Agrigento – Caro La Vardera, Crosta è fuori. Ma Sodano è davvero Controcorrente?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il leader del movimento espelle il vicesindaco e chiede al sindaco di «tornare in sé». Ma il caso ormai supera Crosta: riguarda Sodano, gli amministratori che tacciono e quanti tentano di delegittimare Report Sicilia. La domanda è inevitabile: avete sconfitto il “sistema Agrigento” oppure siete entrati a farne parte?
Ismaele La Vardera ha pronunciato parole chiare e, per certi versi, persino più pesanti di quelle scritte in questi giorni da Report Sicilia.
Ha ricostruito le ultime settantadue ore del caso Crosta, ha riconosciuto che le fotografie e gli elementi pubblicati dal nostro giornale hanno smentito parti essenziali della prima versione fornita dal vicesindaco, ha raccontato i retroscena della riunione di Controcorrente e ha rivolto domande precise a Michele Sodano.
Infine ha espulso politicamente Giovanni Crosta dal movimento:
«Hai dimostrato di non essere per nulla Controcorrente. Per quanto mi riguarda sei fuori dal partito».
Una scelta coerente, che va riconosciuta senza esitazioni. La Vardera ha applicato a un uomo del proprio movimento il metro che avrebbe utilizzato nei confronti di un avversario. Avrebbe potuto tacere per convenienza, proteggere gli equilibri della giunta e aspettare che la polemica si spegnesse. Ha deciso di non farlo.
Ma adesso la domanda deve essere completata.
Se Crosta ha dimostrato di non essere Controcorrente, Michele Sodano cosa sta dimostrando di essere? E cosa stanno dimostrando gli altri amministratori, gli eletti e i sostenitori che, anziché chiedere carte e verifiche, hanno scelto di delegittimare il giornale che ha fatto emergere il caso?
Perché il problema, ormai, non riguarda più soltanto il vicesindaco. Riguarda l’intero presunto “modello Agrigento”.
Una PEC senza risposta da cinque giorni
La Vardera ha rivolto la prima domanda direttamente a Crosta.
Il movimento gli avrebbe inviato da cinque giorni una PEC contenente richieste specifiche di chiarimenti e documentazione. Ma, secondo quanto riferito nel videomessaggio, la risposta non sarebbe ancora arrivata.
«Fossi stato io, avrei risposto già di notte, la stessa sera in cui l’avevo ricevuta», ha dichiarato La Vardera.
È una domanda legittima, che coincide con quella posta da Report Sicilia: perché Crosta non produce pubblicamente tutti gli atti?
Il vicesindaco potrebbe mostrare la domanda di sanatoria, gli eventuali pareri della Soprintendenza, la documentazione riguardante la distanza dalla battigia, le pratiche edilizie relative ai lavori più recenti, le autorizzazioni paesaggistiche, le fatture, l’indicazione dell’impresa esecutrice e gli atti relativi all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento dei reflui.
Nessuno gli sta chiedendo di rinunciare al diritto di difendersi. Gli si chiede di esercitarlo attraverso le carte, non mediante annunci di querele, comunicati stampa o attacchi social.
Il silenzio documentale, dopo cinque giorni, diventa una questione politica. Soprattutto per chi possiede deleghe alla trasparenza, alla legalità, all’anticorruzione e alla Polizia municipale.
La risposta della sorella e quella delega mai restituita
La Vardera ha anche raccontato che, durante la riunione con gli amministratori di Controcorrente, avrebbe chiesto a Crosta due gesti.
Il primo: dichiarare pubblicamente che, qualora il Comune avesse accertato definitivamente l’abusività e l’insanabilità della costruzione, sarebbe stato lui stesso a promuoverne l’abbattimento.
Il secondo: rimettere nelle mani del sindaco almeno la delega alla Polizia municipale, perché non si può essere contemporaneamente controllore e controllato.
