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Agrigento – Santa Rosa, adesso le versioni diventano due: AICA parla di «errore», il parroco rivendica la legittimità della richiesta. Chi dice la verità?

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Agrigento – Santa Rosa, adesso le versioni diventano due: AICA parla di «errore», il parroco rivendica la legittimità della richiesta. Chi dice la verità?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 10 min

Don Luca interviene pubblicamente dopo l’articolo di Report Sicilia e sostiene che la parrocchia, avendo presentato un’istanza per un nuovo contratto, riteneva di poter chiedere l’approvvigionamento mediante autobotte. Ma la presidente di AICA Danila Nobile ha fornito una ricostruzione diversa: pratica sospesa e non acquisita positivamente, due codici temporanei utilizzati per richiedere il servizio e sistema che non avrebbe rilevato l’anomalia. A questo punto non è più una polemica con Report Sicilia: sono AICA e la parrocchia a dover chiarire due versioni che, almeno nella loro formulazione pubblica, non coincidono. E Report Sicilia chiede anche all’arcivescovo di Agrigento di chiarire la posizione della Diocesi.

AGRIGENTO – Pensavamo che sulla vicenda dell’autobotte arrivata alla parrocchia di Santa Rosa fosse ormai necessario attendere soltanto gli atti di AICA.

Ci sbagliavamo.

Perché nelle ultime ore è intervenuto pubblicamente anche il parroco di Santa Rosa, don Luca, con un lungo messaggio indirizzato direttamente al nostro editore Giuseppe Di Rosa e pubblicato sulla pagina Facebook della parrocchia.

E il suo intervento, anziché chiudere la vicenda, pone un problema ancora più grande.

Perché adesso le versioni pubbliche sembrano essere due.

Quella della presidente di AICA Danila Nobile.

E quella del parroco.

Report Sicilia non deve scegliere quale delle due sia vera.

Devono essere i documenti a dircelo.

Don Luca: «Abbiamo presentato istanza, ritenevamo di essere legittimati»

Il parroco scrive:

«Come da Lei ben indicato nel suddetto articolo, la disciplina di AICA prevede, per coloro che hanno presentato istanza per la stipula di un nuovo contratto […] la possibilità di richiedere, nelle more dell’accoglimento dell’istanza, l’approvvigionamento idrico attraverso il servizio autobotti fornito da AICA stessa».

E aggiunge:

«Pertanto, avendo la parrocchia regolarmente presentato tale istanza, riteniamo di essere legittimati a richiedere il servizio di approvvigionamento idrico tramite autobotte, in attesa della definizione della nostra posizione contrattuale».

È una posizione chiarissima.

La parrocchia non dice:

«Abbiamo ricevuto acqua per errore».

Dice, in sostanza:

abbiamo presentato la domanda e ritenevamo di avere titolo per chiedere il servizio.

Ed è qui che nasce il problema.

Perché Nobile ha detto un’altra cosa

La ricostruzione attribuita alla presidente di AICA Danila Nobile e pubblicata oggi è differente.

Secondo Nobile, la pratica di Santa Rosa era «sospesa» e «non era stata acquisita positivamente agli atti».

Nonostante ciò sarebbero stati utilizzati due codici temporanei generati al momento dell’istanza per avanzare la richiesta del servizio sostitutivo; il sistema informatico non avrebbe rilevato l’anomalia perché non avrebbe recepito la sospensione.

Nobile ha quindi parlato esplicitamente di «errore», annunciando verifiche con gli uffici e confermando il successivo blocco della pratica. La Sicilia Agrigento

Allora fermiamoci.

Perché qui non c’è più Report Sicilia.

Ci sono AICA e Santa Rosa.

Da una parte la presidente dell’azienda dice che la pratica era sospesa e che il servizio è passato per un errore.

Dall’altra il parroco afferma che la parrocchia aveva regolarmente presentato l’istanza e riteneva quindi di essere legittimata a richiedere l’autobotte.

Le due affermazioni possono forse essere tecnicamente conciliabili — una domanda può essere stata presentata e successivamente sospesa — ma soltanto la documentazione può chiarirlo.

Ed è esattamente ciò che chiediamo.

Don Luca, non siamo noi ad avere parlato di «errore»

Nel suo intervento il parroco scrive anche:

«Sarebbe bastato che Lei ci avesse contattato per chiedere un chiarimento, che avremmo dato volentieri».

No.

Su questo dobbiamo essere molto chiari.

Report Sicilia ha documentato la presenza dell’autobotte e, nel primo articolo, non ha accusato la parrocchia di alcunché.

Anzi.

Abbiamo scritto testualmente:

«Se AICA sta garantendo acqua alla parrocchia, ha fatto bene. Benissimo».

E abbiamo aggiunto che una chiesa frequentata da persone, famiglie, bambini e anziani ha bisogno dell’acqua. Il nostro articolo chiedeva semplicemente perché, se esisteva uno strumento legittimo per Santa Rosa, quello stesso strumento non potesse essere utilizzato per le famiglie di Maddalusa. Report Sicilia.it

La parola «errore» non l’abbiamo inventata noi.

