Acqua, Agrigento si oppone all’autonomia di Palma: «A rischio i conti di AICA, pronti a rivolgerci alla Corte dei conti». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

L’assessore Giuseppe Riccobene, sentito il sindaco Michele Sodano, chiede il ritiro della proposta dell’ATI: «Palma di Montechiaro non possiede i requisiti previsti dalla legge. La mancata consegna di 8.260 utenze produce un danno economico immediato al gestore unico»
Il Comune di Agrigento alza un muro contro il riconoscimento della gestione autonoma del servizio idrico integrato al Comune di Palma di Montechiaro.
Con una nota protocollata l’8 settembre 2026, l’assessore ai Rapporti con il gestore idrico e alle Politiche ambientali, Giuseppe Riccobene, dopo avere sentito il sindaco Michele Sodano anche nella sua qualità di componente del Consiglio direttivo dell’ATI, ha formalizzato la propria opposizione alla proposta numero 19 del 31 agosto 2026.
L’atto dell’ATI punta ad accertare la sussistenza dei requisiti necessari affinché Palma di Montechiaro possa continuare a gestire autonomamente il proprio servizio idrico, sottraendosi di fatto al perimetro operativo del gestore unico AICA.
Agrigento chiede il ritiro immediato della proposta in autotutela. In caso contrario, annuncia sin da ora un voto «radicalmente contrario».
«Un procedimento già definito nel 2021»
La prima contestazione riguarda la stessa ammissibilità del procedimento.
Secondo quanto sostenuto nella nota, l’istanza di salvaguardia presentata dal Comune di Palma di Montechiaro sarebbe stata definitivamente rigettata con la deliberazione numero 1 del 29 luglio 2021, adottata dal commissario regionale ad acta.
Quel diniego, si legge nel documento, si sarebbe fondato anche su una precedente ammissione dello stesso Comune palmese circa l’insussistenza dei requisiti ambientali e paesaggistici richiesti dalla normativa.
Il Comune di Agrigento respinge anche la tesi avanzata da Palma di Montechiaro nel 2024, secondo la quale il precedente mancato riconoscimento sarebbe stato determinato da un semplice «refuso di stampa».
Per Riccobene non sarebbe possibile riaprire, a distanza di anni, un procedimento già concluso né utilizzare il soccorso istruttorio per modificare elementi essenziali dell’istanza dopo la scadenza dei termini.
Palma è già socia di AICA
C’è poi un’altra questione sostanziale.
Palma di Montechiaro ha approvato nel 2020 lo Statuto dell’Azienda idrica comuni agrigentini e il 9 luglio 2021 ha sottoscritto l’atto costitutivo di AICA, assumendo formalmente la qualità di socio.
Secondo il Comune di Agrigento, questa adesione avrebbe determinato l’ingresso pieno e vincolante di Palma nel sistema del gestore unico d’ambito. Per tale ragione non sarebbe possibile riconoscere adesso una gestione autonoma allo stesso ente che aveva già scelto di partecipare alla società consortile.
Nella nota viene ricordata anche la diffida trasmessa l’11 ottobre 2024 dal Dipartimento regionale Acqua e rifiuti, con la quale Palma di Montechiaro sarebbe stata invitata a consegnare opere e impianti entro trenta giorni per consentirne il successivo trasferimento ad AICA.
L’avvio dei poteri sostitutivi regionali, secondo l’assessore Riccobene, avrebbe ormai sottratto all’ATI la possibilità di intervenire tardivamente per riconoscere la deroga.
Rete degli anni Sessanta, contatori mancanti e depuratore sequestrato
Agrigento contesta anche la presenza concreta dei requisiti tecnici necessari per ottenere l’autonomia.
La stessa relazione istruttoria, secondo quanto riportato nella nota, ammetterebbe che durante i periodi di forte siccità, soprattutto nei mesi estivi, Palma di Montechiaro acquista acqua da Siciliacque. Una circostanza che, per il Comune capoluogo, dimostrerebbe l’assenza di una reale autonomia nell’approvvigionamento.
La rete idrica palmese risalirebbe inoltre agli anni Sessanta e sarebbe interessata da un progetto destinato al ripristino delle parti ormai fatiscenti. Non si tratterebbe, dunque, di un sistema già efficiente, ma di una rete che necessita ancora di interventi strutturali.
Nel documento viene evidenziato anche l’impegno assunto nel 2026 dal Comune di Palma per completare l’installazione dei misuratori nelle utenze. Un altro elemento che, secondo Agrigento, certificherebbe il mancato possesso dei requisiti al momento della valutazione.
Particolarmente pesante è il passaggio dedicato alla depurazione. La nota richiama il sequestro preventivo eseguito nel marzo 2025 sull’impianto comunale, che avrebbe operato in assenza dell’autorizzazione allo scarico, oltre alle procedure d’infrazione europee e ai dossier dell’ATI sulle criticità del sistema.
Si tratta di contestazioni formulate dal Comune di Agrigento che dovranno naturalmente essere valutate e verificate nelle sedi amministrative competenti.
Il nodo delle 8.260 utenze
Il centro politico ed economico della vicenda riguarda però le 8.260 utenze attive di Palma di Montechiaro.
Secondo Riccobene, il loro mancato trasferimento ad AICA causerebbe un danno economico e patrimoniale immediato all’azienda consortile, privandola di entrate tariffarie indispensabili per sostenere la gestione, gli investimenti e gli interventi infrastrutturali nell’intero territorio provinciale.
Agrigento e gli altri Comuni soci, sostiene la nota, hanno trasferito reti, impianti e personale ad AICA, facendosi carico dei costi di avviamento, dei debiti e degli oneri complessivi del servizio idrico integrato.
Riconoscere oggi una deroga a un Comune di circa 22 mila abitanti determinerebbe, secondo l’amministrazione agrigentina, una grave disparità di trattamento: gli enti che hanno aderito al gestore unico continuerebbero a sostenerne i costi fissi, mentre Palma tratterrebbe una rete considerata redditizia, incassando direttamente le tariffe senza partecipare pienamente agli investimenti comuni.
Annunciata la trasmissione degli atti
L’assessore Riccobene chiede quindi il ritiro immediato della proposta numero 19, ritenendo l’istruttoria viziata da errori di fatto, violazioni di legge ed eccesso di potere.
Qualora il Consiglio direttivo e l’Assemblea dell’ATI decidessero di procedere ugualmente, il Comune di Agrigento chiede che la propria opposizione venga inserita integralmente nel verbale, anche per escludere ogni responsabilità personale, civile, penale ed erariale.
Ma l’amministrazione va oltre.
In caso di approvazione della gestione autonoma di Palma di Montechiaro, Agrigento proporrà agli altri componenti dell’ATI di trasmettere immediatamente tutti gli atti alla Procura regionale della Corte dei conti, all’ANAC e all’Assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, chiedendo l’attivazione dei poteri ispettivi e sostitutivi.
Si apre così uno scontro istituzionale destinato ad avere conseguenze rilevanti non soltanto nei rapporti tra Agrigento e Palma di Montechiaro, ma soprattutto sul già fragile equilibrio economico di AICA.
La questione di fondo è ormai chiarissima: se ogni Comune potesse scegliere di restare nel gestore unico soltanto quando gli conviene, lasciando agli altri soci debiti, costi e infrastrutture da risanare, il principio della solidarietà territoriale diventerebbe soltanto una formula vuota. E a pagare, ancora una volta, sarebbero gli utenti.
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Fonte: Report Sicilia
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