Secondo il racconto di La Vardera, Crosta avrebbe risposto che la sorella, comproprietaria dell’immobile, non era d’accordo con una dichiarazione pubblica. Successivamente si sarebbe alzato e avrebbe lasciato la riunione. Il contenuto di questo confronto è stato riportato anche da altre testate.
La comproprietà può spiegare perché Crosta non possa decidere da solo l’eventuale demolizione dell’intero immobile. Non può spiegare perché non abbia rinunciato alle deleghe.
La sorella non è vicesindaco. Non possiede la delega alla Polizia municipale. Non deve rispondere politicamente alla città. Crosta sì.
Il retroscena più grave riguarda Sodano
La parte più dirompente del videomessaggio, tuttavia, non riguarda Crosta. Riguarda il sindaco.
La Vardera ha raccontato di aver rivolto a Sodano una domanda precisa:
«Michele, se avessimo saputo prima dell’elezione, l’avremmo candidato?».
Secondo La Vardera, il sindaco avrebbe risposto:
«No, è stata una leggerezza. Non l’avremmo candidato».
Il passaggio è stato riportato anche dalla stampa regionale.
Se questa ricostruzione è esatta, Sodano deve spiegare immediatamente la propria contraddizione.
Se, conoscendo prima la vicenda, Crosta non sarebbe stato candidato, perché adesso che la vicenda è pubblica può continuare a fare il vicesindaco?
Se quegli elementi sarebbero stati incompatibili con una candidatura, come possono essere compatibili con la permanenza nella seconda carica più importante dell’amministrazione comunale?
La Vardera invita Sodano a «tornare in sé». Ma bisogna capire da dove dovrebbe tornare e, soprattutto, chi sia davvero il Michele Sodano al quale si rivolge.
Il candidato che ha saputo scegliere il mezzo giusto
La Vardera ricorda che Sodano si sarebbe recato nel suo ufficio per chiedergli di sostenere la candidatura a sindaco di Agrigento. Il leader di Controcorrente usa un verbo ancora più forte: dice che Sodano lo avrebbe «pregato», sostenendo che quella fosse la strada giusta.
Non siamo noi ad affermarlo: è il racconto pubblico di La Vardera, al quale Sodano potrà replicare.
Un dato storico è certo: nel 2018 Sodano fu eletto alla Camera nel collegio di Agrigento con il Movimento 5 Stelle. Nel 2026 è stato invece candidato sindaco da Controcorrente e sostenuto da una coalizione composta anche da Partito Democratico, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra e da una lista civica vicina al M5S.
Ha vinto il ballottaggio con il 72,31 per cento dei voti, in una consultazione caratterizzata però da un’affluenza ferma al 41,03 per cento.
Sodano ha certamente dimostrato di saper leggere i momenti politici e individuare il mezzo elettorale capace di condurlo alle istituzioni. Prima l’ondata del Movimento 5 Stelle, poi quella di Controcorrente.
Questa capacità può essere considerata abilità politica. Ma aderire al contenitore più efficace del momento non significa necessariamente condividerne fino in fondo identità, regole e conseguenze.
Il punto è proprio questo: Sodano ha scelto Controcorrente perché ne condivideva realmente il metodo oppure perché aveva compreso che quel simbolo, quel linguaggio e soprattutto La Vardera rappresentavano il veicolo migliore per conquistare Palazzo dei Giganti?
La risposta non può arrivare da uno slogan. Deve arrivare dai comportamenti.
La campagna elettorale non basta
Controcorrente è stato determinante per la vittoria di Sodano. La Vardera lo rivendica e ha ragione.
Il movimento ha trasformato l’elezione in una narrazione generazionale: mandare a casa i “dinosauri”, liberare Agrigento da trent’anni di oppressione politica, spezzare le reti tentacolari del potere e restituire la città ai cittadini.
Ma vincere contro i rappresentanti visibili di un sistema non significa avere sconfitto il sistema.
