Agrigento – La Vardera cacciò Crosta. Adesso il problema si chiama Sodano: Controcorrente chiarisca da che parte sta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Sul caso della casa di Zingarello il sindaco difese fino all’ultimo il suo vicesindaco, mentre La Vardera lo mise fuori dal movimento. Oggi, dopo le nuove convergenze politiche in Consiglio comunale, la domanda diventa inevitabile: Sodano rappresenta ancora Controcorrente?
AGRIGENTO – Giovanni Crosta è stato cacciato da Controcorrente.
Michele Sodano no.
Ed è proprio qui che nasce una questione politica che Ismaele La Vardera non può continuare a lasciare senza una risposta chiara.
Perché il caso Crosta non ha soltanto provocato le dimissioni di un vicesindaco. Ha mostrato pubblicamente che, quando si è trattato di scegliere tra la linea politica di Controcorrente e quella di Michele Sodano, il sindaco di Agrigento ha scelto una strada diversa da quella di La Vardera.
E non lo ha fatto sottovoce.
Sodano difese Crosta
Quando esplose il caso della casa di Zingarello, Sodano prese pubblicamente le difese del suo vicesindaco.
Disse che chi eredita una casa costruita dal padre, con una domanda di sanatoria pendente da oltre quarant’anni, non poteva per questo essere considerato una persona di dubbia integrità morale.
Ricordò soprattutto che a Crosta non risultavano contestati «alcun reato, né alcuna ipotesi di reato».
E arrivò a definirlo «uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto».
La linea di Sodano era dunque chiarissima.
Ed era profondamente diversa da quella di La Vardera.
Controcorrente pose infatti una questione di opportunità politica e arrivò prima a chiedere le dimissioni di Crosta e successivamente a considerarlo fuori dal movimento.
Non era una sfumatura.
Era uno scontro politico.
Ma nel frattempo emergeva un’altra storia
Il punto più importante, però, è ciò che accadde dopo.
Crosta aveva pubblicamente dichiarato:
«Non ho compiuto alcun abuso, né allora né dopo».
Ma Report Sicilia aveva posto una domanda molto diversa da quella relativa alla costruzione originaria della casa.
Nessuno sosteneva che Crosta, bambino all’epoca della realizzazione dell’immobile, dovesse rispondere delle eventuali responsabilità del padre.
La domanda riguardava gli anni recenti.
Le immagini pubblicate da questo giornale mostravano infatti, secondo il confronto fotografico effettuato da Report Sicilia, interventi succedutisi negli anni: modifiche al prospetto, muri, pavimentazioni, recinzioni, scale, cancello e trasformazioni interne.
Report Sicilia pose quindi pubblicamente una domanda semplicissima:
con quali titoli edilizi e paesaggistici erano stati realizzati quegli interventi?
Una domanda alla quale chiedevamo di rispondere mostrando SCIA, autorizzazioni, fatture e documentazione relativa ai lavori.
Non si trattava più, quindi, soltanto della casa costruita dal padre quarant’anni prima.
Si trattava di capire cosa fosse stato fatto successivamente su quell’immobile.
E la questione divenne abbastanza concreta da indurre lo stesso sindaco Sodano, pochi giorni dopo la sua prima difesa di Crosta, ad annunciare controlli comunali sulla «presunta attività edilizia recente posta in essere sull’immobile», revocando nel frattempo al vicesindaco la delega alla Polizia municipale.
E allora una domanda sorge spontanea.
Se non c’era nulla da verificare, perché avviare quelle verifiche?
La Vardera fu netto: Crosta fuori
Ismaele La Vardera scelse invece una linea completamente differente.
Non aspettò che il caso venisse dimenticato.
Non cercò formule diplomatiche.
Pose pubblicamente una questione di coerenza e opportunità politica.
Il ragionamento era sostanzialmente questo: se Controcorrente pretende di rappresentare un modo diverso di fare politica, quelle regole devono valere innanzitutto per chi appartiene a Controcorrente.
