“Fuori i mercanti dal tempio”, ma dentro restano gli uomini del vecchio sistema: Ecco il vero “modello Agrigento”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

“Fuori i mercanti dal tempio” e “Il coraggio di cambiare tutto”, ma nella città amministrata grazie a Controcorrente Sodano conferma uomini del vecchio sistema, valorizza esponenti vicini a Forza Italia e costruisce accordi con il centrodestra. Il leader del movimento non può continuare a fingere di non sapere
Ismaele La Vardera vuole candidarsi alla guida della Regione Siciliana presentando Controcorrente come il movimento capace di spazzare via la vecchia politica.
«Fuori i mercanti dal tempio».
«Il coraggio di cambiare tutto».
Sono gli slogan scelti per i manifesti affissi anche ad Agrigento. Parole forti, accompagnate dalla promessa di liberare le istituzioni dai vecchi apparati, dalle correnti e dai professionisti delle poltrone.
Ma proprio Agrigento, la città indicata da La Vardera come il modello da esportare nel resto della Sicilia, sta dimostrando qualcosa di profondamente diverso.
Michele Sodano ha beneficiato del simbolo di Controcorrente, dell’immagine di La Vardera, della sua esposizione mediatica e di una campagna elettorale interamente costruita sulla rottura con il passato. Ha vinto presentandosi come l’uomo del cambiamento.
Una volta conquistato Palazzo dei Giganti, però, ha cominciato a percorrere la stessa strada della politica che avrebbe dovuto cancellare: conferme riconducibili ai vecchi equilibri, valorizzazione di uomini provenienti da Forza Italia e dalla Regione Schifani, accordi consiliari con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana e rapporti con protagonisti della politica agrigentina degli ultimi decenni.
A questo punto La Vardera non può più restare nel mezzo.
O il progetto di Sodano rappresenta davvero Controcorrente, e allora i manifesti raccontano fesserie ai siciliani.
Oppure il progetto di Sodano ha tradito Controcorrente, e allora La Vardera deve prenderne pubblicamente le distanze.
Sodano ha cercato La Vardera per conquistare il Comune
È stato lo stesso La Vardera a raccontare che Michele Sodano si sarebbe recato nel suo ufficio per chiedergli di sostenere la candidatura a sindaco di Agrigento. Ha utilizzato un verbo ancora più forte, sostenendo che Sodano lo avrebbe quasi “pregato” di appoggiarlo.
È la versione pubblica di La Vardera, alla quale Sodano può replicare.
La domanda è semplice: perché Sodano cercò proprio Controcorrente?
Condivideva veramente il progetto politico del movimento oppure aveva compreso che l’esposizione mediatica di La Vardera rappresentava il mezzo più efficace per vincere le elezioni?
Sodano aveva già dimostrato di sapere individuare il contenitore politico adatto al momento. Nel 2018 fu eletto alla Camera con il Movimento 5 Stelle, durante la stagione di massima espansione elettorale del partito. Nel 2026 ha scelto Controcorrente e la forza comunicativa di La Vardera per conquistare il Comune.
Questa può essere abilità politica. Ma utilizzare il simbolo più efficace per vincere non significa necessariamente condividerne valori, metodo e obiettivi.
La vera identità politica si misura dopo le elezioni. Ed è proprio dopo la vittoria che il presunto “modello Agrigento” ha cominciato a mostrare il proprio volto.
Al Teatro Pirandello resta Fiaccabrino, candidata con Forza Italia
Alessandra Fiaccabrino, scelta dalla precedente governance come direttrice generale della Fondazione Teatro Luigi Pirandello, è stata confermata fino alla fine dell’anno dal nuovo Consiglio di amministrazione.
Fiaccabrino è stata candidata alle elezioni regionali del 2022 nelle liste di Forza Italia ed è indicata dalla stampa locale come politicamente vicina all’area del deputato Riccardo Gallo.
Non discutiamo le sue capacità professionali. Il punto è politico.
Sodano aveva attaccato duramente la precedente gestione della Fondazione. Il vecchio CdA si era dimesso e si era aperta la possibilità di inaugurare una fase realmente nuova, magari scegliendo il direttore generale attraverso una procedura pubblica.
La rivoluzione di Sodano, invece, è cominciata con una conferma.
La candidata di Forza Italia, riconducibile a una delle correnti politiche più influenti della provincia, rimane alla direzione generale del Teatro.
La Vardera condivide questa scelta?
È questo il modello che intende esportare in Sicilia?
Al vertice della Fondazione l’uomo designato dalla Regione Schifani
Nel nuovo Consiglio di amministrazione del Teatro, Giulio Cinque è stato eletto vicepresidente.
