Agrigento – “Appalti e mazzette”, da Ravanusa ai vertici della politica regionale: La nomina all’Ufficio tecnico, Galvagno, Savarino e quelle conversazioni con Di Mauro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Un nuovo capitolo del maxi rapporto della Squadra Mobile ricostruito da Grandangolo. Secondo l’ipotesi investigativa, Alesci e Capizzi si sarebbero attivati per favorire l’arrivo dell’ingegnere Santi Moschetti all’Ufficio tecnico di Ravanusa. Il professionista non è indagato. Nelle carte compaiono Roberto Di Mauro e i riferimenti al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e all’assessore Giusi Savarino, entrambi sentiti o citati nel contesto descritto e non indicati come indagati per questa vicenda.
RAVANUSA – L’inchiesta “Appalti e mazzette” continua a restituire pagine che meritano di essere lette con grande attenzione. Non soltanto per gli appalti milionari finiti sotto la lente degli investigatori, ma perché il maxi rapporto della Squadra Mobile di Agrigento descrive una rete di rapporti tra imprenditori, amministratori, tecnici e politica che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata in grado di interessarsi persino alla scelta di chi dovesse occupare un ruolo strategico all’interno di un Comune.
Questa volta il Comune è Ravanusa e l’ufficio è quello tecnico.
A ricostruire il nuovo capitolo è Grandangolo Agrigento, sulla base delle risultanze dell’informativa investigativa. Ed è necessario partire da una precisazione: quanto segue riguarda ipotesi investigative e conversazioni riportate negli atti, non responsabilità giudizialmente accertate. Lo stesso episodio della nomina all’Ufficio tecnico, riferisce Grandangolo, non rientrerebbe nelle contestazioni per le quali sono state recentemente chiuse le indagini nei confronti di 24 persone.
Tutto comincia dalla scadenza dell’incarico di Alesci
All’epoca Sebastiano Alesci era a capo dell’Ufficio tecnico di Ravanusa. Il suo incarico sarebbe scaduto il primo gennaio 2025.
Gli investigatori seguono già Alesci e Giuseppe Capizzi, sindaco di Maletto e imprenditore. Secondo la ricostruzione pubblicata, Capizzi manifesta preoccupazione per la prossima uscita di scena di Alesci.
Il punto, nella lettura della Squadra Mobile, sarebbe stato garantire una sorta di continuità nell’Ufficio tecnico, anche in considerazione degli importanti interventi pubblici che interessavano Ravanusa dopo la tragedia dell’11 dicembre 2021.
Alesci avrebbe però già individuato una possibile soluzione: l’ingegnere Santi Moschetti, professionista conosciuto da anni.
Moschetti, è fondamentale precisarlo, non è indagato. Sarà successivamente sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti.
Ma ciò che rende questa storia particolarmente rilevante è quello che accade attorno al suo nome.
Capizzi, Alesci e la ricerca del successore
Secondo la ricostruzione dell’informativa, Alesci propone al professionista la possibilità di lavorare a Ravanusa. Successivamente, dopo un incontro con Capizzi, commenta l’operazione con Vittorio Giarratana.
È in questa fase che gli investigatori cominciano a chiedersi quale interesse potessero avere un imprenditore e chi stava lasciando l’Ufficio tecnico rispetto alla scelta del successore.
Ma la vicenda cambia dimensione quando nelle conversazioni entra la politica regionale.
Di Mauro, Alesci e le amicizie politiche di Capizzi
In una conversazione intercettata compare il deputato regionale Roberto Di Mauro.
Il discorso riguarda Capizzi e le sue relazioni.
Di Mauro dice ad Alesci:
«Come non lo sa, che si vedono a Roma… compari, abbracciati, baciate, cose che…».
Alesci risponde:
«Sì là a Malta gli pare che lo so solo io? Lo sa tutto il mondo…».
Il riferimento, secondo quanto ricostruito nell’informativa, sarebbe a Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, che Grandangolo precisa essere non indagato in questo capitolo.
Di Mauro domanda ancora:
«Ma ci vanno con il catamarano che non è registrato…».
Alesci risponde:
«Con l’aereo…».
