Agenti del carcere di Agrigento in agitazione per condizioni di lavoro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

In questo mese di giugno 2026, la situazione lavorativa e di sicurezza all’interno del carcere “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento (Contrada Petrusa) avrebbe raggiunto un punto di ebollizione, secondo uno dei sindacati di categoria e ciò ha spinto gli agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria a intraprendere forme di protesta ufficiale.
Il personale ha proclamato formalmente lo stato di agitazione sindacale, denunciando pubblicamente alle istituzioni competenti una crisi di natura gestionale e organizzativa ritenuta non più sostenibile sotto il profilo della tutela dei diritti dei lavoratori e della tenuta dell’ordine interno, secondo quanto riferisce il vicesegretario regionale del Sindacato Polizia Penitenziaria (Spp), Giuseppe Zabatino.
In un comunicato il vicesegretario Zambito ha così: esposto la situazione: “Siamo alle prese con la gravissima situazione organizzativa e gestionale in cui versa l’Istituto, già ripetutamente rappresentata agli organi competenti.
La cronica e ormai strutturale carenza di personale ha determinato una condizione di evidente sofferenza operativa che non consente più di garantire un’organizzazione del lavoro rispettosa delle disposizioni normative e contrattuali vigenti, né dei necessari tempi di recupero psicofisico del personale. Sono 200 gli agenti in servizio in carcere a fronte di 360 detenuti. E, sui turni di servizio, è particolarmente grave la decisione dell’Amministrazione di imporre articolazioni dell’orario di servizio su turnazioni 8-20 e 20-8, in evidente contrasto con le disposizioni contenute nell’accordo nazionale quadro e con i principi posti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”.
Di fronte a questo grave deficit organizzativo, i vertici sindacali hanno richiesto con urgenza l’attivazione di un tavolo tecnico di confronto e conciliazione che sia presieduto dalla massima autorità di pubblica sicurezza della provincia, ovvero il Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, al fine di individuare soluzioni immediate (quali sfollamenti di detenuti o invio di aliquote di rinforzo da altre sedi) ed evitare il totale black-out delle garanzie di sicurezza dell’Istituto.
Tensioni nel Foro, Diritti della Difesa e il Ritorno del Credito Criminale
Il diffuso malessere operativo nel comparto “giustizia” non è limitato unicamente alle figure preposte alla custodia in carcere o agli investigatori, ma si estende clamorosamente al Foro degli avvocati.
I penalisti iscritti all’ordine agrigentino, riuniti nelle locali Camere Penali, sono scesi in sciopero generale (astensione dalle udienze) per protestare in maniera vibrante contro una prassi investigativa ritenuta inaccettabile e lesiva dei diritti costituzionali: l’intercettazione indiscriminata dei colloqui riservati tra i legali difensori e i loro assistiti.
Questa condotta, spesso finalizzata all’acquisizione indiretta di fonti di prova, ha sollevato un’ondata di indignazione istituzionale tra le toghe del libero foro, in quanto ritenuta un’intollerabile violazione del fondamentale diritto alla difesa e della segretezza del mandato professionale.
A fronte di un apparato giudiziario ingolfato e di forze dell’ordine carenti di mezzi, la formidabile pressione criminale e mafiosa esercitata sul fiaccato tessuto economico agrigentino continua a manifestarsi con spietata puntualità, in particolar modo attraverso la ripresa virulenta dei reati di natura finanziaria ed estorsiva. L’incapacità del sistema bancario legale di fornire liquidità immediata in una fase di forte stress economico (si veda la già citata crisi del settore turistico per la mancanza d’acqua) crea un terreno fertilissimo per il ritorno del credito illegale: l’usura.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

