Agrigento – Caso Crosta, firma un atto di indirizzo politico per accelerare le sanatorie mentre la sua pratica è pendente: Intervengano Prefetto e Procura. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Secondo Grandangolo, il vicesindaco avrebbe sottoscritto con l’assessore Mauriccia Miccichè un indirizzo agli uffici, scavalcando l’assessora all’Urbanistica Eleonora Sciortino. Se confermato, Sodano non avrebbe più alibi: revochi Crosta o si dimetta
Il caso dell’immobile di Giovanni Crosta compie un salto di qualità e investe direttamente il funzionamento dell’amministrazione comunale.
Secondo quanto pubblicato da Grandangolo, il vicesindaco avrebbe sottoscritto, insieme all’assessore ai Lavori pubblici Mauriccia Miccichè, un atto d’indirizzo finalizzato a sollecitare gli uffici comunali affinché definiscano rapidamente le pratiche di sanatoria.
La notizia, se confermata attraverso l’acquisizione dell’atto originale, è politicamente e istituzionalmente gravissima.
Crosta risulta infatti comproprietario di un immobile sul quale pende proprio una domanda di sanatoria. Avrebbe quindi impartito un indirizzo politico sulla stessa materia amministrativa nella quale possiede un interesse personale.
Non affermiamo, senza avere letto l’atto e i fascicoli, che siano già integrati illeciti o una causa giuridica di decadenza dalla carica. Questo dovranno stabilirlo gli organi competenti. Ma il conflitto sul piano dell’opportunità politica appare difficilmente contestabile.
Crosta avrebbe dovuto astenersi. Non firmare.
Report Sicilia aveva già segnalato il rischio
Alle 13:25 del 5 settembre Report Sicilia aveva trasmesso una PEC al Comune, al sindaco Michele Sodano, al segretario generale, alla Soprintendenza e al Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri.
Nella segnalazione avevamo chiesto espressamente l’adozione di misure organizzative capaci di impedire interferenze, sovrapposizioni o situazioni anche soltanto potenziali di conflitto d’interessi.
Avevamo scritto che Crosta avrebbe dovuto astenersi da qualsiasi attività, interlocuzione o procedimento riguardante direttamente o indirettamente l’immobile, la domanda di sanatoria, le utenze e gli accertamenti richiesti.
La PEC era già nella disponibilità dell’amministrazione.
Il sindaco l’aveva letta?
Il segretario generale aveva informato Crosta della necessità di astenersi?
Erano state impartite disposizioni agli assessori e agli uffici?
L’atto segnalato da Grandangolo è stato firmato prima o dopo la ricezione della PEC?
Queste date devono essere chiarite immediatamente.
Un indirizzo sulle sanatorie firmato da chi attende una sanatoria
Il punto non è stabilire preventivamente se l’atto abbia prodotto un vantaggio concreto per Crosta. Il problema nasce già dall’opportunità della sua partecipazione.
Un amministratore interessato personalmente da una pratica di sanatoria non dovrebbe sottoscrivere atti destinati a orientare l’attività degli uffici che definiscono quella stessa categoria di procedimenti.
Avrebbe dovuto dichiarare la propria posizione e restare completamente estraneo alla materia.
Se l’atto riguarda indistintamente tutte le pratiche arretrate, ciò non elimina la necessità dell’astensione. Occorre infatti conoscere:
- il contenuto integrale dell’indirizzo;
- la data e il numero di protocollo;
- chi lo abbia predisposto;
- quali uffici lo abbiano ricevuto;
- quali procedimenti siano interessati;
- se comprenda anche la pratica relativa all’immobile di Crosta;
- se il vicesindaco abbia partecipato a riunioni o interlocuzioni con i dirigenti;
- quali conseguenze l’atto abbia già prodotto.
Non basta sostenere che si volesse semplicemente velocizzare l’amministrazione. La trasparenza impone che chi possiede un interesse personale non intervenga sulla materia.
Perché è stata scavalcata l’assessora all’Urbanistica?
La ricostruzione contiene un’ulteriore anomalia politica.
L’atto sarebbe stato firmato dal vicesindaco Crosta e dall’assessore ai Lavori pubblici Mauriccia Miccichè. Non sarebbe stata coinvolta, invece, l’assessora all’Urbanistica Eleonora Sciortino, che per competenza avrebbe avuto maggiore titolo a occuparsi della definizione delle pratiche edilizie.
Perché Sciortino sarebbe stata scavalcata?
Perché la delega all’Urbanistica non compare in un atto riguardante le sanatorie?
In base a quale delega Crosta sarebbe intervenuto?
Sodano era stato informato?
Aveva autorizzato o condiviso quell’iniziativa?
Sono interrogativi che non possono essere liquidati come polemiche giornalistiche. Riguardano la corretta distribuzione delle competenze all’interno della Giunta e l’imparzialità degli indirizzi impartiti agli uffici.
Sodano difendeva Crosta mentre questo atto esisteva già?
Nella dichiarazione diffusa il 7 settembre nella propria qualità istituzionale, Sodano ha difeso apertamente Crosta, definendolo uno dei migliori amministratori avuti da Agrigento.