Cinque non è stato nominato direttamente da Sodano: è il componente designato dalla Regione Siciliana e successivamente eletto vicepresidente dal CdA.
Resta però un dato politico incontestabile: Cinque è stato indicato dalla Regione governata da Renato Schifani, è un esponente di Forza Italia ed è considerato vicino all’area politica di Riccardo Gallo.
Ecco allora il paradosso.
La Vardera gira la Sicilia promettendo di cacciare Schifani e i “mercanti” dal tempio. Ad Agrigento, nella principale istituzione teatrale comunale, l’uomo designato dalla Regione Schifani diventa vicepresidente, mentre una candidata di Forza Italia mantiene la direzione generale.
La Vardera non può dire di non saperlo.
Se approva queste scelte, lo dichiari. Se non le approva, prenda le distanze.
Il silenzio serve soltanto a mantenere in piedi due narrazioni incompatibili: quella rivoluzionaria utilizzata in Sicilia e quella molto più tradizionale praticata ad Agrigento.
Controcorrente si accorda con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana
La contraddizione emerge ancora più chiaramente in Consiglio comunale.
Per la composizione delle commissioni consiliari, Controcorrente, Partito Democratico e altre componenti vicine alla giunta hanno raggiunto un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana.
Per sei votazioni consecutive sono stati registrati quattordici voti favorevoli. Forza Italia e Movimento per l’Autonomia sono rimasti fuori dall’accordo. Uno dei protagonisti ha spiegato che l’intesa sarebbe stata costruita attraverso tre mesi di contatti e trattative.
Tre mesi di negoziati per distribuire equilibri e presidenze di commissioni che svolgono prevalentemente funzioni istruttorie, consultive, propositive e di controllo, senza amministrare direttamente la città.
L’accordo è legittimo. Il problema è che smentisce la propaganda.
Controcorrente aveva promesso di superare gli inciuci e le spartizioni del vecchio sistema. Ad Agrigento, invece, tratta per mesi con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana pur di conquistare alcune presidenze.
La Vardera può continuare a chiamare tutto questo “cambiamento”?
Crosta e il legame con il superburocrate dell’era Cuffaro
Nella lista di Controcorrente era candidato Giovanni Crosta, poi nominato vicesindaco e successivamente dimessosi dopo il caso dell’immobile di Zingarello.
Crosta è nipote di Felice Crosta, uno dei più potenti burocrati della Regione Siciliana durante l’era di Totò Cuffaro.
Felice Crosta fu dirigente generale della Regione e nel 2006 venne posto da Cuffaro alla guida dell’Agenzia regionale per i rifiuti, con un compenso superiore a 460 mila euro all’anno.
Quella retribuzione fu utilizzata come base per il calcolo di una pensione lorda di circa mezzo milione di euro annui: 1.369 euro al giorno. La vicenda divenne un caso nazionale e, dopo il contenzioso, si concluse con una consistente riduzione dell’assegno e con un accordo che prevedeva la restituzione di circa un milione di euro alla Regione.
Giovanni Crosta non è responsabile delle vicende dello zio. Le responsabilità non si trasmettono per parentela.
Il problema è il doppio criterio di La Vardera.
Quando parentele, amicizie e appartenenze riguardano gli avversari, diventano elementi attraverso i quali ricostruire pubblicamente reti e sistemi di potere. Quando coinvolgono candidati di Controcorrente, vengono considerate attacchi personali o “macchina del fango”.
O le parentele non contano mai oppure il criterio deve valere per tutti.
Non si può criminalizzare la storia familiare degli avversari e ignorare quella degli uomini inseriti nelle proprie liste.
Massimo Muglia, il tessitore della vecchia politica vicino a Sodano
Attorno al progetto Sodano compare poi Massimo Muglia, indicato negli ambienti politici agrigentini come uno dei suoi principali sostenitori e riferimenti.
Muglia è docente ed è stato vicesindaco di Agrigento, assessore comunale, assessore provinciale e titolare di diversi incarichi pubblici. La sua carriera attraversa la politica amministrativa agrigentina e la stagione democristiana siciliana, con incarichi e relazioni maturati anche negli anni di Totò Cuffaro.
È considerato un politico esperto, capace di mediare tra gruppi differenti, raccordare correnti e tessere alleanze.
Secondo la ricostruzione politica di Report Sicilia, Muglia sarebbe stato uno dei mentori di Michele Sodano: prima nell’avvicinamento al Movimento 5 Stelle e, successivamente, nel percorso verso Controcorrente.
Non presentiamo questa ricostruzione come un fatto certificato da un atto pubblico. Chiediamo ai protagonisti di chiarire:
- Massimo Muglia ha indirizzato Sodano verso il Movimento 5 Stelle?