La frattura con Sodano divenne talmente evidente che La Vardera arrivò a rivolgersi pubblicamente al sindaco invitandolo a tornare sui propri passi.
La Vardera ricordò inoltre che, se una vicenda simile avesse riguardato l’amministrazione avversaria, Controcorrente avrebbe fatto «le barricate».
Alla fine Crosta si dimise.
E Sodano, anche in quel momento, non rinnegò il suo vicesindaco.
Anzi.
Lo ringraziò e gli espresse vicinanza per quella che definì la «tempesta mediatica» abbattutasi su di lui e sulla sua famiglia.
La Vardera, invece, rivendicò politicamente il risultato sostenendo che Controcorrente aveva dimostrato di saper mettere alla porta un proprio amministratore quando emergeva una questione di opportunità.
Due linee politiche.
Due modi diversi di leggere la stessa vicenda.
E allora perché Sodano sarebbe ancora Controcorrente?
Questo è il punto che oggi diventa impossibile ignorare.
Crosta è stato messo fuori da Controcorrente perché, secondo La Vardera, il movimento doveva tutelare la propria coerenza.
Ma Michele Sodano, sul caso Crosta, non seguì la linea di Controcorrente.
Lo difese.
Contestò il metodo.
Parlò di processi sommari.
Rivendicò il proprio diritto di decidere.
E mentre La Vardera metteva Crosta fuori dal movimento, Sodano continuava politicamente a difenderlo.
Oggi a quella frattura se ne aggiunge un’altra.
Quella delle commissioni consiliari e delle convergenze che si sono determinate in Aula Sollano.
Controcorrente sostiene che non esista alcun accordo politico con il centrodestra.
Benissimo.
Ma ormai il problema è più grande delle commissioni.
Il problema è capire quale progetto politico stia rappresentando Michele Sodano.
Controcorrente rischia di perdere proprio ciò su cui ha costruito la propria forza
Ismaele La Vardera ha costruito Controcorrente presentandolo come un movimento capace di applicare a se stesso le regole che pretende dagli altri.
È una scelta politicamente impegnativa.
Perché quando si costruisce la propria identità sulla coerenza, la coerenza diventa il primo parametro con cui gli elettori giudicano ogni decisione.
Agrigento oggi è esattamente questo banco di prova.
Non basta dire che Crosta è stato espulso.
Bisogna spiegare quale rapporto politico esista oggi tra Controcorrente e Michele Sodano.
Perché se il sindaco continua a rappresentare pienamente il movimento, La Vardera dovrebbe spiegare agli agrigentini quali siano oggi i punti politici che li uniscono.
Se invece Sodano sta costruendo una propria maggioranza e un proprio percorso politico autonomo, occorre dirlo altrettanto chiaramente.
Crosta è stato cacciato. Sodano?
La domanda, dunque, non riguarda più Giovanni Crosta.
Quella pagina è stata chiusa.
La domanda riguarda Ismaele La Vardera.
Perché Crosta è stato considerato incompatibile con la linea di Controcorrente mentre Michele Sodano, che su quella stessa vicenda si è pubblicamente contrapposto alla linea del movimento, continua a rappresentare il progetto politico di Controcorrente ad Agrigento?
E soprattutto: dopo quanto sta accadendo politicamente in Consiglio comunale, Sodano è ancora il sindaco di Controcorrente oppure è diventato il sindaco di una maggioranza politica diversa da quella presentata agli elettori?
Non siamo noi a dover dare la risposta.
Deve darla La Vardera.
Perché fu lui a stabilire il principio: Controcorrente non avrebbe fatto sconti nemmeno ai propri uomini.
Adesso quel principio deve valere anche quando il nome non è Giovanni Crosta.
Il nome è Michele Sodano.
E Agrigento aspetta di sapere se per Controcorrente esistono regole uguali per tutti.
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Fonte: Report Sicilia
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