Il “sistema Agrigento” non è soltanto un elenco di nomi o di partiti. È un metodo: proteggere gli amici, colpire chi fa domande, confondere la fedeltà personale con la lealtà istituzionale, utilizzare i social per delegittimare il dissenso, invocare la trasparenza contro gli avversari e dimenticarla quando riguarda i propri uomini.
Se quel metodo sopravvive dentro la nuova amministrazione, allora non è stato sconfitto. Ha soltanto cambiato insegna.
È questo che Giuseppe Di Rosa sostiene da tempo: gli uomini scelti ad Agrigento non hanno ancora dimostrato di avere demolito il vecchio sistema. Alcuni sembrano esservi entrati, adattandosi rapidamente alle sue regole e provando a gestirlo.
La Vardera ha espulso Crosta. Ma può bastare espellere una persona quando il metodo continua a essere difeso dal sindaco e sostenuto da quanti gli stanno intorno?
Chi è davvero controcorrente ad Agrigento?
La domanda non può essere evitata.
È Controcorrente chi pretende le carte anche dai propri amici, oppure chi difende Crosta senza averle viste?
È Controcorrente chi chiede al vicesindaco di lasciare le deleghe, oppure chi prova a trasformare il giornalista che ha svolto l’inchiesta nel vero imputato?
È Controcorrente chi accetta un controllo indipendente, oppure chi risponde con post, comunicati e dinamiche di branco sui social?
Se questo è il metro, ad Agrigento i veri controcorrente sono pochi.
Sono coloro che continuano a denunciare il sistema anche quando farlo significa essere esclusi, insultati o politicamente isolati. Sono quelli che non hanno avuto accesso alle grandi coalizioni proprio perché non erano disposti a trattare con gli apparati e con i portatori dei vecchi pacchetti di voti.
Durante la campagna elettorale, chi aveva combattuto davvero per anni contro le degenerazioni della politica agrigentina è stato tenuto ai margini. La macchina dei partiti e degli accordi ha preferito il candidato più capace di tenere insieme sigle e mondi differenti.
Oggi emerge la contraddizione: il “cambiamento” ha vinto le elezioni, ma chi continua a esercitare concretamente il dissenso viene trattato come un nemico.
E gli altri uomini di La Vardera?
La Vardera afferma che i nomi di Controcorrente presenti nella giunta sono stati scelti autonomamente da Sodano e che il movimento non avrebbe imposto assessori o deleghe.
È una precisazione importante, ma non risolve la questione.
Quegli amministratori sono stati comunque presentati agli elettori come espressione di un progetto politico. Adesso devono dire da che parte stanno.
Condividono la richiesta di dimissioni avanzata da La Vardera? Ritengono opportuno che Crosta mantenga deleghe che possono incrociare gli accertamenti sulla propria posizione? Chiedono la pubblicazione di tutti gli atti? Oppure preferiscono il silenzio per conservare il posto in giunta?
Anche gli iscritti e i sostenitori che hanno scatenato attacchi contro Report Sicilia devono scegliere.
Chi difende Crosta senza domandare permessi, fatture e autorizzazioni non sta difendendo il garantismo. Sta difendendo l’appartenenza. E chi delegittima il giornale invece di contestarne documentalmente le notizie dimostra di essere più vicino alla vecchia cultura politica che al rigore appena rivendicato da La Vardera.
La tessera potrà riportare il nome di Controcorrente. Ma il comportamento può raccontare tutt’altra appartenenza.
Caro La Vardera, non fermarti a Crosta
La Vardera conclude il proprio intervento annunciando che «li manderemo a casa tutti in un colpo solo».
È una promessa politicamente impegnativa.
Chi sono “tutti”? Soltanto gli avversari tradizionali oppure anche coloro che, dopo essere stati eletti con il cambiamento, ne tradiscono metodo e principi?
Crosta è stato espulso perché, secondo La Vardera, non ha dimostrato di essere Controcorrente. Ma un sindaco che difende ciò che lo stesso leader considera politicamente indifendibile può continuare a rappresentare Controcorrente?
