Agrigento – Porto di San Leone, dopo le sbarre spuntano anche i divieti. Chi sta chiudendo gli accessi e con quali autorizzazioni?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Nuovo capitolo della vicenda denunciata da Report Sicilia. Dopo l’installazione delle sbarre, compaiono i segnali di divieto di transito, divieto di sosta e accesso riservato al personale autorizzato. Ma chi ha disposto queste limitazioni? Perché vengono introdotte soltanto adesso? E soprattutto, dove sono gli atti amministrativi che regolano l’utilizzo delle aree portuali?
AGRIGENTO. Prima le sbarre, adesso anche i segnali stradali. Al porto turistico di San Leone continuano gli interventi per regolamentare gli accessi ai bracci portuali, ma resta senza risposta la domanda che Report Sicilia pone da giorni. Chi sta eseguendo questi lavori, per conto di chi e sulla base di quali provvedimenti?
La nuova fotografia ricevuta dalla nostra redazione mostra una sbarra bianca e rossa installata all’ingresso di un’area portuale e, immediatamente sopra, tre segnali ben riconoscibili. Un divieto di transito, un divieto di sosta e un ulteriore cartello che vieta l’accesso al personale non autorizzato.
Una segnaletica che introduce, almeno apparentemente, una disciplina restrittiva della circolazione e dell’accesso alla banchina.
Non siamo più soltanto davanti a strutture metalliche che potrebbero essere utilizzate per delimitare alcuni spazi. Adesso vengono esposti divieti precisi, destinati a incidere sulle modalità di utilizzo delle aree portuali.
Ed è proprio questo il punto.
Se oggi si ritiene necessario vietare il transito, impedire la sosta e limitare l’accesso, quale situazione esisteva fino a ieri? E quale provvedimento ha determinato questo cambiamento?
La presenza dei nuovi segnali non dimostra automaticamente che prima vi fosse una situazione illegittima. Ma rende ancora più urgente conoscere le ragioni di una decisione che modifica l’accessibilità del porticciolo.
Il Codice della strada stabilisce chi può disciplinare la circolazione nelle aree portuali
La normativa italiana offre un riferimento preciso, che rende questa vicenda ancora più interessante.
L’articolo 6, comma 7, del Codice della strada stabilisce che, nelle aree portuali, la disciplina della circolazione sulle strade interne aperte all’uso pubblico compete al comandante del porto, capo di circondario, oppure al presidente dell’Autorità di sistema portuale, ove istituita. Tale disciplina viene adottata mediante ordinanze.
Questo significa che, qualora la viabilità interessata sia aperta all’uso pubblico, non basta installare un cartello per introdurre autonomamente nuovi divieti.
Occorre individuare l’autorità competente e il provvedimento che disciplina la circolazione.
Per il porto di San Leone, quindi, è fondamentale conoscere se esista un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Porto Empedocle o un altro titolo legittimamente adottato dall’autorità competente.
Diverso sarebbe il caso di accessi interni a superfici demaniali regolarmente concesse, per le quali occorrerebbe esaminare i titoli concessori e le prescrizioni applicabili.
Il Codice della navigazione, all’articolo 81, attribuisce inoltre al comandante del porto funzioni di polizia portuale e competenze relative alla sicurezza della navigazione, degli accosti e degli ormeggi.
Non meno importante è l’articolo 1161 del Codice della navigazione, che disciplina l’occupazione abusiva degli spazi demaniali, l’impedimento arbitrario dell’uso pubblico e le innovazioni non autorizzate. Una disposizione che non consente di qualificare automaticamente come abusiva una sbarra, ma rende indispensabile verificare il titolo in forza del quale viene installata.
La domanda, dunque, non è soltanto chi abbia materialmente montato le sbarre e i cartelli, ma chi abbia esercitato il potere di limitare la circolazione e su quale base giuridica.
Se oggi vengono introdotti i divieti, perché non sono stati adottati prima?
È questo uno degli interrogativi più importanti che Report Sicilia intende sottoporre alle autorità competenti.
Se i nuovi segnali rispondono a esigenze di sicurezza, perché si è deciso di intervenire proprio adesso?
Se, invece, la loro installazione deriva dalla necessità di adeguare la circolazione a disposizioni già esistenti, perché tali disposizioni non sarebbero state applicate in precedenza?
E soprattutto, la circolazione dei veicoli e la sosta lungo i bracci portuali erano consentite fino a ieri oppure esistevano già limitazioni che non venivano rispettate?
La distinzione è fondamentale.
Se un divieto era già previsto da un’ordinanza, occorre spiegare perché venga reso evidente soltanto adesso. Se invece il divieto è nuovo, bisogna conoscere il provvedimento che lo istituisce, la data della sua adozione e le ragioni che lo giustificano.
Non possiamo affermare che fino a ieri la circolazione fosse illegale. Possiamo però pretendere che venga chiarito se sia cambiata la disciplina degli accessi oppure soltanto la sua applicazione.
