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Agrigento – Inchiesta sull’appalto della Mosella, terminati gli interrogatori: ora il gip decide sulle misure cautelari

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Agrigento – Inchiesta sull’appalto della Mosella, terminati gli interrogatori: ora il gip decide sulle misure cautelari. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Si è conclusa la fase degli interrogatori preventivi nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Agrigento relativa all’appalto da 3,2 milioni di euro per i lavori di manutenzione straordinaria della strada Mosella, il collegamento viario tra la Statale 640 e la Statale 115. Adesso la decisione sull’eventuale applicazione delle misure cautelari passa al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Miceli.

Gli imprenditori favaresi Dino Caramazza e Antonino Milioti, assistiti dall’avvocato Giuseppe Barba, hanno scelto di non rispondere alle domande del giudice, depositando però una memoria difensiva accompagnata da documentazione a sostegno delle proprie ragioni.

L’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori e difeso dall’avvocato Angelo Farruggia, ha invece deciso di rispondere all’interrogatorio, respingendo ogni contestazione formulata dalla Procura. Per tutti e tre gli indagati i pubblici ministeri hanno richiesto la custodia cautelare in carcere.

Per Giovanna Palillo e Federica Caramazza, anch’esse coinvolte nell’inchiesta, la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari, senza che venisse disposto l’interrogatorio preventivo. Nella giornata precedente era stato ascoltato anche il funzionario comunale Gaspare Triassi, destinatario della richiesta di sospensione dall’esercizio della professione di ingegnere.

L’indagine riguarda l’affidamento dell’appalto per la riqualificazione della strada Mosella. Secondo l’ipotesi accusatoria, la società Andiva Srl, risultata vincitrice della gara, sarebbe stata creata appositamente dagli imprenditori Caramazza e Milioti e formalmente intestata a Giovanna Palillo e Calogero Valenti, ritenuti prestanome, per aggirare la normativa antimafia e possibili misure di prevenzione.

Gli investigatori sostengono che la Andiva abbia partecipato alla procedura insieme ad altre due imprese riconducibili agli stessi imprenditori, riuscendo ad aggiudicarsi i lavori nel febbraio scorso.

L’accusa di turbata libertà degli incanti viene contestata a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e a Gaspare Triassi. Per Palillo e Valenti si aggiunge anche l’ipotesi di trasferimento fraudolento di beni.

Triassi e il collega Vincenzo Galletti sono inoltre indagati per truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione. Secondo la Procura, avrebbero alterato il computo metrico relativo agli interventi di bitumazione, aumentando il valore delle opere di oltre 400 mila euro e inducendo così in errore il Comune di Agrigento, stazione appaltante dell’intervento.

A Salvatore Castaldo e all’architetto Alessandro Rizzo viene invece contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Per gli inquirenti, Castaldo avrebbe ritardato alcune lavorazioni e gli ordini di servizio, pur essendo consapevole delle presunte irregolarità della società aggiudicataria, ottenendo in cambio una consulenza professionale del valore superiore ai 100 mila euro affidata al cognato Rizzo.

Sarà ora il gip Giuseppe Miceli, esaminati gli atti e le difese degli indagati, a decidere se accogliere o meno le richieste di misure cautelari avanzate dalla Procura di Agrigento.

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Fonte: Sicilia24h

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