Al momento stai visualizzando Agrigento – Centocinquanta millimetri di pioggia e cento giorni

Agrigento – Centocinquanta millimetri di pioggia e cento giorni

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Centocinquanta millimetri di pioggia e cento giorni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

allagamenti agrigento

Agrigento sott’acqua

Sabato 19 settembre, poco dopo le 14, Agrigento ha smesso di essere una città e per tre ore è diventata un bacino idrografico. Alla stazione di Agrigento Scibica il Centro Meteorologico Siciliano ha misurato 145,4 millimetri di pioggia in tre ore: un valore che supera ogni massimo registrato dalla stazione dall’avvio delle misurazioni nel 2002, e non solo sulle tre ore, ma su sei, dodici, ventiquattro, quarantotto e settantadue. Battuto anche il record di intensità oraria, 69 mm/h contro i 57,4 del 2019. In piazza Marconi la carreggiata ha ceduto aprendo una voragine che ha inghiottito il muso di un’auto; sulla statale 640, al bivio per Favara e Aragona, si è verificato un importante smottamento. Le infiltrazioni hanno costretto l’Asp a trasferire la continuità assistenziale di via Giovanni XXIII a San Leone. Su un punto le cronache divergono: il sindaco ha parlato di nessun ferito, mentre un quotidiano regionale ha riferito di una persona trasportata in ospedale dopo un tamponamento lungo la Passeggiata Archeologica.

Sventura o ingiustizia?

La difesa d’ufficio è cominciata prima che l’acqua defluisse: evento eccezionale, cinque volte la media mensile di settembre, nessuna amministrazione avrebbe retto. È qui che serve Judith Shklar. In The Faces of Injustice (Shklar, 1990) la filosofa di Harvard mostra che il confine tra sventura (misfortune) e ingiustizia non è tracciato dalla natura ma da una decisione politica: chiamiamo sventura ciò che abbiamo deciso di considerare imprevedibile. Ogni volta che un’infrastruttura pubblica cede sotto un evento che era nella gamma del prevedibile, quella qualifica va rinegoziata. Shklar aggiunge il concetto decisivo di ingiustizia passiva: non il funzionario che nuoce, ma quello che non fa ciò che il ruolo gli impone e poi si dichiara travolto.

I cento giorni, e perché non assolvono

Michele Sodano si è insediato l’11 giugno 2026: cento giorni esatti. L’argomento dei difensori è serio e va preso sul serio. Iris Marion Young (Responsibility for Justice, 2011) offre lo strumento per scomporlo: esiste un modello della colpa (liability model), retrospettivo, che imputa un danno a un agente identificabile; ed esiste una responsabilità politica, prospettica, che nasce dall’appartenenza a una struttura e comincia il primo giorno di mandato. Nessuno può addebitare a questa giunta sessant’anni di abusivismo e una rete di drenaggio sottodimensionata. Ma nessuno può nemmeno usare quell’eredità come franchigia.

E c’è un dettaglio che rende l’alibi inservibile, perché non viene dall’opposizione ma dall’amministrazione stessa. Il 2 settembre il sindaco aveva dedicato un video ai social alla prevenzione degli allagamenti, annunciando con l’assessore Miccichè la pulizia di valloni e tombini «prima delle piogge»: diciassette giorni dopo, la città era sott’acqua. Nella conferenza stampa sui primi cento giorni si era dichiarato eseguito il lavoro di pulizia e manutenzione delle caditoie. Chi rivendica la programmazione accetta di essere misurato su di essa.

Chi paga, e la struttura di base

Rawls (A Theory of Justice, 1971) insegna che l’oggetto della giustizia non sono le virtù dei governanti ma la struttura di base: le istituzioni che distribuiscono benefici e oneri. La pioggia cade uguale su tutti; l’acqua no. L’ordinanza firmata dal sindaco vieta l’uso di interrati, seminterrati e “bassi” nelle zone più esposte — viale Emporium sul lato del fiume Akragas, le vie Teti, Apollo, Olimpo, Zirretta, Vesta, Maddalusa: una mappa involontaria di chi, ad Agrigento, abita il rischio. Un’amministrazione si giudica da come tratta i più esposti, non dalla media cittadina.

Il pubblico eclissato

John Dewey (The Public and Its Problems, 1927) definiva il pubblico come l’insieme di coloro che subiscono le conseguenze indirette delle azioni altrui e che devono organizzarsi per controllarle; e ne denunciava l’eclissi quando quel corpo non riesce più a riconoscersi. La rissa social tra accusatori e difensori è precisamente il surrogato dell’eclissi: energia civica che non diventa domanda verificabile. La domanda deweyana è un’altra e va rivolta al Comune: quante caditoie sono state pulite, in quali vie, in quali date, con quale cronoprogramma pubblico, e qual è la portata massima smaltibile dalla rete? Senza contare che la città è oggi piena di cantieri per la rete idrica, i cui detriti finiscono nelle caditoie.

New York, o l’anticipazione

Mentre i tecnici lavoravano, il sindaco seguiva l’emergenza da New York, dove partecipava al Climate Mobility Summit con Agrigento e Venezia come città costiere a rischio, annunciando una mappatura dei danni e una richiesta di fondi alla Regione. Non è ipocrisia: è la distanza che Aaron Wildavsky (Searching for Safety, 1988) descrive tra anticipazione — piani, vertici, strategie — e resilienza, la capacità di assorbire il colpo qui e ora. Una città che eccelle nella prima e fallisce nella seconda ha semplicemente delegato al futuro ciò che le costava oggi. Che il Comune abbia comunicato che l’evento «non era stato previsto» è, in questa chiave, l’ammissione più grave: la preparazione non può dipendere dal bollettino.

Cento giorni sono pochi per riparare cinquant’anni. Sono abbastanza per avere un piano pubblico, dati verificabili e una catena di comando che non richieda un fuso orario di distanza. Il metro di giudizio non è la pioggia caduta: è ciò che di quella pioggia era dicibile, prevedibile e documentabile prima delle 14 di sabato.

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento