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Agrigento – Abusivismo, demolizioni, corruzione, il procuratore Di Leo: “Troppo spesso gli amministratori pensano solo a fare politica”

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Agrigento – Abusivismo, demolizioni, corruzione, il procuratore Di Leo: “Troppo spesso gli amministratori pensano solo a fare politica”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Abusivismo, “Caso Maddalusa”, demolizioni. Ma anche un occhio attento e critico verso una politica a tutti i livelli che preferisce la cultura della cortesia, del quieto vivere, all’assumersi la responsabilità di amministrare un territorio che, per questo, rimane indietro.

E’ un intervento a tutto tondo quello che il procuratore della Repubblica di Agrigento, Giovanni Di Leo, consegna alla stampa in un incontro svoltosi oggi pomeriggio nella sua stanza, al quinto piano del tribunale di via Mazzini. Un confronto schietto, lungo quasi un’ora, durante il quale si sono toccati alcuni temi di strettissima attualità.

Procuratore, due mesi fa avete chiesto ai sindaci i dati delle sanzioni emesse verso gli abusivi che non hanno demolito le opere ritenute non conformi. Che risposte sono giunte?

“Avevamo dato 90 giorni di tempo, e quel termine non è ancora scaduto. Abbiamo comunque già avuto qualche risposta interlocutoria, diciamo, in stile Agrigento, dove si risponde a metà delle cose che si richiedevano e si affermano delle cose che corrispondono a verità per la metà di quello che c’è scritto. L’attività esecutiva delle sentenze non si può sovrapporre all’attività amministrativa doverosa di attuazione dell’assetto urbanistico del territorio che è delegata in prima istanza ai sindaci e ai comuni. Fa parte dei doveri di chi ricopre queste cariche applicare l’ordinamento in materia urbanistica edilizia, sempre e non solo quando gli conviene”.

Ormai il dibattito si sta concentrando quasi unicamente su Maddalusa…

“La questione dell’abusivismo edilizio non riguarda solo Maddalusa: il problema dei vincoli esistenti in provincia è ampio e variegato. Il problema però non sono i vincoli, è l’abusivismo quarantennale e la tolleranza criminale che c’è stata verso questo fenomeno. Dobbiamo avere chiaro una cosa, non è che demolire la casa all’abusivo è un problema esclusivamente dell’abusivo, anche la permanenza della casa in piedi dell’abusivo è un problema per il resto della collettività. Registro, tornando al tema di Maddalusa, che gli organismi istituzionali preposti non fanno informazione corretta, parlando ad esempio di migliaia di cittadini senza acqua, quando tutti gli immobili a Maddalusa sono, parola dell’assessore in sede di riunione in prefettura, 364 persone, 170 nuclei familiari. Oltretutto il 70% delle case di Maddalusa sono seconde case, non si tratta sicuramente di abusivismo di necessità. Ciò che sfugge al dibattito è che l’abusivismo ha costi sociali enormi che gravano sul resto della popolazione. Ci sono interi quartieri, intere zone alla foce del fiume Naro, sotto il villaggio Mosè che sono state sostanzialmente abbandonate alla speculazione privata creando un carico urbanistico, ma anche di inquinamento, che non è paragonabile nel rapporto estensione-popolazione. E di questo nessuno parla”.

La zona A del Parco archeologico è divenuta forse un simbolo del tema abusivismo. Ma le chiedo, secondo lei perché chi vive da 60 anni in zona vincolata è ancora convinto che possa continuare a farlo?

“Questo deve chiederlo a loro. Non è una materia che riguarda me come Procuratore della Repubblica, semmai mi può riguardare come cittadino. Probabilmente deriva da un certo modo di fare politica qui ad Agrigento, per cui non si guarda ciò di cui la città ha bisogno ma ciò di cui ho bisogno per avere il consenso. Qui bisogna distinguere tra il fare politica e l’amministrare: il compito di un sindaco, di un consigliere comunale, di un dirigente tecnico di un comune, di un responsabile di qualsiasi posizione operativa, non è fare politica, non è ricercare il consenso, è amministrare la cosa pubblica; quindi, applicare la legge nel senso e nella finalità che la legge prevede”.

