Agrigento, 600 mila euro per una stazione di interscambio mai inaugurata: Oggi restano vetri distrutti, erbacce e degrado. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Le immagini documentano la fine dell’opera di piazza Ugo La Malfa: struttura in legno devastata, finestra sfondata, rifiuti e vegetazione spontanea. Report Sicilia ne denunciava da tempo l’inutilità e l’abbandono. Un progetto nato durante l’amministrazione Firetto e mai diventato il servizio promesso alla città.
AGRIGENTO – Seicento mila euro. Mai inaugurata, mai realmente entrata a regime come stazione di interscambio. E oggi devastata.
Le fotografie scattate nelle ultime ore all’interno dell’area di piazza Ugo La Malfa raccontano meglio di qualsiasi comunicato quale sia stata la sorte dell’opera che avrebbe dovuto rappresentare uno dei tasselli della nuova mobilità cittadina.
La struttura in legno presenta una grande vetrata completamente sfondata. All’interno si vedono vetri in frantumi, cavi, scatole, materiale abbandonato e rifiuti. All’esterno le erbacce hanno colonizzato marciapiedi, aiuole e persino gli spazi riservati alle persone con disabilità.
Non è soltanto incuria. È il punto di arrivo di una storia che Report Sicilia racconta e denuncia da anni.
E davanti alle immagini di oggi una domanda diventa inevitabile: chi risponde di un bene realizzato con denaro pubblico, mai messo realmente a servizio della città e lasciato arrivare fino a questo punto?
Un progetto nato con Firetto e presentato come rivoluzione della mobilità
Occorre ricordare come nasce questa storia.
Il progetto del parcheggio di interscambio fu presentato nel 2019, durante l’amministrazione dell’allora sindaco Calogero Firetto. Il finanziamento regionale originariamente documentato ammontava a 475.705,86 euro; negli atti regionali compare anche l’importo progettuale di 477.254,25 euro per un’area di circa 3.500 metri quadrati. AgrigentoOggi
Firetto lo considerava parte della strategia del PUM e, ancora nel 2021, rivendicava il progetto parlando di mobilità sostenibile, riduzione del traffico e collegamento con il centro. Scrivo Libero News
L’idea era quella dell’interscambio: lasciare il proprio mezzo nell’area e utilizzare il trasporto pubblico per proseguire verso altre zone della città. Nelle comunicazioni dell’epoca veniva prospettato anche un collegamento con navette ogni dieci minuti verso il centro storico. AgrigentoOggi
Ed è proprio qui che, secondo Report Sicilia, stava il problema fondamentale.
Costruire un parcheggio di interscambio non significa semplicemente realizzare stalli, pensiline, una casetta e installare delle sbarre. Significa costruire un sistema.
Serve un trasporto pubblico frequente, affidabile e coordinato. Serve che per l’automobilista sia realmente conveniente lasciare l’auto e proseguire con l’autobus.
Senza tutto questo, rimane soltanto un parcheggio.
E oggi rimangono soprattutto le macerie di quell’idea.
Report Sicilia lo aveva scritto: il fallimento era annunciato
Il 2 ottobre 2025, Report Sicilia tornava sulla vicenda definendo quella di piazza Ugo La Malfa un’opera costata complessivamente oltre 600 mila euro e già vandalizzata, ricordando le precedenti contestazioni sollevate da Giuseppe Di Rosa quando era responsabile regionale del Dipartimento Trasparenza Enti Locali del Codacons. Report Sicilia.it
Non era l’unico campanello d’allarme.
Nel marzo 2026 documentavamo addirittura la trasformazione dell’area in una sorta di parcheggio per camper, con le sbarre già danneggiate e l’utilizzo dell’area completamente diverso rispetto alla funzione per cui era stata concepita. Report Sicilia.it
Oggi siamo arrivati al capitolo successivo.
E probabilmente al più desolante.
La casetta sfondata: dentro vetri, cavi e materiale abbandonato
Le immagini raccolte da Report Sicilia sono eloquenti.
Una delle finestre della struttura in legno è stata sfondata. La grande lastra è frantumata e ripiegata all’interno. Sul pavimento sono sparsi pezzi di vetro, cablaggi, involucri e altro materiale.
All’esterno il quadro non migliora.
Vegetazione spontanea e rifiuti occupano diversi punti dell’area. Le erbacce crescono attorno alla segnaletica e invadono anche la zona degli stalli destinati alle persone con disabilità.