Per gli investigatori il riferimento ai rapporti tra Capizzi e Galvagno acquista interesse per quello che avverrà successivamente intorno alla nomina all’Ufficio tecnico.
E proprio qui arriva uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda.
Alesci a Di Mauro: «La Savarino ha avuto ordini…»
Alesci, parlando ancora con Di Mauro, introduce il nome dell’assessore regionale Giusi Savarino.
Le parole attribuite ad Alesci sono particolarmente nette:
«La Savarino ha avuto ordini di chiamarsi il sindaco e di sostituire l’ingegnere… Gli ho dato il nominativo ma… questo tanto… è una minchiata questa qua… oggi hanno concluso… ufficiale lunedì a quello lo cambiano, hanno fatto il colloquio… l’amico mio ingegnere ci è andato…».
Questo passaggio deve però essere letto per quello che è: un’affermazione di Alesci intercettata dagli investigatori. Non costituisce di per sé la prova che Savarino abbia ricevuto “ordini”, né stabilisce da chi sarebbero eventualmente arrivati.
Ed è proprio per questo che assume particolare importanza ciò che la stessa Savarino dichiarerà successivamente agli inquirenti.
Il 24 marzo Moschetti viene nominato
Il 24 marzo 2025 l’ingegnere Santi Moschetti viene ufficialmente nominato al Comune di Ravanusa.
E c’è una circostanza che attira l’attenzione degli investigatori: proprio quella stessa giornata viene registrato un incontro tra Moschetti, Alesci e Capizzi.
Da qui la domanda che attraversa l’informativa: perché Alesci, ormai fuori dall’Ufficio tecnico, e Capizzi, imprenditore che in quel momento – secondo quanto riportato – non aveva rapporti con il Comune di Ravanusa, avrebbero dovuto interessarsi all’arrivo del nuovo tecnico?
È una domanda, non una risposta.
Ed è la stessa questione che il procuratore della Repubblica di Agrigento Giovanni Di Leo pone a Moschetti durante l’interrogatorio dell’8 settembre 2025.
Il professionista, non indagato e sentito come persona informata sui fatti, risponde:
«Sì questa cosa un po’ mi ha messo un po’ in crisi effettivamente mi ha un po’ messo in crisi… perché mi sono trovato un po’…».
Ma è con le dichiarazioni rese da Giusi Savarino che la catena dei contatti descritta dagli investigatori diventa ancora più interessante.
Savarino racconta il colloquio con Galvagno
L’assessore regionale viene ascoltata come persona informata sui fatti.
E racconta agli inquirenti:
«Il Sindaco venne da me quando si liberò del rapporto con Alesci […] poi in Ars il presidente Galvagno mi disse so che il sindaco di Ravanusa è senza ufficio tecnico, tu che rapporti hai? Io gli dico buoni, dice c’è un tecnico molto bravo che vorrebbe andarci, glielo puoi segnalare? Dico guarda io glielo faccio presente però non so poi sarà lui a decidere».
È un passaggio fondamentale.
Perché, secondo queste dichiarazioni, Galvagno avrebbe effettivamente parlato con Savarino della situazione dell’Ufficio tecnico di Ravanusa e di un tecnico da segnalare.
Il procuratore chiede quindi alla Savarino come Galvagno fosse a conoscenza della situazione del Comune.
La risposta riportata è:
«No, sapeva. Non ha detto che aveva problemi. So che non ha più l’ufficio tecnico. Mi ha chiesto questo tecnico, che è uno molto bravo, e tu hai rapporti, se sei nelle condizioni di poterlo segnalare».
Savarino precisa ulteriormente:
«Ho detto guarda, io sono nelle condizioni di potergli parlare, però nei limiti del possibile glielo faccio vedere se gli piace se lo prende…».
Anche questo punto va letto senza forzature: segnalare un professionista non equivale automaticamente a imporne la nomina o a commettere un illecito. La stessa Savarino, nella ricostruzione riportata, sottolinea che la decisione sarebbe rimasta al sindaco.
Ma resta la sequenza che gli investigatori hanno ritenuto meritevole di approfondimento.
