Agrigento – La Procura: “Un’associazione per controllare appalti, nomine e finanziamenti”. È questa la vera notizia dell’inchiesta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Per oltre un anno il dibattito pubblico si è concentrato sui singoli appalti: la rete idrica, la Mosella, il compostaggio di Ravanusa, le opere di Licata, la viabilità provinciale.
Ma leggendo attentamente l’avviso di conclusione delle indagini della Procura della Repubblica di Agrigento emerge una realtà molto più ampia.
La vera notizia non è il singolo appalto.
La vera notizia è che la Procura ritiene di avere ricostruito l’esistenza di una presunta organizzazione stabile, capace di incidere contemporaneamente su più amministrazioni pubbliche e su decine di milioni di euro di lavori.
non un episodio, ma un metodo
Nell’atto notificato agli indagati, i magistrati contestano il reato di associazione per delinquere.
Secondo la Procura, infatti, il gruppo non avrebbe operato occasionalmente, ma avrebbe avuto un preciso obiettivo: intervenire sulle procedure pubbliche per pilotare gare, favorire imprese, orientare nomine e gestire finanziamenti regionali.
La ricostruzione investigativa attraversa numerosi filoni.
Si parte dalla rete idrica di Agrigento.
Si passa ai lavori della Mosella.
Si arriva agli impianti di compostaggio di Ravanusa.
Poi agli appalti della Provincia di Trapani.
Fino agli interventi allo stadio “Dino Liotta” di Licata e ad altri lavori pubblici.
Vicende diverse che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero però riconducibili ad un unico schema operativo.
il ruolo attribuito a Roberto Di Mauro
Tra gli aspetti più significativi del provvedimento vi è il ruolo che la Procura attribuisce al deputato regionale Roberto Di Mauro.
Secondo i magistrati, Di Mauro avrebbe rappresentato il riferimento politico dell’associazione.
Nell’avviso di conclusione delle indagini si legge che avrebbe utilizzato il proprio ruolo istituzionale per influenzare procedure amministrative, finanziamenti regionali, nomine di tecnici e funzionari e per favorire l’aggiudicazione di lavori pubblici riconducibili agli interessi dell’organizzazione contestata.
Sono contestazioni che dovranno naturalmente essere verificate nelle sedi processuali e rispetto alle quali vale integralmente il principio di presunzione di innocenza.
un sistema che coinvolgerebbe più enti
L’impressione che emerge dalla lettura del decreto è che gli investigatori non stiano descrivendo il comportamento di singoli funzionari.
L’ipotesi accusatoria riguarda invece un modello organizzato che avrebbe interessato amministrazioni comunali, enti regionali, società partecipate, liberi consorzi e imprese private.
È proprio questo il salto di qualità dell’indagine.
Non più il presunto favore concesso in una singola gara.
Ma un sistema capace, secondo la Procura, di operare contemporaneamente su più fronti.
quello che Giuseppe Di Rosa denunciava da anni
Per chi segue da tempo la cronaca politica agrigentina, questa impostazione investigativa richiama inevitabilmente quanto sostenuto negli anni dal giornalista Giuseppe Di Rosa.
Molto prima dell’inchiesta Mosella, molto prima degli arresti e molto prima dell’avviso di conclusione delle indagini, Di Rosa aveva parlato pubblicamente di un “Sistema Agrigento”, sostenendo che dietro numerose vicende amministrative non vi fossero episodi isolati ma un metodo consolidato di gestione del potere.
Una tesi che all’epoca veniva spesso liquidata come semplice polemica politica.
Oggi, invece, la Procura utilizza parole che descrivono un quadro investigativo molto più ampio del singolo appalto.
Naturalmente sarà il processo a stabilire se tali contestazioni troveranno conferma.
la politica continua come se nulla fosse
C’è infine un elemento che non può essere ignorato.
Roberto Di Mauro continua ad essere deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Continua ad avere un peso politico determinante nella provincia di Agrigento.
La sua area politica è presente nella Giunta comunale del capoluogo.
Ha avuto un ruolo decisivo negli assetti del Libero Consorzio Comunale.
Può contare su numerosi amministratori nei Comuni della provincia e, nel solo Consiglio comunale di Agrigento, dispone di cinque consiglieri comunali.
Ed è forse questa la riflessione politica più importante.
Se la Procura ipotizza l’esistenza di un sistema capace di condizionare amministrazioni, appalti e finanziamenti, è inevitabile chiedersi perché nessuno, all’interno della politica agrigentina, abbia ancora aperto una seria discussione sull’opportunità di prendere le distanze da quel modello di gestione del potere.
Perché, mentre la magistratura continua ad approfondire i fatti, la politica sembra continuare ad agire come se nulla fosse cambiato.
È una domanda che non riguarda il processo.
Riguarda il futuro di Agrigento.
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Fonte: Report Sicilia
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