Accademia di Belle Arti di Agrigento: “Diffamazione e 400 mila euro al Comune”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Una lunga nota per respingere accuse, chiarire la validità dei titoli rilasciati e ricostruire anche la vicenda dello sfratto dai locali comunali di via Bac Bac.
L’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento rompe il silenzio e lo fa attraverso un documento ufficiale firmato dal direttore Alfredo Prado, nel quale si parla apertamente di “campagna diffamatoria” contro l’istituzione accademica.
Una presa di posizione forte che arriva proprio mentre il Comune di Agrigento ha avviato la procedura di risoluzione del contratto per i locali comunali destinati ad ospitare, secondo quanto emerge dagli atti dell’ente, la scuola media “Pirandello”, dopo le criticità statiche riscontrate nella sede di via Acrone.
“Titoli validi e riconosciuti dalla legge”
Il cuore della nota riguarda innanzitutto la validità dei diplomi rilasciati dall’Accademia.
Il direttore Alfredo Prado respinge con forza le accuse circolate negli ultimi giorni sul web, definendo “false” le affermazioni secondo cui i titoli dell’Accademia sarebbero privi di valore legale.
Nel documento viene ricostruito l’intero percorso normativo delle istituzioni AFAM e viene ricordato come:
- l’Accademia operi dal 1979 in regime autorizzativo;
- i diplomi del previgente ordinamento siano equiparati ai diplomi accademici di secondo livello;
- tale equipollenza sia prevista dalla legge 228/2012 e dai successivi decreti ministeriali.
Secondo la nota, quindi, gli studenti che dichiarano il possesso di diplomi equiparati ai titoli accademici di secondo livello “non fanno una dichiarazione falsa”.
La questione via Bac Bac: “Non siamo morosi cronici”
Ma il passaggio più delicato riguarda la vicenda dell’immobile comunale di via Bac Bac.
L’Accademia sostiene di non avere mai ricevuto contributi pubblici e di essersi mantenuta esclusivamente attraverso le rette degli studenti.
Poi arriva il dato destinato inevitabilmente a fare discutere:
“Il Centro Servizi Educativi nei nove anni ha versato circa 400.000 euro” al Comune di Agrigento.
Secondo il direttore Prado, il mancato pagamento sarebbe legato alle difficoltà economiche causate dalla sospensione delle immatricolazioni negli ultimi due anni.
La nota entra anche nel dettaglio contabile, sostenendo che:
- il pagamento del 24 ottobre 2024 coprirebbe il canone fino al marzo 2025;
- il debito reale riguarderebbe soltanto due rate successive;
- andrebbero inoltre detratti lavori eseguiti direttamente sulla struttura, tra cui un intervento sulla caldaia;
- il Comune avrebbe già in giacenza un anno di deposito cauzionale.
“Abbiamo trasformato quei locali”
Nella nota l’Accademia rivendica anche il lavoro svolto negli anni all’interno dell’immobile comunale:
“opere di adeguamento dei locali che l’hanno trasformata in una sede di cultura prestigiosa che moltissime altre accademie ci invidiano”.
Parole che si intrecciano inevitabilmente con la polemica politica esplosa in città, soprattutto alla luce della scelta del Comune di rientrare in possesso dell’immobile proprio nel momento in cui emergono problemi strutturali nella sede della scuola “Pirandello”.
L’ombra dell’emergenza scolastica
Il tutto nasce infatti dalla determina con cui il Comune motiva il recupero urgente dei locali parlando di “criticità statiche” nella scuola media “Pirandello”.
Una situazione che apre interrogativi enormi:
- sulla sicurezza degli studenti;
- sulla programmazione scolastica;
- ma anche sulla gestione del patrimonio comunale.
Perché l’impressione che si sta diffondendo in città è quella di una continua gestione emergenziale: immobili concessi, sfratti improvvisi, scuole da trasferire e centro storico sempre più congestionato.
“Agrigento Capitale della Cultura?”
E tutto questo accade mentre Agrigento porta ancora addosso il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2025.
Un paradosso che molti in città sottolineano con amarezza: da una parte eventi, fondazioni e milioni di euro spesi in nome della cultura, dall’altra un’Accademia storica che denuncia di essere stata messa alla porta proprio mentre rivendica quasi mezzo secolo di attività culturale sul territorio.
La vicenda, adesso, rischia di trasformarsi non solo in uno scontro amministrativo e legale, ma anche in un caso politico destinato ad accendere ancora di più il dibattito cittadino.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

