Agrigento – Il tentato omicidio di un minorenne a San Leone, c’è un quarto indagato. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

C’è un quarto indagato nell’inchiesta sul tentato omicidio di un minorenne avvenuto nella notte tra l’1 ed il 2 agosto a San Leone. Si tratta della persona che per primo ha chiamato i soccorsi nonché uno degli amici del ragazzino colpito con otto coltellate. Il giovane era stato segnalato dai carabinieri per le ipotesi di reato di favoreggiamento e false dichiarazioni al pubblico ministero.
Per i militari dell’Arma, che lo hanno interrogato come testimone subito dopo l’evento, non avrebbe detto la verità su quanto accaduto quella notte omettendo alcuni particolari che invece sono emersi dalla visione delle immagini estrapolate dalle telecamere. L’inchiesta, dunque, si allarga e non sono esclusi (a breve) ulteriori indagati. Gli investigatori, infatti, mirano a identificare tutti i coloro i quali hanno preso parte alla rissa grazie anche alle numerose telecamere della zona. Oltre al 19enne, un operaio agrigentino, risultano indagate altre tre persone: si tratta del 26enne (difeso dall’avvocato Salvatore Pennica), al momento in carcere con l’accusa di tentato omicidio, rissa e porto di oggetti atti ad offendere, e i due giovani feriti a coltellate: il minorenne, colpito ben otto volte sul torace, sul dorso e sul braccio destro, e un ventenne, accoltellato al ginocchio. Per entrambi l’ipotesi di reato è rissa in concorso.
Nella giornata di ieri il gip Nicoletta Sciarratta non ha convalidato l’arresto disponendo tuttavia la custodia in carcere per il principale indagato. Si tratta di “tecnicismi” giuridici per quanto riguarda la mancata convalida del provvedimento: il gip ha ritenuto non legittimo l’arresto in assenza del requisito di “quasi flagranza” di reato. Il pm aveva altresì chiesto la riqualificazione – da arresto a fermo – mancando anche qui un altro requisito fondamentale, vale a dire il pericolo di fuga. Il ventiseienne, infatti, si è spontaneamente consegnato ai carabinieri della stazione di Villaggio Mosè. Il giudice, tuttavia, ha ritenuto gravi gli indizi a carico del 26enne che non si è limitato a difendersi da un’aggressione ma si è spinto ben oltre affondando per ben otto volte il coltello contro il minorenne. Per il giudice viene meno anche il presupposto della legittima difesa e la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni dolose aggravate: il gambiano, infatti, ha dichiarato di aver agito perchè sentitosi minacciato dal “branco” che avrebbe anche millantato l’intenzione di usare una pistola. La versione fornita durante l’interrogatorio, tuttavia, è stata giudicata “non credibile” avendo l’uomo reso dichiarazioni “in parte confessorie e, d’altra parte, intrinsecamente contraddittorie”.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
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