Agrigento – Caso Crosta, Sodano lega il proprio destino al Vicesindaco: Se saranno accertati lavori abusivi, dovrà dimettersi anche lui. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

I post, i comunicati e il social storming non sostituiscono permessi, autorizzazioni e fatture. Il Sindaco continua a difendere Crosta e a delegittimare chi ha condotto l’inchiesta. Finora l’unico a dimostrare coerenza è Ismaele La Vardera
Il sindaco Michele Sodano ha scelto liberamente di legare il proprio destino politico a quello del vicesindaco Giovanni Crosta.
Lo ha fatto difendendolo pubblicamente anche dopo la richiesta di dimissioni proveniente da Controcorrente. Lo ha fatto definendolo uno dei migliori amministratori della città. Lo ha fatto, soprattutto, attaccando e delegittimando Report Sicilia, la testata che dal primo settembre sta conducendo un’inchiesta documentata sull’immobile di contrada Zingarello.
Sodano avrebbe potuto mantenere una posizione prudente e istituzionale: attendere le verifiche, garantire l’indipendenza degli uffici e chiedere al proprio vicesindaco di pubblicare tutti i documenti.
Ha preferito schierarsi prima ancora che gli accertamenti fossero conclusi.
È una scelta politica legittima, ma ogni scelta porta con sé una responsabilità. Da questo momento Sodano non può più considerarsi un semplice osservatore esterno alla vicenda né potrà, qualora emergessero irregolarità, scaricarne tutte le conseguenze sul proprio vicesindaco.
Per questo Report Sicilia pone fin da adesso una questione politica chiarissima: se gli accertamenti degli uffici comunali, della Soprintendenza e degli altri organi competenti dovessero dimostrare che sull’immobile sono stati eseguiti nell’ultimo quinquennio lavori privi dei necessari titoli edilizi o paesaggistici, Crosta dovrà dimettersi.
Ma dovrà lasciare anche il sindaco che ha scelto di difenderlo e di colpire pubblicamente chi aveva svolto l’inchiesta.
L’eredità non risponde alle domande sui lavori recenti
Crosta ha dichiarato di avere ereditato l’immobile e di non essere responsabile della sua costruzione originaria.
È un argomento che può avere rilievo rispetto alle opere realizzate decenni fa. Non risponde, però, alla parte centrale dell’inchiesta di Report Sicilia.
Il punto non è soltanto stabilire chi abbia costruito originariamente la casa. Occorre accertare che cosa sia accaduto negli anni successivi e, in particolare, nell’ultimo quinquennio.
Dal confronto tra immagini storiche e fotografie più recenti sembrerebbero emergere interventi, sistemazioni e trasformazioni che devono essere verificati dagli organi competenti.
Non affermiamo in questa sede, in assenza del fascicolo completo e di un sopralluogo ufficiale, che quelle opere siano certamente abusive. Chiediamo che gli uffici stabiliscano:
- quali interventi siano stati realmente eseguiti;
- quando siano stati realizzati;
- chi li abbia commissionati;
- quale impresa o quali lavoratori li abbiano materialmente effettuati;
- se siano state presentate Cila, Scia, richieste di permesso di costruire o altre pratiche edilizie;
- se fosse necessaria e sia stata rilasciata un’autorizzazione paesaggistica;
- se le opere abbiano interessato porzioni legittime oppure parti ancora oggetto della domanda di sanatoria;
- se il cantiere sia stato regolarmente comunicato;
- se siano state rispettate le norme sulla sicurezza;
- se esistano fatture, bonifici, contratti, preventivi e documentazione relativa all’impresa esecutrice;
- se gli impianti siano stati realizzati o modificati e se esistano le relative dichiarazioni di conformità.
A queste domande non si risponde dicendo di avere ereditato la casa.
Si risponde mostrando permessi, autorizzazioni e fatture.
Crosta pubblichi tutta la documentazione
Se i lavori sono stati regolarmente autorizzati, Crosta può chiudere immediatamente questa parte della vicenda.
Pubblichi, oscurando gli eventuali dati personali non rilevanti, le pratiche edilizie, le autorizzazioni paesaggistiche, le comunicazioni presentate al Comune, i nominativi dei tecnici, la documentazione dell’impresa esecutrice e le fatture relative agli interventi.
Mostri la corrispondenza tra lo stato attuale dei luoghi e le planimetrie depositate.
Chiarisca quali porzioni dell’immobile siano legittime, quali siano interessate dalla sanatoria e quali interventi siano stati eseguiti negli ultimi cinque anni.
