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Agrigento – Legambiente, a Maddalusa “via dalle case abusive”: Assessore Riccobene, come restate in giunta con il caso Crosta?

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Agrigento – Legambiente, a Maddalusa “via dalle case abusive”: Assessore Riccobene, come restate in giunta con il caso Crosta?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Il vicesindaco ha confermato l’immobile, la domanda di sanatoria pendente dal 1985 e precisa che non si tratta di una residenza stabile, ma di una casa utilizzata per le vacanze. Una circostanza che rende ancora più pesante il silenzio di Legambiente, rappresentata nella giunta Sodano dall’assessore all’Ambiente, all’acqua e ai rifiuti

A Maddalusa Legambiente ha parlato senza usare mezze parole: l’acqua è un diritto essenziale, ma non può trasformarsi in una sanatoria degli abusi edilizi. Gli immobili abusivi non sanabili devono essere abbattuti e, dopo la fase emergenziale, gli occupanti devono lasciare quelle case.

Una posizione netta, rivolta a centinaia di famiglie agrigentine. Una linea politica che non ammette ambiguità, mediazioni o eccezioni.

Adesso, però, quella stessa fermezza deve essere applicata all’interno della giunta comunale di Agrigento.

Giuseppe Riccobene, dirigente di Legambiente ed esponente della rappresentanza politica riconducibile al Partito Democratico, è assessore della giunta guidata dal sindaco Michele Sodano. Le sue deleghe comprendono igiene e sanità pubblica, politiche per l’ambiente e rapporti con i gestori dei servizi idrico e dei rifiuti.

Riccobene non è quindi un osservatore esterno. Legambiente siede direttamente al tavolo del governo cittadino attraverso un proprio autorevole rappresentante.

Allo stesso tavolo siede Giovanni Crosta, vicesindaco con deleghe alla trasparenza, all’anticorruzione, al patrimonio e alla Polizia municipale.

Ed è proprio qui che la coerenza politica di Legambiente viene messa alla prova.

Ciò che Crosta ha ammesso

Giovanni Crosta non ha dichiarato testualmente: «Possiedo una casa abusiva». Questo deve essere precisato per correttezza.

Nella propria replica agli articoli di Report Sicilia, però, il vicesindaco ha confermato alcuni elementi sostanziali:

  • l’esistenza dell’immobile in contrada Zingarello;
  • la comproprietà con la sorella;
  • la costruzione dell’edificio, attribuita al padre, nei primi anni Ottanta;
  • la presenza di una domanda di sanatoria presentata nel 1985 e indicata ancora come pendente;
  • l’assenza di una residenza stabile nell’immobile;
  • l’utilizzo della casa esclusivamente o prevalentemente per le vacanze.

È stato dunque Crosta stesso a confermare che per quella costruzione non viene esibito un provvedimento definitivo di sanatoria, ma viene richiamata una domanda presentata più di quarant’anni fa.

Una domanda di condono non equivale a una sanatoria concessa.

Secondo le risultanze catastali e cartografiche esaminate da Report Sicilia, l’immobile ricade al foglio 180, particella 95. Le misurazioni in nostro possesso lo collocherebbero a circa 96 metri dalla battigia, quindi all’interno della fascia dei 150 metri dalla costa.

La distanza dovrà essere accertata ufficialmente dagli organi competenti. Ma, se confermata, pone una questione che Legambiente conosce meglio di chiunque altro.

La casa non sarebbe disabitata: sarebbe utilizzata per le vacanze

Nella prima replica Crosta aveva definito la casa «disabitata». Adesso precisa che non si tratterebbe di un’abitazione residenziale, ma di un immobile utilizzato soltanto per trascorrere le vacanze.

La precisazione cambia radicalmente il significato della sua precedente affermazione.

Una casa non è necessariamente disabitata soltanto perché nessuno vi ha stabilito la propria residenza anagrafica o perché non viene occupata durante tutto l’anno. Se viene utilizzata durante le vacanze, nei mesi estivi o in occasione di ricorrenze, è una casa concretamente frequentata.