Ha sostenuto che al vicesindaco non sarebbe contestato alcun reato e ha attaccato Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia, accusandoci di diffondere ricostruzioni false e distorte.
Ma Sodano conosceva già l’esistenza dell’atto d’indirizzo sulle sanatorie?
Se lo ignorava, significa che non controlla l’attività politica della propria Giunta.
Se lo conosceva, deve spiegare perché non abbia ravvisato l’inopportunità della firma di Crosta e perché abbia preferito attaccare il giornale invece di imporre al vicesindaco una rigorosa astensione.
In entrambi i casi emerge un grave problema politico.
Prefetto e Procura acquisiscano subito l’atto
A questo punto non sono più sufficienti le verifiche interne del Comune.
Il Prefetto di Agrigento dovrebbe acquisire l’atto d’indirizzo e chiedere al sindaco e al segretario generale una relazione urgente sulla procedura seguita, sulle competenze esercitate e sulle misure adottate per prevenire il conflitto d’interessi.
La Procura della Repubblica dovrebbe valutare, nell’ambito delle proprie competenze, l’acquisizione:
- dell’atto originale e dei relativi allegati;
- del registro di protocollo e dei metadati informatici;
- della pratica di sanatoria relativa all’immobile di Crosta;
- dell’elenco dei procedimenti interessati dall’indirizzo;
- delle comunicazioni intercorse tra amministratori, dirigenti e uffici;
- dei dati relativi agli accessi e alle modifiche dei fascicoli;
- degli atti edilizi e paesaggistici eventualmente presentati per i lavori dell’ultimo quinquennio.
Non si afferma che i documenti siano stati alterati né che siano stati commessi reati. Si chiede un accertamento esterno affinché l’integrità dei fascicoli venga garantita e ogni possibile interferenza diventi impossibile.
Crosta rimetta immediatamente le deleghe
In attesa degli accertamenti, Crosta dovrebbe rimettere immediatamente le deleghe alla Polizia municipale, alla Trasparenza e anticorruzione, agli Affari legali, al Patrimonio, al Personale e a ogni altro settore collegato direttamente o indirettamente alla vicenda.
Dovrebbe inoltre formalizzare la propria astensione da qualsiasi procedimento relativo alle sanatorie, all’Urbanistica, alla sua proprietà, alle utenze e allo smaltimento dei reflui.
Non sarebbe un’ammissione di responsabilità. Sarebbe il minimo indispensabile per tutelare l’amministrazione, gli uffici e lo stesso vicesindaco.
La segreteria regionale di Controcorrente ne ha già chiesto il passo indietro. Se Crosta avesse davvero assicurato a Ismaele La Vardera che avrebbe rimesso le deleghe, come riferito dalle ricostruzioni giornalistiche, deve farlo senza ulteriori rinvii.
Sodano revochi Crosta o tragga le conseguenze
La responsabilità politica ricade adesso interamente sul sindaco.
Sodano non può continuare a prendere tempo, convocare riunioni di partito e difendere Crosta mentre emergono atti che potrebbero dimostrare quanto fosse necessaria l’astensione già richiesta da Report Sicilia.
Renda pubblico il documento.
Chiarisca chi lo abbia predisposto e perché sia stata esclusa l’assessora all’Urbanistica.
Sospenda ogni effetto dell’indirizzo fino alla conclusione delle verifiche.
Revochi Crosta dalla funzione di vicesindaco e dalle deleghe che possono interferire con gli accertamenti.
Se la notizia sarà confermata e Sodano continuerà comunque a proteggerlo, il problema non sarà più soltanto il comportamento di Crosta. Diventerà la capacità dello stesso sindaco di garantire imparzialità e trasparenza.
A quel punto Sodano non avrà più alibi né credibilità per restare alla guida della città.
Non potrà continuare a esistere politicamente un’amministrazione nella quale il proprietario di un immobile interessato da una sanatoria firma atti per accelerare le sanatorie, scavalca l’assessora competente e viene difeso dal sindaco che era già stato formalmente avvertito del conflitto.
Se Sodano non revocherà Crosta e non garantirà controlli esterni, dovrà trarre l’unica conseguenza politicamente coerente: dimettersi.
Pubblicate l’atto e rispondete alla città
Non servono altre offese contro Report Sicilia. Servono documenti.
Sodano, Crosta e il segretario generale rendano pubblico l’atto d’indirizzo, con protocollo, firme, destinatari e allegati.
Spieghino se la pratica di Crosta rientri tra quelle interessate.
Chiariscano perché il vicesindaco non si sia astenuto e perché l’assessora all’Urbanistica sia stata scavalcata.
Il Prefetto e la Procura intervengano subito, prima che il trascorrere del tempo possa rendere più difficile ricostruire fatti, accessi e responsabilità.
Report Sicilia aveva indicato il rischio prima che emergesse questa notizia. Se la firma di Crosta sarà confermata, quel rischio non sarà più soltanto teorico: avrà già assunto la forma concreta di un atto d’indirizzo rivolto agli uffici comunali.
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Fonte: Report Sicilia
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