Morte di Marco Chiaramonti, chiesto il rinvio a giudizio per due funzionari del Comune di Agrigento. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
La Procura contesta la mancata rimozione della buca lungo viale Emporium, dove il maestro di padel perse la vita in un incidente in scooter. Sotto accusa l’ex dirigente della Manutenzione stradale Alberto Avenia e il funzionario Angelo Lezza. L’udienza preliminare fissata per l’11 gennaio.
La morte di Marco Chiaramonti, 50 anni, potrebbe approdare davanti a un giudice con due funzionari del Comune di Agrigento chiamati a rispondere delle presunte responsabilità legate alle condizioni della strada teatro del tragico incidente.
La Procura della Repubblica di Agrigento ha infatti chiesto il rinvio a giudizio di Alberto Avenia, già dirigente del settore Manutenzione stradale, e di Angelo Lezza, funzionario comunale delegato a occuparsi del cantiere. La prima udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 11 gennaio davanti al giudice Giuseppe Miceli.
La tragedia si consumò il 20 settembre dello scorso anno lungo viale Emporium. Chiaramonti, molto conosciuto in città per la sua attività di maestro di padel e per avere gestito diversi locali della movida agrigentina, viaggiava a bordo di un Beverly 300 quando perse il controllo dello scooter in un tratto di strada particolarmente dissestato. Le conseguenze furono fatali.
Una morte ancora più dolorosa per la famiglia, perché Marco si spense esattamente dieci anni dopo la scomparsa del fratello Gabriele, anche lui vittima di un drammatico incidente autonomo.
Al centro dell’inchiesta c’è una buca diventata tristemente nota: lunga 6,10 metri, larga 1,67 e profonda fino a 10 centimetri. Secondo il pubblico ministero Gaspare Bentivegna, il pericolo sarebbe stato segnalato più volte senza che venissero adottati gli interventi necessari per eliminarlo. È proprio sulla presunta mancata messa in sicurezza del tratto stradale che si concentra l’accusa nei confronti dei due dipendenti comunali.
Ma la ricostruzione della Procura prende in considerazione anche la condotta della stessa vittima. Secondo gli inquirenti, infatti, Chiaramonti avrebbe guidato in condizioni psicofisiche alterate e senza rispettare il limite di velocità di 50 chilometri orari. Circostanze che, nella valutazione accusatoria, avrebbero contribuito alla dinamica dell’incidente.
Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Daniela Principato e Diego Galluzzo, che potranno contestare la ricostruzione investigativa o chiedere l’accesso a un rito alternativo. I familiari di Marco Chiaramonti, rappresentati dall’avvocato Salvatore Amato, avranno invece la possibilità di costituirsi parte civile.
Adesso la parola passa al giudice. Resta il peso di una tragedia che ha lasciato una ferita profonda nella comunità agrigentina e una domanda destinata a trovare risposta nelle aule giudiziarie: quella buca, segnalata più volte, poteva essere eliminata prima che fosse troppo tardi?
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Fonte: Sicilia24h
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