Agrigento – Carabiniere gestisce un B&B di nascosto: il TAR boccia la maxi-restituzione ma conferma lo stop al doppio lavoro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

La gestione di un bed and breakfast non autorizzato da parte di un appartenente alle forze dell’ordine fa scattare l’obbligo di riversare i proventi all’Amministrazione, ma il calcolo della somma da recuperare deve tenere conto dei costi vivi di gestione. È quanto stabilito dalla Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, che si è pronunciata sul ricorso presentato da un vicebrigadiere dei Carabinieri in servizio nell’Agrigentino contro il provvedimento con cui il Ministero della Difesa aveva chiesto la restituzione di oltre 144 mila euro lordi. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2020 e il 2024, anni in cui il militare aveva avviato e gestito un’attività ricettiva di tipo extralberghiero (un B&B) all’interno della propria abitazione di residenza, prima figurando come titolare ufficiale e successivamente come imprenditore occulto.
L’Arma dei Carabinieri, a seguito degli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Agrigento, aveva contestato l’esercizio di un’attività extraprofessionale non autorizzata e radicalmente incompatibile con lo status di pubblico dipendente a tempo pieno, ingiungendo il pagamento integrale dei profitti lordi incassati nel quadriennio, pari a 144.042,19 euro, in base all’articolo 53, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001.
Nel ricorso presentato al Tar, la difesa del militare aveva contestato l’applicabilità di tale sanzione patrimoniale a un’attività commerciale (ritenuta semmai passiva di destituzione), lamentando inoltre la violazione del contraddittorio endoprocedimentale e l’erronea quantificazione della somma pretesa, calcolata al lordo dei costi di produzione. In particolar modo, i giudici amministrativi palermitani hanno respinto in parte le tesi del ricorrente, confermando un principio rigoroso sul fronte della deontologia e dell’esclusività del servizio pubblico. Richiamando orientamenti consolidati del Consiglio di Stato, il Collegio ha ribadito che la gestione di un B&B integra per definizione uno scopo di lucro e un’incompatibilità professionale, giustificando pienamente l’applicazione della norma che impone di versare all’Amministrazione i compensi percepiti indebitamente. Consentire a un dipendente pubblico di cumulare lo stipendio statale e i proventi di un’impresa parallela non autorizzata costituirebbe un’alterazione inaccettabile del rapporto d’impiego.
Tuttavia, il TAR ha accolto le obiezioni relative alla quantificazione della somma da restituire e all’omissione del contraddittorio. Secondo i magistrati, l’importo da recuperare non può comprendere l’intero fatturato lordo, ma deve essere depurato dai costi di produzione effettivamente sostenuti per generare quei ricavi: considerare la cifra al lordo si tradurrebbe in un’ingiustificata locupletazione da parte della Pubblica Amministrazione, che finirebbe per incassare più del profitto netto realmente tratto dall’attività.
In accoglimento parziale del ricorso, il Tribunale ha dunque annullato la nota ministeriale limitatamente alla quantificazione della somma, rimettendo all’Amministrazione il compito di rideterminare l’importo al netto dei costi di gestione. Le spese di lite sono state compensate tra le parti, mentre è stato disposto l’oscuramento delle generalità del ricorrente a tutela della dignità personale.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
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