Se i documenti esistono, vengano resi pubblici.
Se non esistono, spetterà agli uffici accertare la natura delle opere e adottare gli eventuali provvedimenti conseguenti.
Non può essere il proprietario a stabilire unilateralmente che gli interventi siano irrilevanti. E non può essere il sindaco, attraverso una difesa politica preventiva, a sostituirsi all’attività tecnica degli uffici.
Il sopralluogo non è più rinviabile
Il Comune di Agrigento deve disporre un sopralluogo sull’immobile e confrontare lo stato attuale con tutta la documentazione presente nel fascicolo.
Occorre individuare con esattezza la consistenza originaria della costruzione e distinguere:
- le eventuali porzioni legittimamente realizzate;
- quelle comprese nella domanda di sanatoria;
- gli interventi realizzati successivamente;
- le opere che avrebbero richiesto nuovi titoli edilizi;
- le eventuali modifiche eseguite in assenza delle autorizzazioni necessarie.
La verifica deve comprendere anche la distanza dalla battigia, la disciplina applicabile alla fascia dei 150 metri dal mare e la possibilità giuridica di definire favorevolmente, in tutto o in parte, la pratica di sanatoria.
Il sopralluogo dovrà essere formalmente verbalizzato e affidato a personale posto in condizioni di assoluta indipendenza.
Crosta detiene deleghe particolarmente delicate, comprese quelle alla Polizia municipale, alla Trasparenza e anticorruzione, agli Affari legali, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale. Ogni accertamento deve quindi essere sottratto anche soltanto al sospetto di condizionamenti, interlocuzioni improprie o interferenze.
Il Segretario generale deve vigilare sulla regolarità dell’intero procedimento e sulle eventuali cause di astensione.
L’Atto di indirizzo sulle sanatorie
A rendere ancora più delicata la posizione di Crosta è l’Atto di indirizzo finalizzato ad accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio, sottoscritto insieme all’assessore Costanza Miccichè.
Crosta risulta direttamente interessato da una pratica di sanatoria ancora pendente.
Il fatto che l’Atto di indirizzo abbia carattere generale non cancella il problema dell’opportunità politica e istituzionale. Un amministratore titolare di un interesse personale nella materia avrebbe dovuto tenersi lontano da qualunque iniziativa riguardante sanatorie e condoni, evitando persino l’apparenza di un possibile conflitto d’interessi.
Anche questo profilo deve essere chiarito.
Occorre verificare la competenza dei firmatari, il percorso seguito per la formazione dell’atto, l’eventuale coinvolgimento dell’assessore titolare della delega all’Urbanistica e le ragioni per le quali Crosta abbia ritenuto opportuno sottoscriverlo nonostante la propria posizione personale.
Il sindaco non può limitarsi a ignorare questa coincidenza o a liquidarla come irrilevante.
I social non sono un ufficio tecnico
Questa vicenda non si concluderà con un post su Facebook e neppure con una nota stampa predisposta per difendere Crosta e spostare l’attenzione contro chi ha sollevato il caso.
I social non sono un ufficio tecnico.
I commenti non sono titoli edilizi.
I “mi piace” non valgono come autorizzazioni paesaggistiche.
Cento attestati di solidarietà non possono sostituire una Cila, una Scia, un permesso di costruire, una fattura o un verbale di sopralluogo.
Il sindaco Michele Sodano dovrebbe averlo già compreso: non è scrivendo difese sui social o diffondendo comunicati stampa che si accerta la regolarità di un immobile.
Quelle comunicazioni hanno avuto, volontariamente o meno, un effetto preciso: hanno spostato il bersaglio da chi deve fornire i documenti a chi ha condotto l’inchiesta.
Al posto delle risposte sono arrivati insulti e attacchi. Al posto degli atti, una valanga di commenti contro Report Sicilia e Giuseppe Di Rosa.
Il social storming e il linciaggio digitale
È il meccanismo tipico del social storming, che può trasformarsi in un vero linciaggio digitale: gruppi di utenti, coordinati oppure semplicemente trascinati da una forte dinamica di branco, assalgono contemporaneamente un bersaglio specifico.
A quel punto non si discute più del contenuto dell’inchiesta.
Non si leggono i documenti.
Non si risponde alle domande.
Si tenta esclusivamente di isolare, intimidire e delegittimare chi le ha poste.
È un metodo già visto molte volte: quando non si riesce a smentire una notizia con gli atti, si prova a screditare chi l’ha pubblicata. Si sposta la discussione dalla casa al giornale, dalla sanatoria a Di Rosa, dai possibili lavori recenti alla sua precedente candidatura a sindaco.
