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Agrigento – Favara non sia una pedina per le Regionali: il monito di Ignazio Sorce sull’unità del centrodestra

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Favara non sia una pedina di scambio negli equilibri della politica per secondi fini

Leggo con attenzione le dichiarazioni di queste ore sull’unità del centrodestra e sulla volontà dei partiti di proseguire insieme un percorso politico. L’unità è certamente un valore, ma da sola non basta. La vera domanda è un’altra: uniti per fare cosa e, soprattutto, nell’interesse di chi? Perché in politica non è sufficiente mettere insieme sigle, partiti e simboli per costruire una prospettiva credibile. Servono idee, programmi, visione e, soprattutto, la capacità di mettere il bene della comunità davanti a qualsiasi interesse di parte.

Favara non ha bisogno di alleanze costruite a tavolino per inseguire equilibri politici che guardano oltre i confini cittadini. Non ha bisogno di diventare il punto di partenza per strategie legate alle prossime elezioni provinciali o regionali. Ha bisogno di un progetto serio, concreto e ambizioso, che abbia come unico obiettivo il futuro della città e il benessere dei suoi cittadini.

Il rischio è confondere l’unità dei partiti con l’unità di intenti. E sono due cose profondamente diverse.

Si può essere uniti nelle dichiarazioni e divisi nelle idee, così come si può costruire un percorso credibile coinvolgendo sensibilità politiche differenti, purché esista una visione comune e condivisa per il territorio. È per questo che ritengo necessario partire da un principio chiaro: prima Favara, poi le appartenenze politiche. Prima i problemi dei cittadini, poi gli equilibri tra i partiti. Prima un programma per la città, poi qualsiasi ragionamento sulle future competizioni elettorali.

Da consigliere e vicepresidente del Consiglio comunale, credo che il confronto politico debba misurarsi sulla capacità di offrire risposte alle questioni che riguardano quotidianamente la nostra comunità. È su questo terreno che vanno valutate le amministrazioni, le coalizioni e le prospettive future, senza preclusioni ma anche senza accettare che il destino della città venga subordinato ad altre ambizioni.

Il modello in cui credo è quello di un progetto civico autentico, libero da condizionamenti esterni e da calcoli elettorali, capace di riunire persone, competenze e idee attorno a un obiettivo comune: far crescere Favara.

Un progetto nel quale chi partecipa lo faccia perché condivide una visione per la città, non perché deve preparare il terreno per altri appuntamenti politici. Perché amministrare una comunità significa assumersi responsabilità, compiere scelte e rispondere ai cittadini, non utilizzare il consenso locale come strumento per costruire altri equilibri.

Il confronto con l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Palumbo e la costruzione di qualsiasi alternativa politica devono partire da questa consapevolezza. Non è una questione di etichette, né di appartenenze: è una questione di contenuti, credibilità e obiettivi. A chi parla di unità, dunque, rivolgo una riflessione semplice: l’unità ha valore quando è sostenuta da un progetto per la comunità. Senza questo presupposto, rischia di rimanere soltanto un’intesa tra gruppi politici, distante dalle aspettative dei cittadini.

Favara non può essere una pedina sulla scacchiera della politica provinciale e regionale. Deve essere il centro, il punto di partenza e il fine ultimo di ogni scelta politica che la riguarda. Le alleanze possono cambiare, gli equilibri possono mutare e le stagioni politiche possono finire. Ciò che non dovrebbe mai cambiare è la responsabilità verso la propria città.

Perché il futuro di Favara non si costruisce contando le sigle attorno a un tavolo, ma mettendo insieme idee, responsabilità e persone che abbiano davvero a cuore il destino della comunità.

Meno calcoli elettorali, più visione. Meno logiche di appartenenza, più responsabilità. Meno strategie per le prossime elezioni, più impegno per Favara. È da qui che bisogna ripartire. Ed è da qui che, a mio avviso, dovrebbe cominciare ogni autentico progetto politico per la nostra città.

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Fonte: Sicilia On Press

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