

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Agrigento – Favara, arrivano le prime piogge e la città torna sott’acqua: la prevenzione resta un miraggio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Strade trasformate in torrenti, asfalto divelto e caditoie pulite solo a danno fatto. A meno di due settimane dal primo anniversario della morte di Marianna Bello, Favara sembra non aver imparato nulla.
Ci risiamo. Bastano le prime piogge di fine estate perché Favara torni a mostrare il suo volto più fragile: strade che si trasformano in torrenti, fango e detriti che scendono dalle vie in pendenza verso il centro, buche che si riaprono, tombini che saltano.
Prevenzione, a Favara, resta una parola da convegno. Eppure il calendario non è un mistero: in Sicilia le piogge autunnali arrivano tra settembre e ottobre, ogni anno, con una regolarità che nessuno può fingere di ignorare. Le segnalazioni, peraltro, non mancavano.
Non si tratta di un semplice disagio. Questa comunità ha già pagato il prezzo più alto. Marianna Bello, trentottenne madre di tre figli, fu travolta dalla pioggia torrenziale in piazza della Libertà la mattina del 1° ottobre 2025. Il suo corpo fu ritrovato dopo diciannove giorni in un canneto di contrada Misita, tra Cannatello e Zingarello, lungo la costa agrigentina. Una donna inghiottita dall’acqua in pieno centro, non sulla sponda di un fiume.
Dopo la tragedia arrivarono le promesse, la richiesta dello stato di calamità e le dichiarazioni di circostanza. Al “Conzu” il Comune fece installare un recinto di paletti in ferro e catene attorno al convogliatore delle acque piovane, fissando le grate con dei chiavistelli: una soluzione che non ha mai convinto gli abitanti della zona, fortemente preoccupati per il rischio di nuovi allagamenti. Una toppa, non un piano. I familiari si sono rivolti alla Procura di Agrigento con un esposto per accertare eventuali responsabilità, e la domanda che si pongono è la stessa di un’intera città: quella morte poteva essere evitata?
Oggi, quasi ad un anno di distanza, la risposta dei fatti è desolante. Le strade si allagano come prima, le caditoie si puliscono a disastro avvenuto e dei grandi interventi strutturali sulla rete di raccolta delle acque piovane non c’è traccia. Favara continua a vivere di emergenza, mai di programmazione.

Eppure le azioni da intraprendere sono note e ordinarie: un piano di manutenzione programmata delle caditoie e delle griglie da eseguire entro la fine dell’estate; la mappatura pubblica dei punti critici del territorio; la pulizia periodica di valloni e convogliatori; un piano comunale di protezione civile aggiornato, noto ai cittadini e affiancato da sistemi di allerta rapida. Non servono miracoli: serve un’amministrazione che guardi al calendario e non al cielo soltanto quando è già nero.
Il 1° ottobre Favara ricorderà Marianna Bello. Ci saranno parole, fiori, forse una targa. Ma il modo più serio di onorarne la memoria non è una cerimonia: è garantire che nessun altro, in questa città, debba morire per una pioggia annunciata.

Sia chiaro: nessuno vuole fare polemica fine a se stessa, né cercare colpevoli di comodo. Lo scopo di queste righe è offrire una sana informazione, capace di sensibilizzare i cittadini e di sollecitare la politica tutta, nessuno escluso. Maggioranza e opposizione, consiglio comunale e giunta, deputati del territorio e istituzioni regionali: la sicurezza idraulica di Favara non ha colore politico e non può diventare terreno di scontro o di propaganda. È un dovere collettivo, che richiede risorse, competenze e impegno amministrativo. Chi ha responsabilità pubbliche ha oggi l’occasione di dimostrare, con i fatti e non con i comunicati, che la lezione del 1° ottobre è stata

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Fonte: Sicilia On Press

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