La precisazione di Crosta, quindi, non chiude la questione sollevata da Report Sicilia. Al contrario, conferma il possibile utilizzo stagionale dell’immobile.

Questa circostanza coincide con quanto riferito da diverse persone alla nostra redazione. Secondo le testimonianze raccolte, la casa sarebbe stata frequentata negli anni durante il periodo estivo e Crosta vi avrebbe organizzato incontri con amici e conoscenti anche in occasione del Ferragosto.

Report Sicilia conserva inoltre materiale fotografico che documenterebbe la presenza di persone nell’immobile o nelle sue pertinenze durante il periodo estivo.

Le fotografie non saranno pubblicate per proteggere la riservatezza dei soggetti estranei alla vicenda eventualmente ritratti, ma saranno conservate e, se necessario, consegnate alle autorità competenti.

La questione assume così un rilievo ancora maggiore. Non si discuterebbe di un rudere abbandonato e mai frequentato, ma di una casa utilizzata per le vacanze pur essendo interessata, secondo quanto dichiarato dal proprietario, da una domanda di sanatoria ancora pendente dal 1985.

Una differenza che a Maddalusa Legambiente non ha riconosciuto

Quanti immobili di Maddalusa sono abitazioni principali e residenze effettive di famiglie che non possiedono alternative?

Quanti cittadini vivono quotidianamente in quelle case, pagano la Tari e affrontano da mesi una drammatica emergenza idrica?

Eppure Legambiente, pur riconoscendo la necessità di garantire temporaneamente l’acqua per ragioni umanitarie e sanitarie, ha sostenuto che quel diritto non può trasformarsi in una sanatoria edilizia.

Sul caso Crosta ci troviamo invece davanti, secondo le parole dello stesso vicesindaco, a una casa non utilizzata come residenza principale, ma per le vacanze.

Se questa precisazione è esatta, l’aggravante politica appare evidente.

A Maddalusa Legambiente chiede rigore nei confronti di famiglie che in quegli immobili vivono stabilmente. A Zingarello, invece, non prende pubblicamente posizione su una casa per le vacanze appartenente al vicesindaco della medesima giunta nella quale siede un dirigente dell’associazione.

Assessore Riccobene, come può Legambiente giustificare questa differenza?

Il bisogno abitativo può quantomeno spiegare — senza legittimarlo giuridicamente — il dramma sociale di tante famiglie. Una casa utilizzata soltanto per le vacanze non può essere presentata neppure come risposta a una necessità abitativa primaria.

Questo non modifica automaticamente la qualificazione giuridica dell’immobile, che spetta agli uffici e alle autorità competenti. Rende però politicamente ancora più urgente il chiarimento richiesto a Crosta e alla giunta.

Legambiente ha difeso proprio il vincolo dei 150 metri

La posizione regionale dell’associazione non lascia spazio a interpretazioni di convenienza.

Nel giudizio concluso con la sentenza n. 72 del 2025 della Corte costituzionale, Legambiente Sicilia è intervenuta sostenendo che il vincolo di inedificabilità assoluta entro 150 metri dalla battigia dovesse considerarsi direttamente e immediatamente applicabile ai privati fin dal 1976. Questa posizione è riportata nella stessa sentenza della Corte costituzionale.

Dopo il pronunciamento, il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, parlò di una «grande vittoria per la legalità e per l’ambiente», ricordando che, nonostante il divieto, per anni si sarebbe continuato a costruire illegalmente promettendo improbabili sanatorie. RaiNews Sicilia

Assessore Riccobene, quella posizione vale anche ad Agrigento? Vale anche a Zingarello? Vale anche quando l’immobile appartiene al vicesindaco della giunta della quale lei fa parte?

Oppure il vincolo dei 150 metri viene invocato soltanto quando riguarda cittadini senza incarichi politici?

A Maddalusa Legambiente non ha usato mezze parole

Sul caso Maddalusa il direttivo di Legambiente Agrigento ha sostenuto una linea rigorosa: garantire temporaneamente l’acqua per ragioni umanitarie e sanitarie, senza però trasformare il servizio idrico in una sanatoria degli abusi edilizi.