- Ha avuto un ruolo nel successivo avvicinamento a Controcorrente?
- Ha partecipato alla costruzione politica della candidatura del 2026?
- Qual è oggi il suo ruolo nelle scelte del sindaco?
Sodano e Muglia possono rispondere.
Resta evidente che il presunto “nuovo” agrigentino non nasce soltanto da giovani estranei ai meccanismi della politica. Attorno al sindaco si muovono anche persone che quei meccanismi li conoscono perfettamente perché ne sono state protagoniste per decenni.
La Vardera combatte Cuffaro, ma il modello Agrigento parla anche quella lingua
La Vardera ha costruito una parte rilevante della propria carriera politica sulla contrapposizione a Totò Cuffaro, alla Democrazia Cristiana e alla rete di potere che attribuisce a quel mondo.
Eppure, attorno al “modello Agrigento”, ricompaiono continuamente storie ed esperienze provenienti proprio da quella stagione:
- Giovanni Crosta, nipote del superburocrate Felice Crosta;
- Massimo Muglia, protagonista della vecchia politica amministrativa e regionale;
- un accordo consiliare con la Democrazia Cristiana;
- figure di Forza Italia e della Regione Schifani confermate o valorizzate nella governance del Teatro Pirandello.
Non c’è automaticamente nulla di illecito. Il problema è politico.
Si può chiedere ai siciliani di combattere Cuffaro mentre si presenta come rivoluzionario un modello sostenuto anche da uomini, relazioni ed esperienze provenienti dalla politica tradizionale?
Si può urlare «Fuori i mercanti dal tempio» e poi, conquistato il tempio, continuare a utilizzare le stesse correnti, gli stessi mediatori e gli stessi accordi?
Ad Agrigento quasi nessuno sembra davvero Controcorrente
La questione non riguarda soltanto Michele Sodano.
Chi, dentro questa amministrazione, sta realmente dimostrando di essere Controcorrente?
È Controcorrente chi conferma alla guida del Teatro una candidata di Forza Italia?
È Controcorrente chi elegge vicepresidente l’uomo designato dalla Regione Schifani?
È Controcorrente chi tratta per tre mesi con Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana per spartire le presidenze delle commissioni?
È Controcorrente chi difende il vecchio sistema quando diventa utile per mantenere gli equilibri del nuovo Palazzo?
Indossare una maglia non basta.
Controcorrente dovrebbe essere un metodo: trasparenza, selezioni pubbliche, rottura con le spartizioni, coerenza e applicazione delle stesse regole agli amici e agli avversari.
Ad Agrigento quel metodo non si vede.
Si vede un’amministrazione che ha utilizzato la narrazione della rivoluzione, ma governa attraverso conferme, mediazioni e intese perfettamente compatibili con la politica di sempre.
La Vardera scelga: o prende le distanze oppure racconta fesserie
Adesso Ismaele La Vardera deve chiarire all’intera Sicilia se il progetto che propone ai cittadini sia davvero quello messo in atto da Michele Sodano: vincere le elezioni, conquistare il comando e poi continuare sulla stessa strada.
Non può continuare a presentare Agrigento come il laboratorio del cambiamento fingendo di non vedere ciò che accade.
Non può dire di non conoscere nomi, storie, appartenenze e relazioni politiche pubbliche, riguardanti un’amministrazione eletta grazie anche alla sua immagine, al suo movimento e alla sua esposizione mediatica.
Le possibilità sono soltanto due.
Se il progetto di Sodano rappresenta davvero Controcorrente, allora La Vardera sta raccontando fesserie ai siciliani quando promette di cacciare i mercanti dal tempio e cambiare tutto.
Se, invece, il progetto di Controcorrente è realmente diverso, La Vardera deve prendere pubblicamente e definitivamente le distanze dal “modello Agrigento”, da Sodano e dalle sue scelte.
Non può rivendicare la vittoria quando gli conviene e scomparire quando i fatti smentiscono la sua propaganda.
Non può utilizzare Agrigento come vetrina regionale e contemporaneamente fingere di non sapere che cosa accade dentro quella vetrina.
La Vardera scelga.
O difende Sodano, assumendosi la responsabilità politica del suo operato.
Oppure ammette che il sindaco ha utilizzato Controcorrente per conquistare il Comune e ha poi continuato a governare attraverso il sistema che prometteva di abbattere.
Restare in silenzio significherebbe avallare tutto.
Perché «Fuori i mercanti dal tempio» non può voler dire entrare nel tempio, mettersi al comando e lasciare che tutto continui come prima.
In quel caso non sarebbe cambiato il sistema.
Sarebbe cambiato soltanto il manifesto.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.