Tutto questo riguarda un’opera pubblica relativamente recente.
Non stiamo fotografando i resti di un’infrastruttura costruita cinquant’anni fa.
Stiamo documentando un’opera che non ha praticamente avuto il tempo di vivere prima di cominciare a morire.
Prima la sbarra, adesso la struttura
Report Sicilia aveva già documentato il danneggiamento della sbarra.
Adesso il livello del degrado appare ulteriore: è stata colpita anche la struttura in legno e il bene pubblico continua a deteriorarsi.
Naturalmente gli atti vandalici hanno responsabilità proprie e chi distrugge un bene pubblico danneggia l’intera comunità. Su questo non possono esserci attenuanti.
Ma proprio perché si tratta di patrimonio pubblico sorge un’altra questione: perché un’opera costata centinaia di migliaia di euro e mai pienamente utilizzata è stata lasciata nelle condizioni che le immagini documentano?
Chi avrebbe dovuto custodirla?
Chi avrebbe dovuto controllarla?
Sono presenti sistemi di videosorveglianza e, se esistono, sono funzionanti?
I danneggiamenti sono stati denunciati?
Quanto costerà adesso ripristinare ciò che è stato distrutto?
E soprattutto: qual è oggi il destino della stazione di interscambio?
Dal finanziamento pubblico all’abbandono
C’è poi un dato che rende questa storia ancora più difficile da accettare.
Nel marzo scorso lo stesso Comune, organizzando la giornata conclusiva del Mandorlo in Fiore, indicava piazza Ugo La Malfa come “Parcheggio Arancione” all’interno del sistema straordinario di parcheggi e navette predisposto per la manifestazione. Comune di Agrigento
La dimostrazione, paradossalmente, di ciò che Report Sicilia sostiene da tempo: un’area di parcheggio può certamente essere utile in determinate occasioni. Ma è cosa ben diversa dal realizzare e mantenere una vera infrastruttura permanente di interscambio, che ha senso soltanto se inserita in un sistema ordinario di mobilità pubblica capace di farla funzionare.
Ed è su questo risultato concreto che una città ha il diritto di giudicare l’investimento.
Quasi mezzo milione di finanziamento iniziale, oltre 600 mila euro il costo complessivamente indicato: adesso vogliamo conoscere ogni cifra
C’è un aspetto sul quale Report Sicilia intende andare oltre.
Il finanziamento regionale originario risulta pari a 475.705,86 euro, mentre nei successivi articoli della nostra testata il costo complessivo dell’opera è stato indicato in oltre 600 mila euro. AgrigentoOggi
A questo punto sarebbe opportuno mettere sul tavolo tutti i numeri: quadro economico iniziale, somme effettivamente impegnate, somme liquidate, eventuali varianti, forniture, impianti, collaudi, manutenzioni e costi sostenuti successivamente.
Perché quando si parla di denaro pubblico non basta dire che un’opera è stata finanziata e realizzata.
Bisogna chiedersi quanto è costata davvero e quale servizio ha prodotto.
Da “mobilità sostenibile” a monumento all’abbandono
Le fotografie del 29 settembre 2026 consegnano alla città un’immagine difficile da cancellare.
Dove avrebbe dovuto esserci uno dei simboli della nuova mobilità troviamo erbacce, rifiuti, vetri sfondati e strutture danneggiate.
La responsabilità degli atti vandalici appartiene a chi li ha commessi e dovrà essere accertata. La responsabilità politica e amministrativa della gestione, della custodia e del destino dell’opera è invece una questione sulla quale le amministrazioni che si sono succedute devono dare risposte documentate.
Report Sicilia continuerà a chiederle.
Perché quei soldi non erano di Firetto, non erano di Miccichè e non sono dell’attuale amministrazione Sodano.
Sono soldi pubblici.
E dietro una finestra sfondata oggi non vediamo soltanto dei vetri rotti.
Vediamo un’opera pubblica pensata come infrastruttura strategica, pagata dalla collettività e mai trasformata nel servizio permanente che era stato promesso.
Ora il Comune dica agli agrigentini che cosa intende farne e chi pagherà l’ennesimo conto per rimettere a posto ciò che, ancora prima di essere realmente utilizzato, è stato lasciato andare in rovina.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.