Ma il fatto che Giuseppe Di Rosa sia stato candidato sindaco non modifica di un millimetro la situazione urbanistica dell’immobile. Non risponde alle domande sui lavori dell’ultimo quinquennio e non produce i permessi eventualmente necessari.
Il tentativo di trasformare l’inchiesta in una vendetta politica serve soltanto a evitare il merito.
Sindaco, non ci fermerete
Se il sindaco Sodano o chi lo sostiene pensa che questo metodo possa fermare Report Sicilia, non ha ancora compreso con chi ha a che fare.
Noi non ci fermeremo.
Siamo certi della serietà delle domande formulate perché abbiamo lavorato sulle carte, sulle fotografie, sulle immagini storiche e sul confronto tra lo stato precedente e quello più recente dell’immobile.
Proprio perché sappiamo ciò che abbiamo acquisito, non abbiamo chiesto condanne anticipate. Abbiamo domandato agli uffici di controllare.
Non ci interessa vincere una rissa su Facebook. Ci interessa conoscere la verità amministrativa e documentale.
Il sindaco può continuare a scrivere ciò che pensa di Giuseppe Di Rosa. L’idea che ha di lui non è mai stata messa in dubbio. Di Rosa conosce bene il genere di rapporto politico che Sodano ha scelto di instaurare con chi esercita un controllo pubblico sulla sua amministrazione.
Ma il giudizio personale del sindaco non modifica le carte, non cancella le fotografie e non risponde alle domande.
La questione sulla quale sarà giudicato non è ciò che pensa di Di Rosa, ma la scelta di avere utilizzato la propria autorevolezza istituzionale per difendere preventivamente Crosta e delegittimare chi aveva condotto un’inchiesta d’interesse pubblico prima ancora della conclusione degli accertamenti.
L’unico coerente, finora, è La Vardera
In questo momento l’unico a dimostrare coerenza con i principi pubblicamente proclamati da Controcorrente è Ismaele La Vardera.
Ha preteso nei confronti di un esponente del proprio movimento lo stesso rigore che avrebbe invocato se si fosse trovato all’opposizione. Ha riconosciuto il valore del lavoro d’inchiesta di Report Sicilia e ha assunto una posizione politica senza aspettare che la convenienza gli suggerisse da quale parte schierarsi.
Tutti gli altri dovrebbero interrogarsi seriamente.
Il sindaco, gli amministratori, gli iscritti e persino quegli elettori di Controcorrente che continuano a difendere Crosta senza pretendere prima permessi, autorizzazioni e fatture stanno mostrando, nei comportamenti, una cultura politica molto più vicina alle logiche tradizionalmente rappresentate ad Agrigento da Roberto Di Mauro e Riccardo Gallo che al movimento fondato da La Vardera.
Non stiamo attribuendo a ciascuno di loro un’appartenenza partitica. Stiamo valutando i comportamenti.
E i comportamenti parlano chiaramente: difesa preventiva dell’amministratore, attacco a chi controlla, fastidio verso le domande e solidarietà espressa prima ancora dell’esame dei documenti.
La tessera potrà anche riportare il nome di Controcorrente, ma il riflesso condizionato sembra quello della politica più antica: quando un’inchiesta riguarda un avversario si pretende il massimo rigore; quando tocca uno dei propri si alzano le barricate.
È precisamente il sistema contro il quale La Vardera sostiene di essersi ribellato.
Se una parte di Controcorrente ad Agrigento preferisce proteggere Crosta anziché seguire il proprio leader nella richiesta di chiarezza, forse ha semplicemente sbagliato movimento.
Oppure, più probabilmente, non voleva cambiare il sistema Agrigento: voleva soltanto entrarci e gestirlo con un simbolo nuovo.
La Vardera, almeno per ora, ha dimostrato di non accettarlo. Gli altri stanno mostrando di sentirsi molto più a proprio agio nei vecchi equilibri di potere che nella corrente contraria promessa agli elettori.
La posizione di Sodano
A questo punto il problema non riguarda più soltanto Crosta. Investe l’intera amministrazione e la credibilità del primo cittadino.
Se Sodano considera infondata l’inchiesta, disponga tutti gli accertamenti necessari e ne pubblichi gli esiti. Se ritiene che Crosta abbia operato correttamente, gli chieda di mostrare immediatamente permessi, autorizzazioni e fatture.
Non può contemporaneamente difendere l’amministratore, contestare le domande e contribuire a indicare come bersaglio chi ha portato alla luce la vicenda.
