Agrigento – Archeologia subacquea, conclusa nel Ragusano la campagna di ricerche dopo il ciclone Harry. Francesco Paolo Scarpinato: “Proteggiamo il patrimonio sommerso dalle nuove sfide climatiche”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

Si è conclusa nei giorni scorsi la settima campagna di ricerche di archeologia subacquea al largo della costa del Ragusano, con azioni di salvaguardia e documentazione del patrimonio sommerso.
L’azione si è resa necessaria per far fronte ai gravi danni provocati lo scorso inverno dal ciclone Harry.
Le attività, inserite nel quadro del “Kaukana Project”, sono state condotte dall’Unità di Archeologia subacquea dell’Università di Udine in stretta collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, con il supporto scientifico dell’Institute of Nautical Archaeology del Texas e in raccordo con la Capitaneria di Porto di Pozzallo.
Una missione d’emergenza e di salvaguardia, indispensabile per monitorare l’impatto degli eventi climatici estremi sui tesori nascosti nei fondali siciliani.
A sottolineare l’importanza strategica dell’intervento messo in atto è l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato.
“Le ricerche condotte – afferma – hanno dimostrato come gli eventi meteo marini estremi, sempre più frequenti nel Mediterraneo, possano influire profondamente sul patrimonio culturale sommerso”.
“I dati raccolti – prosegue – costituiscono una base essenziale per lo sviluppo di protocolli di monitoraggio e strategie di conservazione adattativa, contribuendo a discussioni più ampie sui rischi legati al clima che colpiscono il patrimonio culturale presente nei fondali del Mediterraneo”.
Le attività sul campo sono state dirette dal professor Massimo Capulli e si sono concentrate su tre differenti aree: le Secche di Circe tra Pozzallo e Ispica, la Baia del Porto di Ulisse e Kamarina.
Nella prima, la forza del ciclone ha portato alla luce una nuova porzione dello scafo di un relitto di età classica, già oggetto di studio negli ultimi anni.
Per evitare la dispersione o il furto dei reperti, gli archeologi hanno eseguito una pulizia dell’area, realizzando tutta la documentazione fotogrammetrica necessaria e la messa in sicurezza dei materiali più vulnerabili.
Grazie a un marker posizionato nel 2025 è stato possibile integrare perfettamente i nuovi dati con i rilievi passati.
Nel corso delle ricognizioni sono state inoltre scoperte quattro nuove ancore litiche e alcuni elementi lignei lavorati.
Anche nella seconda area su cui si è concentrato il progetto, l’equipe ha provveduto al recupero e alla catalogazione dei materiali emersi, ha aggiornato la mappatura del sito e messo in sicurezza i reperti, scongiurando così il rischio di dispersioni o furti.

A Kamarina, infine, dopo il ciclone il sensibile abbassamento del fondale ha permesso l’affioramento di numerosi frammenti lignei riconducibili a un relitto post-classico, posto circa cinquanta metri dal celebre relitto delle Colonne già indagato nel 2019-2020.
Le verifiche hanno confermato danni importanti che richiederanno monitoraggi costanti e interventi mirati nel corso del tempo; diversi elementi del fasciame sono stati divelti e una delle due colonne è stata spostata di circa cinquanta centimetri, coprendo parzialmente la chiglia.
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Fonte: Report Sicilia
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