Il concetto espresso è stato inequivocabile: «L’acqua è un diritto, ma nessuna sanatoria per gli abusivi». La Sicilia

Legambiente ha indicato una linea precisa: acqua temporaneamente assicurata alle famiglie per fronteggiare l’emergenza, definizione delle pratiche edilizie e successivo allontanamento dagli immobili abusivi non sanabili.

Il 27 agosto, durante il confronto in Consiglio comunale, l’associazione ha ribadito che la fornitura idrica non deve trasformarsi in una sanatoria degli abusi.

Sono affermazioni legittime e coerenti con la storia ambientalista dell’associazione. Proprio per questo diventano oggi il metro con il quale giudicare il comportamento dell’assessore Riccobene e di tutta Legambiente Agrigento.

A Maddalusa famiglie residenti, a Zingarello una casa per le vacanze

La contraddizione non potrebbe essere più evidente.

A Maddalusa ci sono famiglie che vivono stabilmente nelle proprie case, pagano i tributi comunali e chiedono acqua per bere, lavarsi e affrontare le esigenze quotidiane. A quelle persone Legambiente ha ricordato che il diritto all’acqua non può trasformarsi in un diritto alla sanatoria.

Nel caso Crosta, invece, parliamo di un immobile che, secondo la precisazione dello stesso proprietario, non rappresenterebbe una residenza stabile né la risposta a un bisogno abitativo, ma una casa utilizzata per le vacanze.

Per quell’immobile viene indicata una domanda di sanatoria pendente dal 1985. La costruzione sarebbe stata completata nei primi anni Ottanta e si troverebbe, secondo le nostre misurazioni, a circa 96 metri dalla battigia.

E Legambiente tace.

Se il principio affermato a Maddalusa è valido, a maggior ragione dovrebbe essere applicato a una casa per le vacanze appartenente a un vicesindaco.

Le regole non possono diventare inflessibili quando colpiscono le famiglie comuni e prudentissime quando entrano nel palazzo comunale.

Una casa utilizzata richiede acqua e un sistema di scarico

La precisazione sull’utilizzo turistico o stagionale dell’immobile apre inoltre altre domande.

Crosta ha affermato che la casa sarebbe priva di utenza idrica. Report Sicilia non ha mai sostenuto che Aica fornisca attualmente all’immobile sia il servizio idrico sia quello fognario.

Ma se la casa viene utilizzata durante le vacanze, da dove arriva l’acqua?

Esisteva in passato un’utenza? Era presente un contatore? L’approvvigionamento avveniva attraverso la condotta pubblica, un pozzo, autobotti o un collegamento con un’altra proprietà?

E dove vengono convogliate le acque reflue?

L’immobile è collegato alla rete fognaria? Dispone di una fossa Imhoff o di un altro impianto autonomo regolarmente autorizzato? Esistono i titoli e le eventuali autorizzazioni necessarie?

Non affermiamo che ogni sistema alternativo alla rete fognaria sia illegale. Affermiamo che lo smaltimento delle acque reflue deve rispettare la normativa ambientale e non può avvenire liberamente.

Anche su questo Legambiente dovrebbe essere la prima a chiedere trasparenza, specialmente trattandosi di una casa situata a poche decine di metri dalla costa.

L’assessore Riccobene, titolare dei rapporti con i gestori dei servizi idrico e dei rifiuti, chiederà gli accertamenti necessari? Domanderà che venga verificato lo storico degli eventuali allacci e la regolarità del sistema di smaltimento delle acque reflue?

Oppure anche queste domande diventeranno “macchina del fango” perché riguardano il vicesindaco?

Assessore Riccobene, lei non può rimanere in silenzio

Giuseppe Riccobene non può nascondersi dietro l’autonomia politica di Crosta o sostenere che la vicenda non riguardi Legambiente.

Riccobene è assessore all’Ambiente, referente politico per i rapporti con i gestori dei servizi idrico e dei rifiuti e dirigente di un’associazione che ha costruito la propria credibilità sulla tutela delle coste e sul contrasto all’abusivismo edilizio.

