Agrigento – Una strada o una piazza intitolata a Franco Castaldo, associazione “A testa alta” deposita richiesta . Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
L’associazione antiracket “A testa alta” ha depositato istanza per l’intitolazione di una strada o di uno spazio pubblico di Agrigento al giornalista Franco Castaldo
L’associazione antiracket e antimafia “A testa alta”, presieduta dall’avvocato Antonino Catania, ha presentato un’istanza per l’intitolazione di una strada o di uno spazio pubblico della città di Agrigento al giornalista Franco Castaldo, fondatore del giornale online Grandangolo, deceduto lo scorso 21 ottobre.
La normativa ordinaria impone un’attesa decennale dal decesso prima di battezzare un luogo pubblico, ma contempla l’eccezione prefettizia per figure che abbiano lasciato un segno indelebile nel Paese. E per l’associazione è il caso di Franco Castaldo: “Che il caso sia eccezionale non ha bisogno di dimostrazione ulteriore: un cronista che per oltre quarant’anni ha raccontato la mafia di questa provincia pagando il prezzo della scorta e dell’emarginazione professionale, la cui storia è entrata negli atti del Parlamento, che ha fondato e tenuto in vita una testata libera e che è stato cercato da giornalisti e televisioni di mezza Europa, ha benemeritato della Nazione nel senso più pieno che la norma può assumere, perché l’informazione libera nei territori più difficili è un servizio reso all’intero Paese e non soltanto a una città.”
Nell’istanza si legge: “L’individuazione del luogo si rimette alla Commissione Toponomastica, con la sola osservazione che il quartiere di Fontanelle, dove ha vissuto e dove la città gli ha dato l’ultimo saluto, e le vie prossime al Palazzo di Giustizia, teatro di tanta parte delle cronache che ha scritto, offrono entrambi una ragione di coerenza che la memoria apprezzerebbe.” A Testa Alta ricorda anche le parole che il Sindaco Michele Sodano ha utilizzato per ricordare Franco Castaldo nel giorno della sua scomparsa: “Se ne va una parte fondamentale della memoria di Agrigento». Con la presente si “chiede che quella memoria trovi una forma stabile e pubblica nella toponomastica cittadina.”
L’associazione ripercorre la storia di Castaldo: “Cronista de La Sicilia dai primi anni Ottanta, ha cominciato il proprio percorso professionale con l’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa del 03/09/1982 e ha poi seguito, uno per uno, gli omicidi della guerra tra Cosa nostra e Stidda che insanguinò la provincia, arrivando sui luoghi dei delitti insieme alle forze dell’ordine e talvolta prima di esse. Caposervizio e inviato del quotidiano, per quel lavoro ha vissuto sotto scorta con l’intera famiglia e non ha mai smesso di scrivere. Primo giornalista professionista di Agrigento, come egli stesso ricordava, dopo quindici anni di gavetta pagata a pezzo, diresse la redazione agrigentina del quotidiano fino al 1996, quando un articolo su un’udienza del maxiprocesso di Agrigento gli costò un trasferimento che i giudici avrebbero poi riconosciuto come fittizio e, da allora, l’esclusione dal lavoro pur nella permanenza del rapporto. Non si piegò: ottenne ragione in ogni sede giudiziaria, fu assolto dalla querela per diffamazione con motivazioni che, come egli stesso riferì alla Commissione, gli riconoscevano di aver fatto bene il proprio mestiere e la sua vicenda divenne un caso nazionale, tanto che la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie lo ascoltò in audizione il 09/09/2014 e ne fece uno dei casi emblematici della relazione su mafia e informazione.
Nel 2015 anche la BBC, con un articolo di Alessia Cerantola per il BBC College of Journalism dedicato ai cronisti locali che indagano sulla mafia, raccontò la sua storia al pubblico britannico, ricordando i lettori che nel 2004 compravano Grandangolo in edicola e lo nascondevano sotto il cappotto. L’11 dicembre 2004 aveva già fondato Grandangolo – Il Giornale di Agrigento, nato quindicinale, divenuto settimanale in tutte le edicole della provincia e poi una delle testate online più seguite del territorio, che ha diretto fino all’ultimo giorno e nella quale ha formato intere generazioni di giornalisti. Nel giugno del 2010 fu proprio la lettura assidua di Grandangolo, da parte del latitante Giuseppe Falsone, con decine di contatti al giorno documentati su Google Analytics, a fornire agli investigatori uno degli elementi utili alla cattura del capo della mafia agrigentina, avvenuta a Marsiglia il 25/06/2010 ad opera delle squadre mobili di Agrigento e di Palermo e del Servizio centrale operativo, in collaborazione con la polizia francese, dopo oltre dieci anni di latitanza, come riferirono gli investigatori in conferenza stampa e le agenzie di stampa del 26/06/2010. Franco Castaldo è stato anche uno studioso.
È autore di “Trent’anni di mafia nell’agrigentino” (Centro culturale Pier Paolo Pasolini, 1989), “La mafia, la Stidda” (2004), “Da Falsone a Messina, strade senza ritorno” (2010) e “Mafiare. Cosa nostra e Stidda: lo stato delle cose” (2024), quest’ultimo introdotto da un saggio del Procuratore generale Luigi Patronaggio: opere che restano un riferimento per chiunque voglia comprendere la storia criminale di questa provincia. Egli stesso, nella premessa di “Mafiare”, ha scritto di averlo pubblicato anche «affinché resti traccia, memoria di un fenomeno criminale ancora da debellare definitivamente»: la stessa esigenza di memoria che oggi si rivolge alla città.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Sicilia24h
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

