Agrigento – Caso Crosta, adesso risponda La Vardera: Può restare dirigente di Controcorrente e Vicesindaco chi possiede una casa abusiva?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Ismaele La Vardera ha costruito gran parte della propria azione politica sulla denuncia pubblica, sui video, sulle frasi ad effetto e sulla richiesta di dimissioni nei confronti di chiunque venga coinvolto in vicende che, a suo giudizio, pongano un problema di legalità o di opportunità politica.
Lo ha fatto anche affrontando il tema dell’abusivismo edilizio e arrivando a sostenere, sostanzialmente, che chi ha ereditato una casa abusiva dovrebbe vergognarsi di ciò che ha fatto il proprio padre.
Adesso, però, il caso riguarda Giovanni Crosta: dirigente di Controcorrente, vicesindaco di Agrigento e componente di primo piano del movimento fondato dallo stesso La Vardera.
Per questo Report Sicilia rivolge direttamente al deputato regionale alcune domande semplici, alle quali sarebbe opportuno rispondere con la stessa chiarezza e la stessa durezza utilizzate nei confronti degli altri.
Giovanni Crosta può continuare a essere dirigente di Controcorrente e vicesindaco di Agrigento dopo avere ammesso di essere proprietario di un immobile abusivo per il quale esiste una pratica di sanatoria?
E La Vardera ha già detto al suo dirigente politico che dovrebbe “vergognarsi” di ciò che avrebbe realizzato abusivamente suo padre?
Per gli altri la gogna, per Crosta il silenzio?
Crosta ha ammesso pubblicamente di essere proprietario dell’immobile di contrada Zingarello finito al centro dell’inchiesta di Report Sicilia. Ha sostenuto che si tratterebbe di una costruzione “non residenziale” e ha fatto riferimento a una pratica di sanatoria.
Non ha però mostrato pubblicamente la concessione in sanatoria, il titolo edilizio o il nulla osta della Soprintendenza che potrebbero dimostrare la piena regolarità dell’immobile.
La proprietà e l’esistenza della pratica di sanatoria sono state riconosciute dallo stesso Crosta. L’insanabilità di una parte rilevante della costruzione, invece, emergerebbe dalla documentazione in nostro possesso e dalla collocazione dell’immobile entro la fascia dei 150 metri dalla battigia, sottoposta a un vincolo di inedificabilità assoluta.
Una semplice domanda di sanatoria non equivale a una sanatoria concessa. E una costruzione realizzata in una zona sottoposta a inedificabilità assoluta non diventa regolare soltanto perché, a distanza di anni, è stata presentata un’istanza.
Se Crosta possiede atti capaci di smentire questa ricostruzione, li renda pubblici: mostri la concessione in sanatoria, il nulla osta paesaggistico della Soprintendenza, il titolo edilizio e le planimetrie che individuano le porzioni legittime e quelle oggetto della domanda.
Fino a quel momento, rimane una questione politica alla quale La Vardera non può sottrarsi.
La Vardera ha chiesto a Crosta di “vergognarsi”?
La Vardera dovrebbe spiegare se il principio da lui sostenuto valga per tutti oppure soltanto per gli avversari politici.
Se una persona che ha ereditato un immobile abusivo deve “vergognarsi” perché il padre lo ha costruito violando la legge, la stessa regola deve valere anche per Giovanni Crosta.
La Vardera ha detto a Crosta che deve vergognarsi dell’operato di suo padre?
Gli ha chiesto perché quell’immobile sarebbe stato costruito a meno di 150 metri dalla battigia, in una fascia nella quale l’edificazione è assolutamente vietata?
Gli ha domandato perché non renda pubblica la sanatoria che sostiene di possedere?
Gli ha chiesto di dimettersi da dirigente di Controcorrente e da vicesindaco di Agrigento?
Oppure, quando l’abuso edilizio riguarda un esponente del proprio movimento, le parole “legalità”, “vergogna” e “dimissioni” scompaiono improvvisamente dal vocabolario politico?
Può rimanere dirigente di Controcorrente?
La questione non riguarda soltanto il ruolo istituzionale ricoperto da Crosta nella Giunta Sodano. Riguarda direttamente Controcorrente e la credibilità politica del suo fondatore.
Crosta non è un semplice simpatizzante. È un dirigente del movimento, partecipa alle sue iniziative politiche e rappresenta Controcorrente all’interno dell’amministrazione comunale di Agrigento.
Può un movimento che fa del giustizialismo, delle denunce pubbliche e della pretesa superiorità morale i propri principali strumenti di comunicazione mantenere tra i suoi dirigenti un amministratore proprietario di un immobile abusivo e, secondo gli atti disponibili, almeno in parte insanabile?
Può Crosta continuare a esercitare le deleghe agli Affari legali, alla Trasparenza e anticorruzione, alla Polizia municipale, al Patrimonio e ai Tributi senza avere prima chiarito integralmente la propria posizione urbanistica?
La Vardera, che pretende risposte immediate dagli altri, non può limitarsi al silenzio quando il caso riguarda la sua stessa organizzazione politica.
Il confronto con Maddalusa
La vicenda assume un significato ancora più grave se confrontata con quanto sta accadendo a Maddalusa.
Da mesi centinaia di famiglie vengono lasciate senz’acqua perché vivono in immobili ricadenti in un’area sottoposta a vincolo. Controcorrente e l’amministrazione Sodano non hanno ancora risolto il problema, mentre il vicesindaco Crosta risulterebbe proprietario di una costruzione ricadente entro i 150 metri dalla battigia.
Se l’immobile di Crosta riceve regolarmente l’acqua, La Vardera dovrebbe spiegare perché ciò sia possibile mentre ai residenti di Maddalusa viene negato persino un servizio essenziale.
Se invece non è collegato alla rete idrica e fognaria, Crosta dovrebbe chiarire da dove provenga l’acqua utilizzata e dove vengano scaricate le acque reflue.
Anche su questo attendiamo una presa di posizione del fondatore di Controcorrente.
La legalità non può cambiare secondo il cognome
Report Sicilia non sta chiedendo condanne preventive. Sta chiedendo documenti, chiarezza e coerenza politica.
La Vardera ha scelto più volte di trasformare vicende amministrative e giudiziarie in battaglie pubbliche, spesso utilizzando parole durissime prima ancora che fossero definitivamente accertate eventuali responsabilità.
Oggi non può invocare il garantismo soltanto perché la persona coinvolta è un dirigente del suo movimento e il vicesindaco dell’amministrazione sostenuta da Controcorrente.
La domanda è semplice: Giovanni Crosta può restare dirigente di Controcorrente e vicesindaco di Agrigento dopo avere ammesso la proprietà di un immobile abusivo per il quale non è stata mostrata pubblicamente alcuna sanatoria concessa?
E ancora: Ismaele La Vardera ha detto a Crosta che “si deve vergognare” di suo padre, così come ha preteso che si vergognassero altri cittadini per gli abusi commessi dai loro genitori?
Se quella frase valeva per gli altri, deve valere anche per Crosta. Se non vale per Crosta, allora La Vardera dovrebbe spiegare pubblicamente perché.
La legalità non può essere utilizzata come un’arma contro gli avversari e accantonata quando coinvolge gli amici. O vale per tutti, oppure diventa soltanto propaganda.
Adesso La Vardera risponda.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