Voi vi eravate anche rivolti ai Comuni, cercando in un certo senso di responsabilizzarli sul tema del contrasto all’abusivismo.

“La lettera che abbiamo fatto, che qualcuno ha inteso come sorta di minaccia e così è stata propagandata, in realtà è una richiesta di collaborazione ai Comuni per capire chi deve fare cosa e soprattutto per mettere in guardia le amministrazioni sul fatto che vi sono dei rischi contabili e per danni reali non indifferenti, perché se hanno fatto l’ordinanza di demolizione e poi non hanno emesso la sanzione amministrativa per l’omessa demolizione, di questi fatti prima o poi qualcuno potrebbe dover rendere conto alla Corte dei Conti, perché non è una facoltà irrogare la sanzione, è un obbligo. Anche lì se facciamo rapidamente i conti, se loro avessero emesso 5 sanzioni, con un importo fisso per le zone vincolate di 20.000 euro a sanzione avrebbero potuto fare una demolizione. La situazione è drammatica da questo punto di vista, perché ci sono Comuni che sono dotati di piani urbanistici che risalgono a vent’anni fa, trent’anni fa, o che ne hanno fatti di nuovi ignorando semplicemente l’abusivismo esistente. Questo, dal punto di vista amministrativo, io lo considero un fatto criminale, perché significa prendere in giro le persone e continuare a coltivare false speranze”.

Come è avvenuto a Maddalusa?

“Guardi, bisogna anche guardare la situazione dal punto di vista sociologico. Dai primi sopralluoghi che abbiamo fatto, a Maddalusa ci sono ville con piscina, non sono abusivi di necessità. Il cascare nel discorso di cui parlavo, del tecnico che mette da parte la pratica eccetera può valere per chi ha fatto il secondo piano per il figlio e non lo poteva fare e non aveva i soldi per pagare gli oneri di urbanizzazione. Andare a costruire a Maddalusa è una scelta fatta da chi aveva i soldi per farlo, sapendo e chiedendo di non essere controllato e sapendo che era zona A dal 1968”.

Come hanno fatto queste da avere i servizi? Come hanno fatto ad allacciarsi alla rete elettrica?

“Questa è una bella domanda alla quale cercheremo di dare risposta chiedendo ai gestori delle reti, perché è chiaro che anche lì la legge, non la Procura della Repubblica o il Procuratore, è abbastanza chiara. Così come non è possibile per Aica rifornire chi non è in regola dal punto di vista urbanistico, non è possibile erogare energia elettrica anche per Enel, per Eni, per tutti quelli che gestiscono, perché non si possono basare solo ed esclusivamente su un’autodichiarazione del privato o sulla bolletta che gli è stata portata. È troppo comodo in questo modo. Poi il fatto che ci siano strade con le tabelle comunali, certo, bisognerebbe chiedere al Comune e a chi negli anni passati ha gestito gli uffici tecnici, ma non legittima l’immobile dal punto di vista urbanistico”.

E sul tema della riperimetrazione del Parco archeologico?

Ho letto di interventi in Commissione per riperimetrare il Parco archeologico. Stiamo parlando di una zona che è stata riconosciuta dall’UNESCO, così come è stata riconosciuta bene dell’umanità. Provare a fare una cosa di questo genere significa che sarà l’unica volta in cui, nel mondo con quello che sta succedendo, troveremo tutti d’accordo per contrastare questa decisione”.

E poi è una riperimetrazione che si tradurrebbe in un grande condono..

“E’ una modifica che non può passare, le spiego il perché, perché una legge regionale che operasse in tal senso a questo punto andrebbe in contrasto con almeno 3-4 articoli della Costituzione. Hanno riformato l’articolo 10 con la legge del 22. Noi come generazione abbiamo l’obbligo di tutelare quel che resta del nostro ambiente in visa delle generazioni future. Non è un obbligo, è una norma precettiva. Non puoi legiferare contro questa norma e peraltro non puoi legiferare su una situazione che proviene da una norma nazionale, perché è una norma nazionale che ha dichiarato la zona della Valle dei Templi zona di particolare e speciale tutela con il decreto Gui-Mancini eccetera eccetera. Quindi la legge regionale si inquadra in questa situazione”.