La Vardera ha già assunto una posizione. Sodano continua invece a difendere il proprio vicesindaco e, così facendo, si allontana sempre di più dalla linea politica del movimento con il quale è stato eletto.
La distanza non è più soltanto sulla persona di Crosta. Riguarda il significato stesso di parole come trasparenza, responsabilità e coerenza.
La sfida politica a Michele Sodano
Report Sicilia lancia pubblicamente una sfida al sindaco.
Disponga, attraverso gli uffici competenti e sotto la vigilanza del Segretario generale, una verifica completa e indipendente sull’immobile di contrada Zingarello.
Faccia accertare:
- quali lavori siano stati realizzati nell’ultimo quinquennio;
- quando siano stati eseguiti;
- chi li abbia commissionati;
- chi li abbia materialmente realizzati;
- la presenza dei necessari titoli edilizi;
- l’esistenza delle autorizzazioni paesaggistiche;
- la disponibilità delle fatture e della documentazione fiscale;
- la corrispondenza tra lo stato attuale e le planimetrie depositate;
- se gli interventi abbiano interessato porzioni ancora oggetto di sanatoria;
- il rispetto delle disposizioni sul cantiere, sulla sicurezza e sulla conformità degli impianti.
Dopo gli accertamenti potranno verificarsi due scenari.
Se le opere risulteranno tutte regolari, Report Sicilia pubblicherà gli esiti con la stessa evidenza riservata all’inchiesta.
Se, invece, verrà accertato che nell’ultimo quinquennio sono stati eseguiti lavori privi dei necessari titoli edilizi o paesaggistici, Crosta dovrà dimettersi immediatamente.
E dovrà dimettersi anche Michele Sodano.
Se avremo avuto ragione, non basteranno le scuse
Il sindaco non potrà tentare, soltanto dopo gli accertamenti, di prendere le distanze dal proprio vicesindaco.
Non potrà sostenere di non sapere.
Non potrà revocare Crosta all’ultimo momento e fingere che la vicenda non riguardi anche la propria credibilità.
Sodano è stato avvertito. Ha visto le immagini, conosce le domande, sa della pratica di sanatoria e della richiesta di controlli trasmessa agli organi competenti.
Nonostante questo, ha scelto di difendere pubblicamente Crosta e di contestare chi aveva svolto l’indagine.
Se gli accertamenti dovessero confermare l’esistenza di lavori abusivi recenti, la sua valutazione politica si sarà dimostrata gravemente sbagliata. Anche il suo comportamento nei confronti della testata diventerebbe incompatibile con la responsabilità istituzionale che deriva dalla carica di sindaco.
A quel punto non basterà chiedere scusa.
Non basterà cancellare un post.
Non basterà pubblicare una nuova nota stampa.
Non basterà sostenere di essere stato informato male.
Le scuse avrebbero valore adesso, quando il sindaco potrebbe ancora scegliere la prudenza, rispettare il lavoro giornalistico e attendere le verifiche.
Dopo l’eventuale accertamento delle irregolarità, le scuse non sarebbero più sufficienti.
Sodano si assuma fino in fondo la responsabilità della sua scelta
Un sindaco può commettere un errore. Ma quando utilizza la propria posizione per delegittimare chi documenta fatti d’interesse pubblico e garantisce politicamente per un amministratore, deve essere pronto ad assumersi tutte le conseguenze.
Michele Sodano ha scelto di legare il proprio nome alla posizione di Crosta.
Adesso attenda gli accertamenti e sia pronto a rispondere della propria scelta.
La richiesta di Report Sicilia è chiara:
- controlli immediati;
- sopralluogo indipendente;
- acquisizione dei titoli edilizi e paesaggistici;
- verifica delle opere eseguite nell’ultimo quinquennio;
- acquisizione della documentazione tecnica e fiscale;
- pubblicazione integrale degli esiti.
Se sarà dimostrato che i lavori erano regolari, ne prenderemo lealmente atto.
Se sarà dimostrato il contrario, Crosta dovrà lasciare la carica. E con lui dovrà dimettersi il sindaco che, invece di aspettare i fatti, ha scelto di difenderlo e di alimentare, con i propri interventi, l’ondata social contro chi quei fatti ha avuto il coraggio di cercarli.
Non è una richiesta di condanna giudiziaria.
È una questione di responsabilità politica, credibilità istituzionale e rispetto della libertà d’informazione.
Sindaco Sodano, se alla fine avremo avuto ragione noi, non le basterà più chiedere scusa.
Dovrà dimettersi anche lei.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

