Agrigento – Inchiesta su mafia e appalti pubblici: la Procura chiede il processo per sei indagati e una società. Nella lista non c’è Salvatore Iacolino. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone e di una società nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza un sistema di corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa nostra, con presunti rapporti tra imprenditori, dirigenti della Regione Siciliana e ambienti mafiosi.
La richiesta, firmata dai pubblici ministeri Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino, riguarda Carmelo Vetro, 41 anni, figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe Vetro, già condannato nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola”. Coinvolti anche il dirigente regionale Giancarlo Teresi, il funzionario Francesco Mangiapane, l’imprenditore Giovanni Aveni, Salvatore Vetro, fratello di Carmelo, Antonio Lombardo, cognato dello stesso Vetro, e la società An.Sa Srl.
L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 17 luglio davanti al giudice Rosario Di Gioia, che dovrà decidere se disporre o meno il processo.
L’indagine è la stessa che ha coinvolto anche l’ex manager della sanità Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il suo nome, però, non compare tra quelli destinatari della richiesta di rinvio a giudizio notificata in questa fase. Una scelta che potrebbe dipendere dalla decisione della Procura di procedere con filoni processuali separati.
Secondo gli investigatori, Carmelo Vetro avrebbe ottenuto incarichi e affidamenti pubblici attraverso il pagamento di tangenti a funzionari regionali, riuscendo così a favorire imprese riconducibili alla propria famiglia. Per la Procura, le presunte condotte corruttive sarebbero state finalizzate anche ad agevolare gli interessi di Cosa nostra.
Tra gli appalti finiti al centro dell’inchiesta figurano quelli relativi al dragaggio dei fondali del porto di Marinella di Selinunte e agli interventi di manutenzione straordinaria del porto di Donnalucata, nel territorio di Scicli, comprensivi del ripascimento della spiaggia di Spinasanta.
Per il primo appalto, l’accusa sostiene che il dirigente regionale Giancarlo Teresi avrebbe ricevuto una tangente di 1.500 euro per favorire la società riconducibile ai Vetro nell’affidamento del servizio di trasporto e smaltimento di circa 400 tonnellate di posidonia.
Nel secondo episodio contestato, invece, la presunta mazzetta sarebbe stata di 8 mila euro. In cambio, Teresi avrebbe omesso i controlli previsti, consentendo alla ditta riconducibile agli indagati di ottenere l’affidamento dei lavori. A Carmelo Vetro viene contestata anche la detenzione illegale di armi
Salvatore Vetro risponde di un episodio di corruzione legato ai lavori nel porto di Marinella di Selinunte, mentre Antonio Lombardo è accusato anche di un ulteriore episodio riguardante il trasporto della posidonia depositata nell’area di Castelvetrano.
Secondo la Procura, per quest’ultima procedura sarebbero stati versati complessivamente 20 mila euro a Giancarlo Teresi, in cambio dell’interessamento per l’affidamento dei servizi di trasporto, conferimento in discarica e monitoraggio ambientale.
Tra gli indagati figura anche l’imprenditore Giovanni Aveni, mentre ai funzionari regionali Teresi e Mangiapane viene contestato di aver ricevuto, rispettivamente, 30 mila e 10 mila euro nell’ambito delle presunte attività corruttive.
Nel procedimento compare anche la società An.Sa Srl, che secondo gli inquirenti sarebbe stata di fatto gestita da Carmelo Vetro, nonostante la formale intestazione ad altri soggetti.
La posizione di tutti gli indagati sarà ora esaminata dal giudice dell’udienza preliminare. Come previsto dalla legge, le accuse dovranno essere accertate nel corso del procedimento e gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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Fonte: Sicilia24h
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