Sul tema autobotti?

“Il 9 maggio è scaduto il regime emergenziale. L’emergenza idrica è finita. Vogliamo capire che cosa significa acqua pubblica e gestione dell’acqua? Noi abbiamo delle norme primarie a cui non si può derogare rispetto all’acqua potabile per uso civile, che deve essere certificata e fornita, in base al testo unico dell’ambiente, da un gestore del servizio idrico integrato. I comuni lo hanno fatto, un gestore del servizio idrico integrato, ed è tenuto ad adeguarsi alle norme di legge. Non è che Aica non vuole fornire l’acqua alle costruzioni abusive: semplicemente non può perché non lo consente la normativa. Poi, che dietro tutto questo discorso degli autobottisti ci siano interessi economici e anche criminali, particolarmente rilevanti, è un dato di evidenza che è oggetto di attenzione. Ma è chiaro che se io faccio ogni giorno 100 viaggi e mi rifaccio pagare 100 euro a viaggio, il problema è dove prendo l’acqua. Finora tutti i controlli che abbiamo fatto hanno verificato che nel 90% dei casi l’acqua che viene portata è acqua inquinata ed è stata utilizzata per rifornire esercizi commerciali, ristoranti, gelaterie, panifici, ecc. E questo io lo considero un fatto di gravità assoluta perché non solo denota l’esistenza di un rischio di cui i sindaci dovrebbero essere i primi a farsi carico per la popolazione, perché non basta invocare l’emergenza idrica per fare ordinanze prive di fondamento allegando motivi igienico-sanitari. Se parli di motivi igienico-sanitari ti devi anche informare su che tipo di acqua stai fornendo. Ravanusa è certamente uno dei casi, ma questa idea delle ordinanze non è nata lì. Era stata propugnata anche sui tavoli istituzionali a cui Ravanusa non aveva partecipato e a molti sindaci è stato detto guardate che non si può fare, perché se fate l’ordinanza voi siete poi i responsabili della fornitura di acqua potabile. Voi siete in grado di certificare che ogni autobotte rispetti le regole? Automaticamente, guarda caso, si sono tirati tutti indietro. Non faccio i nomi dei sindaci per carità di patria e per non essere accusato di fare politica, ma questa è la situazione. L’acqua deve essere certificata non perché lo vuole la Procura, ma per esigenze di igiene e salute pubbliche e perché è previsto anche lì dalla legge. Ci sono intere zone dove i pozzi sono inquinati perché la falda è inquinata dall’abusivismo edilizio, imprenditoriale, da allevamenti non certificati e non controllati, dalla totale inerzia delle amministrazioni della provincia di Agrigento che dura da anni.  E il problema è che se non si svegliano prima o poi accadrà qualcosa di brutto in questa provincia. Pochi giorni fa a Catanzaro un bambino di 18 mesi è morto per essersi tuffato con la mamma in una piscina in cui era presente un batterio. Dobbiamo rischiare tragedie di questo tipo per consentire a qualcuno di guadagnarsi 150 euro a viaggio con l’autobotte in cui porta acqua che non si sa da dove proviene e che sappiamo viceversa essere inquinato da escherichia coli?”.

E come commenta questa idea di cui stanno discutendo i sindaci, di valutare se è effettivamente corretto trasferire le utenze non gestite ad Aica?

“La prendo come un’idea, magari avranno mangiato pesante”.

E sulle numerose rotture che colpiscono le nostre reti?

“Certo, ci sono le normali rotture, ma anche molteplici episodi strani come la rottura quasi settimanale di una particolare condotta nei pressi di Grotte. Si tratta di fatti accidentali o umani? Io questo non lo so, però sono delle situazioni sulle quali forse gli organi tecnici anche dell’Aica potrebbero fare degli accertamenti. Poi che le reti siano nelle condizioni in cui sono non è una novità. Vorrei sottolineare che Agrigento con tutte le difficoltà sulle quali non mi soffermo potrebbe da qua a breve avere una rete idrica nuova che era finanziata dal 2015. Non è possibile che ci vogliano 11 anni per fare un’opera pubblica. Anche questo rientra tra quelli che sono i compiti di amministrazione: se si fosse amministrato di più e fatta meno politica probabilmente la provincia sarebbe in condizioni migliori”.