È la spiegazione successivamente fornita dalla presidente di AICA e riportata oggi da diverse testate. La Sicilia Agrigento

Quindi, se il parroco ritiene che il servizio fosse invece perfettamente legittimo in forza dell’istanza presentata, la questione non è con Report Sicilia.

È con AICA.

E c’è un passaggio del parroco che rende tutto ancora più interessante

Don Luca scrive:

«Comunque, il servizio di autobotti attualmente garantito attraverso il sistema dei codici assegnati, non è sufficiente a coprire il fabbisogno della parrocchia».

Fermiamoci ancora.

Codici assegnati.

È proprio dei codici che stiamo parlando.

Nobile parla di due codici temporanei attraverso i quali sarebbe stato possibile presentare la richiesta nonostante la pratica sospesa. La Sicilia Agrigento

Il parroco parla pubblicamente del «sistema dei codici assegnati».

Allora diventa ancora più importante sapere:

quali codici?

Quando sono stati assegnati?

A quale pratica corrispondono?

Erano temporanei?

Erano ancora validi?

Perché risultavano utilizzabili se, secondo Nobile, la pratica era sospesa?

E soprattutto:

quante autobotti sono state richieste attraverso quei codici?

Perché adesso il parroco introduce anche un altro elemento: il rifornimento documentato da Report Sicilia potrebbe non essere necessariamente l’unico servizio collegato a quei codici.

Questo va chiarito da AICA.

E infatti il parroco dice anche che i fedeli continuano a portare acqua

Don Luca aggiunge che il servizio mediante autobotti non sarebbe sufficiente e che il fabbisogno viene colmato grazie ad alcuni parrocchiani che si farebbero carico personalmente di trasportare acqua in parrocchia.

E noi non abbiamo alcuna ragione per mettere in dubbio questa affermazione.

Anzi.

Dimostra esattamente ciò che Report Sicilia sostiene dall’inizio:

privare un luogo frequentato da persone dell’acqua crea un problema reale.

Vale per Santa Rosa.

E vale per Maddalusa.

Per questo abbiamo scritto che l’acqua alla chiesa andava data.

Il nostro problema non è mai stato togliere acqua a Santa Rosa.

È sempre stato capire perché non possa essere garantita secondo criteri chiari anche agli altri.

Una residente di Maddalusa risponde al parroco

E sotto il post compare un commento che forse racconta meglio di qualsiasi editoriale il problema.

Teresa Terry Labate scrive al sacerdote:

«Carissimo Don Luca anche noi a Maddalusa abbiamo inoltrato una istanza per un nuovo contratto ma a noi è stato più volte ribadito che essendo in zona A non è possibile stipulare nessun contratto e quindi rifornirci tramite autobotte. Quindi sì c’è stato disparità di trattamento».

È la testimonianza di una cittadina, non un accertamento amministrativo.

Ma pone esattamente la domanda che stiamo facendo da mesi.

Se Santa Rosa sostiene:

abbiamo presentato istanza e quindi potevamo richiedere l’autobotte,

e un residente di Maddalusa sostiene:

anche noi abbiamo presentato istanza ma ci è stato risposto che non possiamo ottenere il servizio,

allora qualcuno deve spiegare la differenza.

Non il parroco.

AICA e ATI.

Il commento della signora Musmeci non cambia una virgola

Sotto il post interviene anche una signora, Alice Musmeci, che scrive:

«E niente, carissimo Don Luca, purtroppo bisogna sempre specificare, spiegare, chiarire e rispiegare cose che… Non ci si arriva!».

È un’opinione.

Ne prendiamo atto.

Ma il giornalismo non consiste nell’«arrivarci» per fede.

Consiste nel fare domande.

E quando esistono due ricostruzioni pubbliche differenti, fare domande non è mancanza di comprensione.

È esattamente il nostro mestiere.

La stessa presidente di AICA ha riconosciuto pubblicamente l’anomalia. La Sicilia Agrigento

Quindi suggerire che il problema nasca dall’incapacità di comprendere di chi ha pubblicato la notizia significa ignorare un elemento fondamentale:

la vicenda esiste perché AICA stessa ha ammesso che qualcosa non ha funzionato.

Nessuna guerra contro la Chiesa e nessuna guerra contro i fedeli

Chiunque tentasse di trasformare questa vicenda in:

Report Sicilia contro la Chiesa

oppure

Report Sicilia contro i fedeli

sbaglierebbe completamente bersaglio.

La parrocchia di Santa Rosa è ufficialmente una parrocchia dell’Arcidiocesi di Agrigento, con sede in via dei Fiumi. Arcidiocesi di Agrigento

Noi non contestiamo la fede di nessuno.

Non contestiamo la funzione religiosa della parrocchia.

Non contestiamo il diritto delle persone ad avere acqua.

Abbiamo fatto esattamente il contrario.

Abbiamo scritto:

avete fatto bene a portargliela.

