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Agrigento – AICA, condanna da oltre 11 milioni a Siciliacque. Nobile conferma: «Stiamo pagando»

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Agrigento – AICA, condanna da oltre 11 milioni a Siciliacque. Nobile conferma: «Stiamo pagando». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Il Tribunale di Palermo respinge la tesi sul Favara di Burgio e condanna l’Azienda al pagamento. La presidente: «Il giudice ci ha però riconosciuto le contestazioni sulla modalità di fatturazione. I rapporti con Siciliacque sono sereni e la Regione ha già stanziato 20 milioni».

AGRIGENTO – Una condanna al pagamento di oltre 11 milioni di euro a Siciliacque, ma senza, almeno al momento, ulteriori azioni nei confronti di AICA. La presidente Danila Nobile, contattata questa mattina da AgrigentoOggi, conferma la notizia riportata da La Sicilia e ricostruisce il quadro dopo la decisione del Tribunale di Palermo.

La vicenda nasce dal contenzioso tra Siciliacque e AICA relativo a fatture non pagate e, in particolare, anche alla contestazione riguardante l’acquedotto Favara di Burgio. Secondo quanto riportato dal quotidiano, il giudice ha condannato AICA al pagamento di 11.501.441,94 euro, oltre agli interessi di mora, rigettando la tesi secondo cui il Favara di Burgio, essendo interamente ricadente nella provincia di Agrigento e destinato ai Comuni dell’Agrigentino, non potesse essere qualificato come acquedotto di sovrambito.

Nobile conferma l’esito della vicenda, ma sottolinea anche un altro passaggio della decisione che, a suo giudizio, riconosce almeno in parte le ragioni sostenute dall’Azienda.

«C’è stata una prima lettura da parte del giudice che ci ha riconosciuto la questione della fatturazione e delle modalità di fatturazione – spiega la presidente –. Noi abbiamo sempre contestato sia la questione del Favara di Burgio sia il sistema utilizzato per le fatture».

Il punto riguarda i tempi di emissione e pagamento. Secondo Nobile, la fatturazione dovrebbe avvenire ogni tre mesi con pagamento a 60 giorni, mentre Siciliacque procederebbe mensilmente, con scadenze più ravvicinate. Una modalità che, sostiene la presidente, determinerebbe anche la maturazione di interessi.

Sul debito resta però il dato più pesante: AICA dovrà pagare. La presidente assicura tuttavia che l’Azienda sta già procedendo in questa direzione e richiama le risorse messe a disposizione dalla Regione.

«Stiamo pagando regolarmente tutto – afferma Nobile –. Non ci è arrivata nessuna azione particolare da parte di Siciliacque e i rapporti in questo momento sono sereni. La Regione, con i 20 milioni di euro, ha voluto coprire il debito».

Secondo la presidente, una parte delle somme dovrebbe essere disponibile a gennaio e nel frattempo AICA conta di coprire anche la quota residua. «Da qui a gennaio copriremo la parte restante. Ci siamo sentiti con l’avvocato e andiamo avanti nella nostra direzione».

Nobile esclude inoltre, allo stato attuale, l’esistenza di nuove iniziative da parte di Siciliacque: «Non ci sono altri atti in corso».

La sentenza rappresenta comunque un passaggio finanziariamente rilevante per AICA. Da una parte c’è una condanna superiore agli 11 milioni di euro, dall’altra le risorse regionali sulle quali l’Azienda conta per far fronte all’esposizione e la posizione della governance, che esclude nell’immediato scenari di particolare allarme.

Resta inoltre aperta la questione del Favara di Burgio, sulla quale la tesi sostenuta da AICA non ha trovato accoglimento in questo giudizio, mentre sul sistema di fatturazione la presidente rivendica il riconoscimento di alcune delle contestazioni avanzate dall’Azienda.

La partita, dunque, non è soltanto giudiziaria. È soprattutto economica: capire come e in quali tempi AICA riuscirà ad assorbire un debito di questa portata senza produrre nuove tensioni sulla gestione del servizio idrico.

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Fonte: AgrigentoOggi

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