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Agrigento, la guerra delle dirette e dei finanziamenti: chi ha ragione? Intanto la città perde

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Agrigento, la guerra delle dirette e dei finanziamenti: chi ha ragione? Intanto la città perde. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Sodano accusa il centrodestra, l’MPA risponde e chiama in causa la campagna elettorale. Ma perché il sindaco punta il dito soprattutto contro Di Mauro? E gli altri deputati cosa hanno fatto per Agrigento?

Di questo passo Michele Sodano finirà per superare persino Cateno De Luca nel numero delle dirette social. Una curiosa inversione dei ruoli, se pensiamo che appena qualche giorno fa era stato proprio il sindaco di Agrigento a fare la conta dei video del leader di Sud chiama Nord. Adesso, tra dirette, repliche e nuovi interventi, lo smartphone è diventato il principale terreno dello scontro politico.

Confesso una certa stanchezza. Apro il telefono, anche per ragioni professionali, e mi ritrovo continuamente davanti il sindaco che alza la voce, mostra documenti, esibisce articoli di giornale, chiama in causa questo o quell’avversario. Non è il modo di fare politica che apprezzo. Ma le preferenze personali contano poco. Conta quello che Sodano denuncia: nella recente distribuzione dei finanziamenti regionali il Comune di Agrigento sarebbe rimasto senza contributi diretti, mentre altri centri della provincia hanno ottenuto risorse.

Una precisazione è necessaria: stiamo parlando degli stanziamenti della recente manovra e non di tutti i finanziamenti regionali destinati alla città. Ma il problema politico resta.

Sodano chiama in causa soprattutto Roberto Di Mauro. Ed è qui che la vicenda assume contorni quasi paradossali.

Perché, a mio avviso, Roberto Di Mauro è stato uno dei principali protagonisti politici delle condizioni che hanno favorito l’elezione di Michele Sodano. L’amministrazione uscente di Franco Miccichè era politicamente riconducibile anche alla sua area. Il centrodestra è arrivato alle elezioni senza riuscire a costruire per tempo una candidatura unitaria e convincente, individuando soltanto nella fase finale Dino Longo. Ne è seguita una campagna elettorale difficile, divisiva, condotta in larga parte all’inseguimento.

Gli agrigentini hanno scelto Sodano anche perché non erano stati convinti da chi aveva amministrato prima e dall’alternativa proposta. Senza le divisioni e gli errori politici del centrodestra, quella competizione avrebbe potuto avere una storia diversa. Naturalmente non possiamo sapere quale sarebbe stato il risultato, ma il peso di quelle scelte merita di essere ricordato.

Oggi, però, il sindaco individua proprio in Di Mauro uno dei principali interlocutori da chiamare a rispondere per i finanziamenti mancati.

Legittimo. Ma perché soltanto lui?

Angelo Cambiano, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, che cosa ha fatto per Agrigento? Quali risorse ha contribuito a destinare a Licata, la sua città, e quali ad altri comuni? E Michele Catanzaro, deputato regionale del Partito Democratico? E gli altri parlamentari del territorio? Quale ruolo hanno avuto gli esponenti della coalizione che sostiene Sodano e quali iniziative hanno promosso i suoi riferimenti politici all’Ars? Anche all’assessore regionale Giusi Savarino, pur nel diverso ruolo istituzionale che ricopre, è legittimo chiedere quali interventi abbia sostenuto per il capoluogo.

Non possono esserci deputati chiamati a rispondere e altri esentati dalle domande soltanto perché politicamente più vicini al sindaco.

Nel frattempo è arrivata la durissima nota dell’MPA. E qui emerge un passaggio che merita particolare attenzione.

Il movimento ricorda a Sodano gli attacchi della campagna elettorale e scrive: «Non si può demonizzare una classe politica durante la campagna elettorale e poi pretendere che si metta a completa disposizione quando se ne ha bisogno».

Una frase politicamente significativa. Non dimostra che qualcuno abbia deliberatamente negato finanziamenti ad Agrigento per ritorsione. Ma introduce una questione che non può essere liquidata con leggerezza: la collaborazione istituzionale deve dipendere dai rapporti politici e personali?

Se un sindaco critica duramente un deputato, quel deputato resta comunque un rappresentante del territorio. E i cittadini non possono essere chiamati a pagare il prezzo delle polemiche elettorali.

L’MPA, tuttavia, pone anche domande alle quali Sodano dovrebbe rispondere. Sostiene che non siano stati presentati progetti specifici alla deputazione, che non siano stati richiesti incontri formali e che la richiesta di 90 milioni alla Regione fosse poco più di una provocazione.

Sono contestazioni precise. Il sindaco può mostrare gli atti, le proposte progettuali, le richieste di incontro e i relativi riscontri. Dall’altra parte, l’MPA può documentare gli interventi e i finanziamenti che rivendica per Agrigento, distinguendo quelli ottenuti in passato dalle risorse oggetto della polemica di oggi.

Perché una cosa deve essere chiara: il diritto di Agrigento a ricevere attenzione e risorse non può trasformarsi nell’obbligo del sindaco di stringere accordi politici con chi ha combattuto alle elezioni. Ma neppure la legittima rivendicazione di autonomia può diventare un alibi per rinunciare al confronto istituzionale.

Si può essere avversari politici e lavorare insieme nell’interesse della città. Anzi, dovrebbe essere la normalità.

E invece siamo ancora qui. A discutere di dirette Facebook, di vecchie campagne elettorali, di accuse reciproche, di chi ha offeso chi e di chi dovrebbe chiedere scusa a chi.

Francamente, è una rappresentazione della politica che trovo sempre meno interessante. Non perché lo scontro sia illegittimo, ma perché rischia di diventare il centro di tutto, mentre i problemi concreti restano sullo sfondo.

Agrigento ha bisogno di personale negli uffici, strade percorribili, servizi efficienti, interventi di manutenzione e una programmazione credibile. Ha bisogno di risorse, certo, ma anche della capacità amministrativa di intercettarle e spenderle.

Chi ha ragione, allora, tra Sodano e l’MPA? La risposta non può arrivare dal numero delle dirette o dalla durezza dei comunicati. Deve arrivare dai documenti, dai progetti presentati, dagli emendamenti, dai finanziamenti effettivamente assegnati e dalle responsabilità che ciascuno è disposto ad assumersi.

Il sindaco ha il diritto di denunciare quello che considera un trattamento ingiusto. I deputati hanno il diritto di contestare le sue ricostruzioni. Nessuno, però, dovrebbe dimenticare il dovere di rappresentare e servire la comunità.

E soprattutto nessuno può pretendere che i cittadini si appassionino all’ennesima guerra tra fazioni mentre aspettano risposte ai loro problemi.

Sodano può continuare a fare dirette. L’MPA può continuare a rispondere con i comunicati. Gli altri deputati possono anche scegliere il silenzio. Ma alla fine una domanda resta: chi sta lavorando concretamente per Agrigento?

Perché la conta delle dirette può anche avere un vincitore. Quella dei finanziamenti, invece, deve ancora dare alla città le risposte che attende.

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Fonte: AgrigentoOggi

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