Agrigento – AICA, Nobile si dimetta: Dopo Santa Rosa non basta più parlare di un errore. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

A otto giorni dall’autobotte arrivata alla parrocchia non conosciamo ancora l’esito delle verifiche annunciate. Ma il problema è ormai molto più grande: mentre a Maddalusa centinaia di famiglie senza contratto sono rimaste senz’acqua, nella stessa Agrigento esistono immobili abusivi che risultano dotati di allaccio idrico. E a Santa Rosa l’autobotte è arrivata nonostante la pratica fosse, secondo la stessa presidente, sospesa. Per Report Sicilia la misura è colma: Danila Nobile si dimetta per manifesta incapacità nella gestione di un bene primario oppure fornisca immediatamente una ricostruzione documentale capace di smentire quanto contestiamo.
AGRIGENTO – Adesso basta.
Sono trascorsi otto giorni dal caso dell’autobotte arrivata alla parrocchia di Santa Rosa e la domanda non è più soltanto come quel mezzo sia potuto partire.
La questione è diventata molto più grande.
Riguarda come viene gestito un bene primario come l’acqua nella provincia di Agrigento.
E riguarda soprattutto la capacità dell’attuale governance di AICA di garantire regole comprensibili, uniformi e uguali per tutti.
Per Report Sicilia, dopo quanto accaduto, la presidente Danila Nobile dovrebbe rassegnare le dimissioni per manifesta incapacità nella gestione di un servizio essenziale, salvo che non sia finalmente in grado di fornire una ricostruzione completa e documentata capace di spiegare tutte le contraddizioni emerse.
Non chiediamo dimissioni per un’opinione politica.
Le chiediamo sulla base di una sequenza di fatti e di domande rimaste senza risposta.
Otto giorni fa Nobile promise chiarezza
La presidente aveva fornito una spiegazione precisa sul caso Santa Rosa.
La pratica della parrocchia, secondo Nobile, era sospesa e non positivamente acquisita agli atti. Tuttavia erano stati generati due codici temporanei e attraverso questi era stato possibile richiedere il servizio sostitutivo mediante autobotte.
Il sistema, sempre secondo la sua ricostruzione, non avrebbe recepito la sospensione.
L’autobotte, quindi, sarebbe partita per un «errore».
Nobile annunciò che avrebbe fatto chiarezza con gli uffici. La ricostruzione è stata riportata anche dalla stampa regionale.
Sono trascorsi otto giorni.
Dov’è il risultato di quella verifica?
Chi ha sbagliato?
È stato individuato il passaggio esatto nel quale si è verificato l’errore?
Sono state accertate responsabilità?
Sono stati adottati provvedimenti disciplinari?
È stata effettuata una segnalazione alle autorità competenti qualora fosse emersa una condotta intenzionale?
Oppure non ha sbagliato nessuno?
Perché in quest’ultimo caso bisognerà trovare un’altra spiegazione.
Un’autobotte non cade dal cielo
Questo è il punto che continuiamo a porre.
Non stiamo parlando di una lettera spedita per errore.
Per fare arrivare un’autobotte occorrono una richiesta, dei dati identificativi, una destinazione, la presa in carico del servizio e l’esecuzione materiale della consegna.
È stata la stessa Nobile ad ammettere l’esistenza dei due codici temporanei attraverso i quali la richiesta è stata effettuata.
Quindi basta con le formule generiche.
Pubblicate la cronologia della pratica.
Naturalmente oscurando i dati personali.
Dite quando sono stati generati i codici, quando la pratica è stata sospesa, quando è stata richiesta l’autobotte, quando il sistema ha autorizzato il servizio e quante forniture risultano associate a quella posizione.
E Santa Rosa era davvero la prima volta?
C’è poi una domanda alla quale vogliamo una risposta altrettanto semplice.
Quella documentata da Report Sicilia era la prima autobotte arrivata alla parrocchia di Santa Rosa?
Oppure ce ne sono state altre?
La risposta non dovrebbe richiedere settimane di indagini.
Se il servizio viene gestito attraverso codici e procedure registrate, deve essere possibile ricostruire quante richieste siano state effettuate e quante forniture siano state eseguite.