La sua permanenza nella medesima giunta impone una scelta.

Può chiedere pubblicamente a Crosta di produrre il provvedimento definitivo di sanatoria, il titolo edilizio e il nulla osta relativo al vincolo costiero.

Può chiedere al sindaco Michele Sodano di sospendere o revocare le deleghe al vicesindaco fino al completo chiarimento.

Può pretendere che la pratica edilizia venga definita immediatamente dagli uffici competenti, senza trattamenti differenti da quelli riservati agli altri cittadini.

Può chiedere che siano verificati l’eventuale approvvigionamento idrico e il sistema di smaltimento delle acque reflue di una casa che Crosta dichiara utilizzata per le vacanze.

Oppure può restare in silenzio, accettando però che quel silenzio venga interpretato politicamente come una difesa della giunta alla quale appartiene.

Anche il Partito Democratico deve scegliere

La questione riguarda anche il Partito Democratico, nella cui rappresentanza politica Riccobene è entrato nella giunta Sodano.

Proprio il PD di Agrigento, intervenendo su Maddalusa, ha affermato che «il diritto all’acqua non coincide con un diritto alla sanatoria edilizia» e che, su questo terreno, il partito non può essere ambiguo. Grandangolo Agrigento

Adesso il PD dimostri di non essere ambiguo.

Quella linea vale anche per Crosta? Il partito chiederà al vicesindaco di esibire il provvedimento definitivo di sanatoria? Chiederà le sue dimissioni se l’immobile dovesse risultare insanabile?

Oppure l’abusivismo non può diventare un diritto acquisito soltanto a Maddalusa, mentre a Zingarello una domanda pendente da oltre quarant’anni diventa sufficiente per conservare la carica di vicesindaco?

Legambiente scelga tra la propria storia e la permanenza in giunta

La questione non riguarda un avversario politico esterno. Riguarda il vicesindaco della stessa amministrazione nella quale Legambiente è direttamente rappresentata.

Crosta è inoltre il referente politico della Polizia municipale, cioè di un settore chiamato anche a vigilare sull’abusivismo edilizio. Questa sovrapposizione rende il silenzio ancora più grave.

Legambiente non può proclamare a Maddalusa che gli immobili abusivi non sanabili devono essere abbattuti e poi evitare di pronunciarsi quando il problema investe un componente della propria giunta.

Non può celebrare il vincolo assoluto dei 150 metri come una vittoria storica per la legalità e per l’ambiente e poi rimanere muta davanti a un immobile che, secondo la documentazione in nostro possesso, si troverebbe a circa 96 metri dalla battigia.

Non può chiedere rigore alle famiglie che vivono stabilmente nelle case di Maddalusa e tacere davanti a un immobile che lo stesso Crosta definisce destinato alle vacanze.

Questa precisazione rappresenta un’aggravante politica. Non ci troviamo davanti, secondo la ricostruzione del vicesindaco, alla casa indispensabile per una famiglia priva di alternative. Ci troviamo davanti a un immobile utilizzato per le vacanze, interessato da una domanda di sanatoria pendente dal 1985 e situato, secondo le nostre misurazioni, entro la fascia costiera sottoposta al vincolo che Legambiente ha difeso davanti alla Corte costituzionale.

Assessore Riccobene, come può Legambiente continuare a restare nella giunta Sodano se Crosta non produce immediatamente un titolo definitivo capace di dimostrare la regolarità o la sanabilità dell’immobile?

Se Crosta possiede la sanatoria e il necessario nulla osta, li mostri. Legambiente sia la prima a pretenderlo.

Se invece non può produrli, Riccobene deve chiedere le sue dimissioni. E se la giunta dovesse scegliere di difendere il vicesindaco senza i necessari atti, dovrebbe essere lo stesso assessore di Legambiente a valutare la propria permanenza nell’amministrazione.

Le battaglie ambientaliste sono credibili soltanto quando le regole valgono per tutti: per gli abitanti di Maddalusa, per i proprietari di Zingarello e per il vicesindaco di Agrigento.

Altrimenti non è più ambientalismo. È convenienza politica.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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