Nel 2022 i divieti al porticciolo erano già stati oggetto di interventi istituzionali
Esiste un precedente che merita particolare attenzione.
Nel 2022, durante i lavori di riqualificazione del molo di ponente, erano state introdotte limitazioni all’accesso di pedoni e automobili. Successivamente, a seguito di un confronto tra l’amministrazione comunale, gli operatori e le autorità coinvolte, era stata comunicata la rimozione dei divieti durante la sospensione dei lavori.
Questo precedente dimostra che le questioni relative agli accessi e alla viabilità del porto di San Leone non sono affatto nuove.
Oggi, però, è necessario comprendere se le nuove sbarre e la segnaletica siano collegate a precedenti provvedimenti, a nuove esigenze di sicurezza oppure a una diversa organizzazione delle aree portuali.
Mentre si chiudono gli accessi, il porto continua a presentare problemi di sicurezza
C’è poi una contraddizione che non possiamo ignorare.
Il porto di San Leone continua a presentare criticità segnalate da anni dai diportisti. Ringhiere danneggiate, manutenzione insufficiente, carenza di contenitori per i rifiuti e problemi relativi alle luci di ingresso dal mare.
A tutto questo si aggiunge l’insabbiamento dell’imboccatura portuale.
Il problema dei fondali è talmente concreto che la Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, con ordinanza del 4 febbraio 2025, aveva disposto l’interdizione al transito delle unità navali in una porzione dello specchio acqueo di ponente all’imboccatura del porto, sulla base di rilievi batimetrici che avevano evidenziato criticità.
Un provvedimento che testimonia quanto siano importanti la manutenzione e la sicurezza della navigazione. Resta da verificare la situazione attuale e l’eventuale permanenza delle limitazioni.
E allora viene spontanea un’ulteriore considerazione.
Si interviene per limitare gli accessi da terra, ma quali interventi sono stati programmati per rendere pienamente sicuro e funzionale l’accesso dal mare?
Un porto turistico non può essere considerato soltanto un’area da delimitare. Deve essere innanzitutto un’infrastruttura efficiente, sicura e adeguata alle esigenze della nautica.
Sindaco Sodano, Demanio e Capitaneria, è arrivato il momento di spiegare cosa sta accadendo
Report Sicilia torna quindi a chiedere pubblicamente al sindaco Michele Sodano, agli uffici regionali del Demanio marittimo e alla Capitaneria di Porto di Porto Empedocle di fare chiarezza, ciascuno per le proprie competenze.
È necessario conoscere chi abbia commissionato le sbarre, chi abbia installato i segnali stradali, quali autorizzazioni siano state rilasciate e quali ordinanze disciplinino oggi la circolazione e la sosta all’interno del porto turistico.
Occorre inoltre chiarire chi sia responsabile della gestione delle barriere, quali soggetti possano accedere alle aree interdette e come venga garantito il transito dei mezzi di soccorso.
Ma soprattutto chiediamo di conoscere perché questi interventi vengano effettuati proprio adesso e quale situazione amministrativa e viaria esistesse prima della loro realizzazione.
Il Comune di Agrigento potrebbe non essere l’autorità competente ad adottare i provvedimenti sulla circolazione portuale. Ciò non impedisce al sindaco di interessarsi della vicenda e di chiedere formalmente chiarimenti nell’interesse della città.
Il porto di San Leone ha bisogno di legalità, non di misteri
Da giorni Report Sicilia pone domande precise e documenta con fotografie quanto sta accadendo.
Prima le sbarre, poi i segnali stradali. Interventi visibili a tutti, mentre non è ancora stato possibile individuare la documentazione amministrativa che ne chiarisca pubblicamente le ragioni.
Non stiamo sostenendo che siano stati commessi illeciti. Chiediamo che venga verificata la regolarità degli interventi e che i cittadini possano conoscere le decisioni adottate su un’infrastruttura di interesse pubblico.
Perché la legalità non si garantisce soltanto installando divieti. Si garantisce anche attraverso il rispetto delle competenze, la trasparenza amministrativa e la corretta gestione del demanio marittimo.
Il porto di San Leone merita una gestione seria, un programma di manutenzione e una prospettiva di sviluppo turistico.
Se fino a ieri si poteva transitare e sostare e oggi non si può più, qualcuno deve spiegare alla città cosa sia cambiato, chi abbia deciso il cambiamento e perché proprio adesso.
E se invece i divieti esistevano già, occorre chiarire perché soltanto oggi siano stati installati questi sbarramenti e questi segnali.
Report Sicilia continuerà a chiedere risposte.
Perché al porto di San Leone stanno comparendo sbarre e cartelli, ma ciò che ancora manca è una spiegazione ufficiale. E la trasparenza, a differenza del transito, non dovrebbe mai essere vietata.
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Fonte: Report Sicilia
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