Agrigento – Finta base Nato a Punta Bianca, condannato il “finto cardinale”: 4 anni e 2 mesi. Assolti i fratelli Favata. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo
Promettevano assunzioni in una struttura militare mai esistita: oltre 150 persone coinvolte nell’inchiesta. La Procura aveva chiesto fino a dieci anni di carcere.
Quattro anni e due mesi di reclusione, oltre a una multa di 2 mila euro, per Luciano Montemurro, il favarese accusato di essersi spacciato per un cardinale vescovo di Monreale. Si chiude così, in primo grado, il processo sulle presunte truffe legate a fantomatici posti di lavoro in una base Nato che sarebbe dovuta sorgere a Punta Bianca, ma che in realtà non è mai esistita. Assolti, invece, i fratelli Angelo e Diego Favata, originari di Canicattì.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Fulvia Veneziano, con a latere Michele Agrifoglio e Stefano D’Amico. Montemurro è stato condannato per truffa, mentre è stato assolto dalle accuse di associazione a delinquere e falso perché il fatto non sussiste. Per le medesime contestazioni sono stati assolti anche i fratelli Favata, scagionati dalla truffa perché non hanno commesso il fatto.
Il verdetto si discosta sensibilmente dalle richieste della Procura. Il pubblico ministero Federica Rabajoli aveva sollecitato dieci anni di reclusione per Montemurro, quattro anni e dieci mesi per Angelo Favata e quattro anni per Diego Favata. Le difese, rappresentate dagli avvocati Paolo Ingrao e Calogero Meli, avevano chiesto l’assoluzione degli imputati.
Al centro del procedimento c’era un presunto sistema di false promesse di assunzione che, secondo l’accusa, tra febbraio 2020 e agosto 2021 avrebbe interessato più di 150 persone. Ai potenziali candidati veniva prospettata l’apertura di un presidio militare a Punta Bianca e la possibilità di ottenere un impiego. Alcuni avrebbero consegnato denaro nella speranza di essere assunti, mentre altri sarebbero stati indotti a coinvolgere ulteriori aspiranti lavoratori.
Per rendere credibile il progetto sarebbe stato utilizzato anche il nome del generale Luciano Portolano, indicato come futuro comandante della presunta struttura militare e persino come destinatario delle somme richieste. Il generale figura tra le parti civili e Montemurro dovrà risarcirgli i danni.
Nel corso del dibattimento sono emerse anche le testimonianze di due coniugi di Racalmuto, titolari di una pasticceria, che avevano raccontato di aver costituito una nuova società e chiuso quella precedente dopo aver ricevuto la prospettiva di gestire la mensa della base. Una vicenda che, secondo il loro racconto, sarebbe stata accompagnata dall’esibizione di documenti ministeriali falsi e da continui rinvii dell’avvio dell’attività.
Oltre alla pena detentiva e alla multa, per Montemurro è scattata l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il tribunale ha rinviato al giudice civile la quantificazione dei risarcimenti, respingendo la richiesta delle parti civili di ottenere immediatamente una provvisionale.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
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Fonte: Sicilia24h
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