Pubblicate il dato.
E chiudiamo questa parte della vicenda.
Ma adesso emerge la contraddizione più grande
Da mesi ai cittadini di Maddalusa viene spiegato che l’acqua non può essere fornita perché le abitazioni ricadono in Zona A, sono abusive e non sanabili.
La vicenda è arrivata persino alla Camera dei deputati: un atto parlamentare ha ricordato come circa duemila residenti vivano in immobili non sanabili e come dal maggio 2026 sia stato sospeso anche l’approvvigionamento mediante autobotti.
La soluzione emergenziale individuata durante l’estate ha riguardato soltanto determinate categorie di soggetti fragili.
Eppure c’è una realtà che non può essere cancellata.
Ad Agrigento esistono immobili abusivi che sono stati serviti direttamente dalla rete idrica.
Una recente vicenda riguarda una trentina di abitazioni tra via Graceffo e contrada San Leonardo: immobili indicati come abusivi e ricadenti in Zona A che risultavano tuttavia dotati di allaccio idrico.
E allora la domanda diventa gigantesca.
L’acqua rende forse legittima una casa abusiva?
Ovviamente no.
E allora perché per decenni la presenza di un immobile abusivo non ha impedito automaticamente che in diverse zone esistessero servizi, utenze e persino collegamenti alla rete?
E soprattutto:
perché oggi l’interpretazione più restrittiva viene fatta ricadere soprattutto sulle famiglie prive di un allaccio preesistente?
È esattamente questa contraddizione che la governance avrebbe dovuto affrontare e risolvere.
Non limitarsi a chiudere i rubinetti.
Il paradosso è ormai evidente
Prendiamo due immobili entrambi urbanisticamente irregolari.
Il primo, per ragioni storiche, possiede già un allaccio.
Il secondo non lo possiede.
Il primo può avere ricevuto acqua attraverso una condotta per anni.
Il secondo non può neppure comprarla attraverso un trasportatore autorizzato?
Se questa è davvero la conseguenza dell’interpretazione adottata, allora qualcuno deve spiegare ai cittadini quale interesse pubblico venga tutelato.
Perché l’acqua non sana un abuso edilizio.
Non trasforma una casa abusiva in una casa regolare.
Non attribuisce alcun diritto urbanistico.
Serve semplicemente alle persone per bere, lavarsi e vivere in condizioni igienico-sanitarie accettabili.
E poi scopriamo che prima l’acqua arrivava
C’è un altro elemento che rende necessaria una spiegazione definitiva.
La stessa Nobile ha dichiarato che prima dello stop i trasportatori portavano acqua a Maddalusa, sostenendo però che non si trattasse di acqua AICA.
Nel dibattito è stata inoltre posta la questione della possibilità per trasportatori autorizzati di acquistare acqua all’ingrosso da fonti ufficiali e garantite per consegnarla nelle zone non servite.
Ed è esattamente ciò che Report Sicilia sostiene da tempo:
se esiste una soluzione legittima per consentire ai cittadini di acquistare acqua potabile da operatori autorizzati, perché non viene adottata?
Santa Rosa fa crollare il castello
Poi arriva Santa Rosa.
Pratica sospesa.
Codici temporanei.
Richiesta partita.
Autobotte arrivata.
«Errore».
Ed è qui che la spiegazione diventa politicamente insostenibile.
Perché mentre centinaia di cittadini ricevono dei «no» fondati sulla rigidità delle regole, basta un’anomalia del sistema perché altrove il servizio venga materialmente effettuato.
E dopo otto giorni non sappiamo ancora chi abbia sbagliato.
E il canile?
Continuiamo inoltre ad attendere una risposta sul rifornimento del canile già documentato da Report Sicilia.
Quale utenza?
Quale titolo?
Quale codice?
Quale procedura?
Era tutto regolare?
Perfetto.
Mostrate gli atti.
Non era regolare?
Dite chi lo ha autorizzato.
Anche quella autobotte partì per errore?
Per noi Nobile deve dimettersi
Arrivati a questo punto Report Sicilia assume una posizione chiara.
