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Agrigento – L’acqua santa dell’abusivismo: quando anche Gesù deve fare i conti con la burocrazia

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Agrigento – L’acqua santa dell’abusivismo: quando anche Gesù deve fare i conti con la burocrazia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Ad Agrigento, terra di Pirandello, ormai la realtà ha deciso di fare concorrenza alla fantasia. E siccome siamo una città di paradossi, poteva mai mancare quello dell’acqua negata persino a una chiesa?

Succede al Villaggio Mosè, alla chiesa di Santa Rosa, che dal 12 giugno sarebbe rimasta senz’acqua perché l’immobile è abusivo. Una vicenda che, se non facesse sorridere per il suo surreale sviluppo, sarebbe da prendere molto seriamente.

Perché qui non stiamo parlando di una villetta costruita abusivamente per allargare il salotto, di una veranda trasformata in dépendance o di un garage diventato abusivamente appartamento. Qui stiamo parlando di una chiesa. Un luogo dove, tra le altre cose, si celebra il battesimo, si lava la biancheria liturgica, si puliscono i locali e, soprattutto, si predica il Vangelo. E il Vangelo, tanto per ricordare una piccola ma significativa frase, dice: “Dar da bere agli assetati”.

Il problema è che ad Agrigento, in questo momento, sembra esserci qualcuno che ha deciso di applicare il principio evangelico con una postilla amministrativa: dar da bere agli assetati, sì, ma solo se l’immobile è in regola. Una formula talmente pirandelliana che, probabilmente, nemmeno Pirandello avrebbe avuto il coraggio di scriverla. La storia diventa ancora più surreale se la si guarda alla luce della grande polemica che sta infuriando sulla questione Maddalusa, dove circa cento famiglie vivono da mesi una situazione drammatica legata alla mancanza d’acqua e alla natura abusiva degli immobili. Il principio è chiarissimo: l’abusivismo non può diventare un lasciapassare per ottenere servizi senza regole. Ma l’acqua, però, non è un premio fedeltà. Non è un lusso. Non è un bonus edilizio. È un bene essenziale, indispensabile alla sopravvivenza. E allora ad Agrigento siamo arrivati al punto in cui persino l’acqua sembra dover verificare prima la conformità urbanistica dell’essere umano che la deve bere.

Immaginate la scena nella chiesa di Santa Rosa. Don Luca deve celebrare la messa, ma l’acqua non arriva. E allora i parrocchiani, preoccupati che il parroco possa essere costretto a sospendere le celebrazioni per una ragione che avrebbe dell’incredibile — la “mancanza d’acqua” — si sono organizzati. Uno porta un bidone. Un altro una cassetta. Un altro ancora delle bottiglie. Una colletta dell’acqua. Non per una famiglia rimasta senz’acqua. Non per un campo profughi. Per una chiesa.

A questo punto manca soltanto il cartello all’ingresso: “Acqua portata dai fedeli. Quella dell’acquedotto non può entrare perché l’edificio è abusivo”.

E qui arriviamo al capolavoro finale. La chiesa senza acqua benedetta. Perché se l’acqua non può arrivare alla chiesa, potrebbe accadere l’incredibile: che persino l’acqua destinata a diventare santa debba prima superare il controllo dell’urbanistica. Una volta ad Agrigento si diceva che tutto fosse complicato. Adesso siamo riusciti a complicare anche un miracolo.

Del resto, immaginiamo un funzionario davanti a una vasca:

“Questa acqua è per la benedizione?”

“Sì.”

“L’immobile è abusivo?”

“Pare di sì.”

“E allora niente acqua.”

“Ma deve diventare acqua santa.”

“Mi dispiace. Senza titolo edilizio non possiamo procedere.”

A quel punto, forse, anche San Pietro chiederebbe una visura catastale prima di aprire i cancelli del Paradiso.

La vicenda di Santa Rosa, però, al di là dell’ironia, pone una domanda molto seria: fino a che punto può spingersi la sanzione nei confronti dell’abusivismo quando in gioco ci sono bisogni essenziali? Perché una cosa è combattere l’abusivismo, ed è giusto farlo. Altra cosa è trasformare l’acqua in uno strumento di pressione, soprattutto quando si tratta di un bene primario.

E qui il paradosso agrigentino diventa quasi filosofico. Si può togliere l’acqua a una casa abusiva? Si può togliere l’acqua a una chiesa abusiva? E se domani si scoprisse che una scuola è abusiva, dovremmo togliere l’acqua ai bambini? E se fosse un ospedale? E se fosse una struttura che ospita anziani? Il confine tra il rispetto delle regole e la tutela dei diritti fondamentali diventa improvvisamente molto più sottile.

Nel frattempo, a Santa Rosa, la comunità cristiana ha trovato una soluzione molto più semplice della burocrazia: si è portata l’acqua da casa. È una scena che avrebbe meritato di essere immortalata da un pittore: fedeli che arrivano a messa con bottiglie e bidoni invece che con il solo libro delle preghiere.

Una sorta di processione laica dell’acqua. E forse, visto il momento, potremmo persino istituire una nuova devozione: Santa Rosa, protettrice degli abusivi senz’acqua. Altro che Madonne che piangono. Qui rischiamo di avere santi che portano taniche. E pensare che Gesù, duemila anni fa, aveva già semplificato tutto: dare da bere agli assetati. Non aveva previsto, evidentemente, l’abusivismo edilizio agrigentino.

E così, mentre i fedeli portano bottiglie e bidoni, resta una domanda sospesa nell’aria, molto più importante dell’ironia: se l’acqua è vita, può davvero diventare uno strumento per punire un abuso edilizio?

Nel frattempo, una certezza rimane. A Santa Rosa, almeno per adesso, l’acqua arriva. Solo che arriva con i fedeli.

E, a quanto pare, senza bisogno di concessione edilizia.

Amen.

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Fonte: Sicilia24h

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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