La nostra domanda riguarda la pubblica amministrazione:

perché Santa Rosa sì e Maddalusa no?

E nessuno pensi di intimidirci

Su questo Report Sicilia vuole essere altrettanto chiaro.

Non ci intimidiscono le polemiche politiche.

Non ci intimidiscono i commenti sui social.

E non ci intimidisce neppure il fatto che dall’altra parte della vicenda ci sia un’istituzione ecclesiastica.

Questo non significa mancare di rispetto alla Chiesa.

Significa esattamente il contrario:

trattare una parrocchia come qualsiasi altra istituzione quando entra in una vicenda di interesse pubblico.

Report Sicilia non farà un passo indietro neppure di un centimetro rispetto al proprio diritto-dovere di raccontare fatti documentabili.

Continueremo a scrivere ciò che accade alla luce del sole.

Senza chiedere il permesso alla politica.

Senza chiederlo ad AICA.

E senza chiederlo alla Chiesa.

Don Luca scrive che condivide da mesi le difficoltà di Maddalusa

C’è però un passaggio del suo intervento che merita rispetto.

Il sacerdote scrive:

«Anch’io, per scelta personale, da mesi condivido la difficoltà della comunità parrocchiale di S. Rosa e di Maddalusa, non potendo usufruire, come avveniva in passato, dell’alloggio parrocchiale».

È un’affermazione importante.

Significa che il parroco conosce direttamente il problema.

Proprio per questo la sua testimonianza potrebbe diventare preziosa.

Non per difendere una disparità.

Ma per chiedere insieme ai residenti:

se l’acqua è indispensabile a Santa Rosa, perché non dovrebbe esserlo a Maddalusa?

Su questo non dovrebbero esserci due fronti.

Adesso chiediamo la posizione dell’Arcivescovo

La questione, però, ha ormai superato il semplice botta e risposta su Facebook.

Una parrocchia dell’Arcidiocesi interviene ufficialmente attraverso la propria pagina e sostiene la legittimità della propria richiesta.

La presidente dell’azienda pubblica che ha effettuato il servizio parla invece di pratica sospesa e di errore.

A questo punto Report Sicilia chiede formalmente all’Arcivescovo di Agrigento e all’Arcidiocesi di conoscere la loro posizione.

Non chiediamo un giudizio sulla presidente Nobile.

Poniamo domande molto precise.

La Diocesi era a conoscenza dell’istanza presentata dalla parrocchia?

Conosceva lo stato della pratica?

Ritiene che la richiesta del servizio mediante autobotte fosse legittimamente utilizzabile nonostante la situazione urbanistica dell’immobile?

Era a conoscenza dei codici assegnati alla parrocchia?

E soprattutto:

alla luce del problema che interessa centinaia di famiglie di Maddalusa, ritiene che lo stesso principio di accesso all’acqua debba essere garantito, nei limiti consentiti dalla legge, anche a quelle famiglie?

Sono domande.

Attendiamo risposte.

E adesso AICA deve pubblicare la cronologia

Resta però il punto decisivo.

Le dichiarazioni del parroco rendono ancora più urgente la richiesta già formulata da Report Sicilia.

AICA renda pubblica, nel rispetto della privacy, la cronologia amministrativa e informatica della pratica di Santa Rosa.

Quando è stata presentata l’istanza?

Quando sono stati assegnati i codici?

Quando è intervenuta la sospensione?

I codici sono stati disabilitati?

Se no, perché?

Quante richieste di autobotte sono state effettuate attraverso quei codici?

Quante sono state accolte?

Quale controllo precede l’ordine di servizio?

E quando AICA si è accorta dell’anomalia?

Solo così sapremo cosa è realmente successo.

La toppa rischia davvero di essere peggiore del buco

La spiegazione dell’«errore» doveva chiudere il caso.

Non lo ha fatto.

Adesso il parroco sostiene che la parrocchia aveva presentato regolare istanza e riteneva di poter chiedere l’autobotte.

Una residente di Maddalusa replica pubblicamente che anche loro avrebbero presentato istanza, ricevendo però una risposta opposta.

E la presidente sostiene che la pratica della chiesa fosse sospesa e che il sistema sia stato tratto in errore. La Sicilia Agrigento

Tre elementi.

Una sola domanda:

qual è la regola?

Perché è questo che Report Sicilia sta chiedendo dal primo giorno.

Non privilegi per Maddalusa.

Non privilegi per Santa Rosa.

Non acqua tolta alla chiesa.

La stessa regola per tutti.

E su questo continueremo a scrivere.

Anche domani.

Anche dopodomani.

Finché non arriveranno gli atti.

Perché nessuna polemica, politica o ecclesiastica, cambierà il punto fondamentale:

una volta accertato chi aveva diritto a quel servizio e perché, bisognerà spiegare agli agrigentini perché la stessa strada possa o non possa essere utilizzata per tutte le persone che si trovano nelle medesime condizioni giuridiche.

E adesso, oltre alla presidente Nobile, attendiamo anche la versione dell’Arcidiocesi di Agrigento.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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