Agrigento – Caro carburante, tir fermi per cinque giorni in Sicilia: a rischio le scorte dei supermercati. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Autotrasportatori in sciopero dalla mezzanotte fino al 20 ottobre. Niente blocchi stradali, ma i camion resteranno nei piazzali e non verranno scaricati i prodotti alimentari e ortofrutticoli. Dal 22 ottobre la protesta potrebbe coinvolgere anche i pescherecci.
Il caro carburante manda in crisi l’autotrasporto siciliano. Dalla mezzanotte e fino al 20 ottobre, i camion si fermeranno per cinque giorni in segno di protesta contro l’aumento dei costi del gasolio, diventati sempre più difficili da sostenere per le imprese del settore.
Non sono previsti blocchi stradali, ma le conseguenze potrebbero farsi sentire direttamente sulla distribuzione delle merci. I mezzi resteranno fermi nei rispettivi piazzali e non saranno scaricati i carichi di prodotti ortofrutticoli e alimentari destinati ai supermercati. Una situazione che rischia di compromettere il regolare rifornimento dei punti vendita, con possibili scaffali vuoti e disagi per i consumatori.
A illustrare le ragioni della mobilitazione è Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano, nato dalla volontà di dare voce alle rivendicazioni di una categoria che si considera ormai priva di un’adeguata rappresentanza a livello nazionale.
«Abbiamo costituito il Comitato trasporto siciliano perché non ci sentiamo più rappresentati dalle organizzazioni sindacali nazionali, colpevoli di aver smesso di fare i nostri interessi», afferma Bella, puntando l’attenzione sulle ripercussioni economiche che l’aumento del carburante produce lungo l’intera filiera.
Il timore è quello di un effetto a catena: i maggiori costi sostenuti dagli autotrasportatori si trasferiscono sui prezzi delle merci, alimentando ulteriormente il caro vita e facendo aumentare il conto della spesa per le famiglie.
«Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino», sottolinea il rappresentante del Comitato.
Secondo le stime degli autotrasportatori siciliani, le perdite per ciascun mezzo oscillano tra 700 e 900 euro al giorno. Una cifra che rende evidente la difficoltà di continuare a lavorare in presenza di costi di gestione sempre più elevati.
La protesta potrebbe inoltre allargarsi ad altri comparti. Dal 22 ottobre, infatti, è previsto lo stop dei pescherecci, aprendo un nuovo fronte di mobilitazione nel settore della pesca.
Il rischio, dunque, è che la protesta non rimanga confinata al mondo dei trasporti, ma finisca per coinvolgere cittadini, consumatori e attività commerciali. Al centro della vertenza resta il costo del carburante, con una richiesta di interventi per evitare che a pagare il prezzo più alto siano, ancora una volta, le famiglie.
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Fonte: Sicilia24h
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