Ma in autunno cosa accadrà?

“Ci sono delle situazioni che devono essere affrontate e lo saranno. Nel tempo, con la disponibilità delle risorse e con la disponibilità delle forze da parte delle istituzioni. Una cosa che si dovrebbe comprendere e che si dovrebbe pretendere è che avere controlli efficienti non solo in materia penale ma in tutti i campi è interesse della collettività, perché dal 1994 con le prime modifiche all’ordinamento della Corte dei Conti, la politica è andata smantellando ogni forma di controllo e il risultato è che abbiamo sempre meno servizi non abbiamo strade, abbiamo acquedotti che non funzionano però abbiamo fatto politica. Se questo è il paese che le persone vogliono lasciare ai loro figli facciano pure”.

Ma cosa si sente di dire agli abutanti di Maddalusa che sono senz’acqua ormai da due mesi?

“Possono rientrare nelle loro case di Agrigento, per quello che mi riguarda. Guardi che io ho fatto fare i sopralluoghi queste persone non so come, ma non sono senza acqua altrimenti le piscine sarebbero vuote. Molte case hanno la piscina, quante lo sapremo presto”.

Sul fronte contrasto alla corruzione, in questa provincia è un filone molto ricco dal punto di vista delle indagini. Lei tempo fa denunciava come l’abolizione dell’abuso d’ufficio rende più complicato perseguire seguire politici e amministratori compiacenti, ma c’è un problema di normativa sugli appalti?

“Qualcuno disse, quando fu approvata la modifica del codice degli appalti, che era norma per tanti, forse troppi, versi criminogena perché sostanzialmente liberalizza una prassi che poi impedisce una corretta gestione del denaro pubblico, perché non c’è sanzione per il frazionamento degli appalti fatti sotto soglia, il che da un lato può sembrare un modo per velocizzare l’attività dei piccoli enti territoriali, ma in realtà diventa una forma di rubinetto aperto per motivi clientelari, perché poi su quegli appalti praticamente non c’è controllo alcuno, né nella fase dell’affidamento né nella fase dell’esecuzione del lavoro. L’arma a doppio taglio della comodità di ascrivere tutto per abuso d’ufficio è che oggi su certe fattispecie, guardando bene, trovi altri reati anche più gravi”.

E sono delle indagini che hanno colpito molto duramente qui, ma anche altrove la classe politica.

“Sono restio a utilizzare il termine che l’indagine colpisce. L’indagine non è fatta per colpire l’indagine cerca di accertare fatti e verificare se vi sono stati dei reati. Non si vuole colpire personalmente nessuno però è ovvio che io ho l’obbligo di ci dare l’azione penale quando rilevo la commissione di un reato e devo impedire che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze e portare quel reato per il giudizio davanti a un giudice l’indagine fa questo E se molto spesso davanti ad un’indagine davanti a degli accertamenti, vi fosse un atteggiamento di tipo diverso, molte indagini verosimilmente si chiuderebbero con un’archiviazione con dei chiarimenti o con un’attività diciamo riparativa. Però non c’è nessuna collaborazione, troviamo solo un muro che viene alzato perché probabilmente quello che c’è dietro quel muro è troppo brutto per poter mostrato. È un dato di fatto che purtroppo non c’è cultura della legalità nella pubblica amministrazione, però che non c’è settore in cui si mette mano e non c’è indagine che si avvia che poi purtroppo non dia risultati di questo tipo. Il problema è bisogna smettere di considerare il denaro pubblico come una greppia per gli asini dove il primo somaro che arriva mette il muso e mangia. Non è così, quel denaro lì è di tutti, va speso con raziocinio e deve produrre un utile per la società, non esclusivamente per le tasche di qualcuno”.

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Fonte: Grandangolo Agrigento

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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