Un sindaco che, stando al racconto di La Vardera, ammette che non avrebbe candidato Crosta se avesse saputo e poi lo mantiene vicesindaco, è coerente con quel progetto?
E gli amministratori che tacciono? E quelli che partecipano alla delegittimazione del giornale? E chi considera la poltrona più importante della linea politica?
La coerenza non può fermarsi alla porta dell’ufficio del vicesindaco. Deve arrivare fino alla stanza del sindaco.
Non un’ingerenza, ma una verifica politica
La Vardera afferma che, se non fosse intervenuto, sarebbe stato connivente. Sul piano politico ha ragione.
Ma proprio questo ragionamento deve condurlo fino in fondo.
Il caso non può concludersi con l’espulsione di Crosta dal partito mentre Crosta rimane vicesindaco, conserva le deleghe e riceve la protezione politica di Sodano.
L’espulsione tutela l’immagine di Controcorrente. Le dimissioni o la revoca tutelerebbero le istituzioni.
La Vardera ha compiuto la prima scelta. Adesso deve pretendere la seconda.
Diversamente si produrrebbe un paradosso: Crosta sarebbe incompatibile con il movimento, ma perfettamente compatibile con l’amministrazione nata grazie a quel movimento.
La verità non si cancella con i social
Nel frattempo, qualcuno continua a tentare di spostare il bersaglio su Report Sicilia e su Giuseppe Di Rosa.
È una strategia evidente: non potendo rispondere alle fotografie, alle immagini storiche e alle richieste documentali, si prova a screditare chi le ha pubblicate. Volontariamente o meno, post e dichiarazioni hanno alimentato un social storming contro il giornale e il suo editore.
Ma i social non sono un ufficio tecnico. I commenti non sono titoli edilizi. I “mi piace” non sostituiscono le autorizzazioni paesaggistiche. Le offese non cancellano le fotografie e le condivisioni non equivalgono alle fatture.
Oggi perfino La Vardera riconosce che proprio le pubblicazioni del giornale hanno messo in dubbio la prima ricostruzione di Crosta e reso inevitabile la verifica politica.
Chi ha attaccato Report Sicilia dovrebbe prenderne atto. La Vardera, a modo suo, lo ha già fatto. Gli altri continuano a comportarsi come se il problema fosse chi ha scoperto i fatti e non chi deve spiegarli.
La prova decisiva per Sodano
La Vardera rivolge a Sodano un appello quasi affettuoso:
«Michele, torna in te».
Ma Sodano non ha bisogno di ritrovare genericamente se stesso. Deve scegliere quale parte di sé vuole rappresentare.
Il candidato del cambiamento che prometteva di non guardare in faccia nessuno oppure il sindaco che difende il proprio vice anche dopo avere riconosciuto, secondo quanto riferisce La Vardera, che non lo avrebbe candidato conoscendo prima la vicenda?
Può ancora scegliere di disporre controlli indipendenti, ritirare le deleghe incompatibili, garantire la conservazione e la tracciabilità degli atti e pretendere la pubblicazione della documentazione.
Se non lo farà, avrà risposto con i fatti.
E se gli accertamenti dovessero confermare l’esistenza di lavori recenti realizzati senza i necessari titoli edilizi o paesaggistici, Crosta dovrà dimettersi. Ma non sarà più sufficiente chiedere scusa a Report Sicilia.
Anche Sodano, dopo avere legato la propria credibilità alla difesa del vicesindaco e avere delegittimato chi ha condotto l’inchiesta, dovrà assumersi la responsabilità politica della propria scelta e rassegnare le dimissioni.
Caro La Vardera, hai dimostrato coerenza espellendo Crosta. Adesso dimostra di volerla applicare a tutti.
Perché ad Agrigento non basta indossare la maglia di Controcorrente. Bisogna avere il coraggio di andare davvero controcorrente, soprattutto quando la corrente conduce dentro il Palazzo.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