Danila Nobile dovrebbe dimettersi dalla presidenza di AICA per manifesta incapacità nella gestione di un bene primario.
Naturalmente è una valutazione politica ed editoriale, non una dichiarazione di responsabilità giuridica.
Ma una presidente viene valutata anche sui risultati della propria gestione.
E il risultato che vediamo è un territorio nel quale cittadini senz’acqua ricevono risposte diverse, le autobotti diventano terreno di scontro, emergono casi che richiedono spiegazioni e persino un rifornimento che, secondo la stessa presidente, non avrebbe dovuto essere effettuato viene liquidato inizialmente come «errore».
Se Nobile ritiene questa ricostruzione ingiusta, ha uno strumento semplicissimo:
pubblichi gli atti e ci smentisca.
Saremo i primi a darne conto.
E Michele Sodano continua a tacere?
Poi c’è il sindaco di Agrigento.
Michele Sodano non è uno spettatore.
Il Comune di Agrigento è socio di AICA.
Il problema riguarda direttamente centinaia di suoi cittadini.
E allora:
Sodano condivide ancora la gestione Nobile?
Ritiene soddisfacente la spiegazione dell’«errore»?
Ha chiesto formalmente una relazione ad AICA?
Ha chiesto di conoscere l’esito delle verifiche annunciate dalla presidente?
Ha chiesto chiarimenti sul canile?
Ha chiesto quanti immobili abusivi della città risultino già serviti dalla rete e quale sia la differenza giuridica rispetto alle famiglie oggi lasciate senza approvvigionamento?
Oppure continuiamo ad amministrare alla carlona, aspettando che ogni problema venga sostituito dal successivo?
E i sindaci proprietari di AICA?
La responsabilità politica non è soltanto di Nobile.
Il CdA non si è nominato da solo.
Sono i Comuni soci ad avere scelto la governance.
Per questo chiediamo nuovamente la convocazione dell’assemblea.
Ogni sindaco dica pubblicamente se mantiene la propria fiducia nell’attuale presidente.
Niente dichiarazioni dietro le quinte.
Niente solidarietà generiche.
Un voto.
Favorevole o contrario alla permanenza di questa governance.
Così almeno i cittadini sapranno chi si assume la responsabilità politica di mantenerla.
Prefetto e Procura: le carte sono state acquisite?
Infine ci rivolgiamo ancora una volta alle istituzioni.
Senza chiedere invasioni di campo e senza attribuire responsabilità penali che spetta soltanto alla magistratura accertare.
Ma una domanda possiamo farla:
qualcuno ha acquisito la documentazione di Santa Rosa?
È stato verificato come sia stato possibile attivare un servizio che, secondo la presidente di AICA, non doveva essere attivato?
È stata verificata l’esistenza di eventuali precedenti forniture?
È stato verificato il caso del canile?
Perché quando un soggetto pubblico gestisce un bene essenziale applicando regole che incidono sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini, la trasparenza non è facoltativa.
In Sicilia sappiamo quanto sia pericoloso il potere senza controllo
E arriviamo alla domanda più delicata.
Come si chiama un sistema nel quale le regole sembrano rigidissime per alcuni e improvvisamente permeabili per altri?
Noi non utilizzeremo parole penalmente connotate senza prove.
Non abbiamo bisogno di farlo.
Esistono parole già sufficientemente gravi:
arbitrio, opacità, disparità di trattamento, irresponsabilità amministrativa.
Se invece dietro singoli episodi dovessero emergere condotte penalmente rilevanti, saranno la Procura e i giudici a definirle.
Ma proprio la storia della Sicilia dovrebbe avere insegnato una cosa a tutti:
il potere pubblico deve essere trasparente, controllabile e sottoposto alle stesse regole che pretende di imporre ai cittadini.
Quando smette di esserlo, il problema non riguarda più soltanto un’autobotte.
Riguarda la democrazia delle istituzioni.
E l’acqua degli agrigentini è troppo importante per essere amministrata in questo modo.
Presidente Nobile, si dimetta.
Oppure metta sul tavolo tutti gli atti e dimostri, una volta per tutte, che siamo noi a sbagliare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

