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Agrigento – Emergenza idrica, il Tribunale Superiore respinge ricorso del Comune di Santo Stefano Quisquina

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Agrigento – Emergenza idrica, il Tribunale Superiore respinge ricorso del Comune di Santo Stefano Quisquina. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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“Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) ha scritto la parola “fine” (almeno in questa sede) su una accesa disputa relativa alla gestione delle risorse idriche agrigentine, rigettando integralmente il ricorso proposto dal Comune di Santo Stefano Quisquina”.

Lo ha annunciato l’avvocato Girolamo Rubino, ecco il testo integrale del comunicato che ha diffuso:

“Oggetto del contendere: il mega-progetto per la realizzazione del pozzo “Monnafarina” e della relativa condotta di adduzione all’acquedotto Voltano.

La vicenda affonda le sue radici nello stato di crisi idrica e di emergenza regionale proclamato per far fronte alla drammatica siccità dell’isola. Per mitigare gli effetti della carenza d’acqua, l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini (A.I.C.A.) aveva varato un piano straordinario di interventi.

Tra le opere strategiche figurava la realizzazione di un nuovo pozzo in contrada Monnafarina, situato geograficamente nel territorio di Castronovo di Sicilia (PA), ma interconnesso con il sistema “Voltano”. Un’opera blindata anche dal Piano d’Ambito dell’ATO 9 di Agrigento.

Il Comune di Santo Stefano Quisquina – difeso dall’avv. Giovanni Immordino – era insorto impugnando la determinazione decisoria della Conferenza dei Servizi. Il timore dell’amministrazione locale era che il nuovo prelievo potesse prosciugare o compromettere irreversibilmente la risorsa idrogeologica da cui si approvvigiona la propria comunità, in assenza di adeguate e preventive prove di emungimento e di portata sul bacino della Quisquina.

Assemblea Territoriale Idrica Agrigento – Ambito Territoriale 9 si è costituita in giudizio con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino

Davanti al Collegio presieduto dal dott. Antonio Pietro M. Lamorgese, il Comune ricorrente ha giocato la carta del vizio formale, denunciando la violazione delle norme sul procedimento (L. 241/1990) per l’utilizzo della modalità semplificata ed asincrona.

I giudici del Tribunale Superiore hanno però smontato la tesi formalistica, stabilendo che, a seguito delle riforme legislative, la modalità ordinaria e regolare è proprio quella asincrona.

Il cuore del rigetto risiede tuttavia nella valutazione scientifica dell’impatto idrico.

 I progettisti incaricati hanno confutato la tesi dell’unicità del bacino acquifero della Quisquina paventata dal Comune, evidenziando che gli studi presentati dall’ente locale erano datati o non pertinenti poiché riferiti a un bacino distante e distinto (quello della sorgente di Capo Favara).

Il Tribunale ha ricordato che i giudici non possono sostituirsi alle valutazioni di merito e scientifiche degli organi tecnici della Pubblica Amministrazione se non in presenza di macroscopiche e palesi illogicità, qui del tutto insussistenti.

Il verdetto è severo anche sotto il profilo economico: il Comune di Santo Stefano Quisquina è stato condannato a rifondere le spese di giudizio liquidate in complessivi 9.000 euro a favore delle controparti”.

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Fonte: quilicata.it

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