Da Alesci e Capizzi fino a Galvagno e Savarino
Mettendo in fila gli elementi descritti nell’informativa, il percorso ricostruito è questo: Alesci individua Moschetti; Capizzi appare interessato alla successione nell’Ufficio tecnico; nelle conversazioni con Di Mauro emerge il rapporto tra Capizzi e Galvagno; Alesci parla dell’intervento della Savarino; la stessa Savarino confermerà agli inquirenti di avere ricevuto da Galvagno la segnalazione di un tecnico; infine, il 24 marzo, Moschetti viene nominato.
È questa concatenazione a costituire il nucleo dell’ipotesi investigativa.
Secondo quanto riportato da Grandangolo, la Squadra Mobile ritiene che Alesci e Capizzi si sarebbero attivati per sostituire Alesci con un professionista ritenuto di fiducia, mentre Moschetti sarebbe rimasto all’oscuro delle eventuali manovre compiute intorno alla sua candidatura.
L’ulteriore ipotesi è che si sia fatto ricorso a relazioni politiche di “alto livello” per favorire il percorso che avrebbe condotto all’incarico.
Resta, però, un’ipotesi investigativa.
Non è stato accertato giudiziariamente che Galvagno abbia esercitato pressioni illecite, che Savarino abbia imposto la nomina o che Moschetti abbia preso parte consapevolmente a un accordo illecito.
E poi c’è Malta
C’è infine un particolare sul quale gli investigatori effettuano verifiche concrete.
Nella conversazione tra Di Mauro e Alesci era stata citata Malta parlando dei rapporti tra Capizzi e Galvagno.
La Squadra Mobile verifica quindi gli spostamenti.
Secondo quanto annotato nell’informativa e riportato da Grandangolo, Capizzi e Galvagno si sarebbero effettivamente recati a Malta più volte nelle stesse date o negli stessi periodi e, almeno in un’occasione, sarebbero rientrati in Italia sullo stesso volo.
Per gli investigatori questa coincidenza sarebbe compatibile con la possibilità che i due si siano incontrati sull’isola.
Anche qui occorre essere chiarissimi: trovarsi nello stesso luogo o viaggiare sullo stesso volo non dimostra l’esistenza di un accordo illecito, né consente di stabilire il contenuto di eventuali incontri.
Ma spiega perché quel riferimento intercettato sia stato approfondito dalla Squadra Mobile.
Una domanda che riguarda il funzionamento della pubblica amministrazione
Il nuovo capitolo di “Appalti e mazzette” pone dunque una questione che va oltre i singoli protagonisti.
L’Ufficio tecnico di un Comune è uno dei luoghi nei quali transitano appalti, lavori pubblici, autorizzazioni e milioni di euro di risorse pubbliche. Per questo qualsiasi tentativo di influenzare dall’esterno la scelta di chi debba guidarlo rappresenterebbe, se dimostrato, una questione di enorme interesse pubblico.
Ed è precisamente il “se dimostrato” che non deve essere dimenticato.
Perché le intercettazioni raccontano ciò che alcuni protagonisti dicevano; le dichiarazioni rese agli inquirenti aggiungono ulteriori elementi; gli investigatori formulano una loro ipotesi. Sarà eventualmente l’autorità giudiziaria a stabilire se dietro quella nomina vi sia stato qualcosa di illecito oppure se si sia trattato di normali interlocuzioni e segnalazioni politiche.
C’è però un elemento che Report Sicilia ritiene necessario continuare a seguire: questo capitolo, secondo la ricostruzione pubblicata, non sarebbe confluito nelle contestazioni formalizzate con la chiusura dell’indagine nei confronti delle 24 persone.
E allora la domanda giornalisticamente inevitabile diventa un’altra: che fine farà questa parte dell’informativa?
Sarà archiviata perché penalmente irrilevante? Darà origine ad altri approfondimenti? Gli “omissis” presenti nelle oltre mille pagine dell’informativa nascondono ulteriori sviluppi?
Non spetta a un giornale anticipare le risposte.
Spetta però alla stampa continuare a leggere gli atti, distinguere fatti e ipotesi e raccontare ciò che emerge. Perché quando intorno alla scelta di un tecnico comunale compaiono un imprenditore, un ex responsabile dell’Ufficio, un deputato regionale, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e un assessore regionale, capire esattamente che cosa sia accaduto non è curiosità politica.
È una questione di trasparenza delle istituzioni.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

