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Agrigento – Maddalusa, il Comune arriva alla strada indicata da Di Rosa: «Gli autobottisti comprino l’acqua e la portino ai residenti»

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Agrigento – Maddalusa, il Comune arriva alla strada indicata da Di Rosa: «Gli autobottisti comprino l’acqua e la portino ai residenti». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 11 min

L’emergenza dura da oltre quattro mesi, ma l’amministrazione Sodano è insediata da circa tre. Adesso il Comune chiede all’ATI un parere pro veritate per verificare se gli autobottisti possano acquistare l’acqua da AICA e trasportarla anche ai non utenti. È la questione che Giuseppe Di Rosa aveva posto pubblicamente nel Consiglio comunale aperto, ricordando il precedente sistema Voltano. Se questa strada è giuridicamente percorribile, perché aspettare ancora?

AGRIGENTO – Alla fine siamo arrivati esattamente lì.

Alla domanda che Report Sicilia pone da mesi e che Giuseppe Di Rosa ha gridato pubblicamente durante il Consiglio comunale aperto del 27 agosto:

perché non consentire agli autobottisti autorizzati di acquistare regolarmente l’acqua e rivenderla ai cittadini delle zone non servite, senza speculazioni sul prezzo, come avveniva in passato con Voltano?

Adesso quella domanda non è più soltanto una proposta avanzata nel dibattito pubblico.

È diventata sostanzialmente un quesito ufficiale del Comune di Agrigento all’ATI.

Il sindaco Michele Sodano, su proposta dell’assessore Giuseppe Riccobene, ha infatti chiesto che venga acquisito un parere pro veritate per stabilire se AICA possa gestire anche le utenze non servite dalla rete e, soprattutto, se sia possibile consentire a trasportatori autonomi di approvvigionarsi presso AICA e portare l’acqua nelle zone escluse dalla rete idrica.

Meglio tardi che mai.

Ma adesso bisogna andare fino in fondo.

Una precisazione doverosa: quattro mesi di emergenza, circa tre mesi di amministrazione Sodano

Prima di tutto va fatta una precisazione che Report Sicilia ritiene indispensabile.

L’emergenza Maddalusa dura da oltre quattro mesi.

Le nuove disposizioni AICA-ATI sul servizio mediante autobotti entrano infatti in vigore il 9 maggio 2026.

Ma l’attuale amministrazione comunale non era ancora insediata.

Michele Sodano è sindaco da circa tre mesi.

Quindi sarebbe scorretto attribuire all’attuale amministrazione l’intera durata della crisi.

Il problema nasce prima.

Sodano lo eredita.

Questo va detto con chiarezza.

Ma va detto altrettanto chiaramente che, nei circa tre mesi trascorsi dall’insediamento della nuova amministrazione, Maddalusa è diventata una delle principali emergenze cittadine.

Ci sono stati incontri in Prefettura, l’attivazione del COC per determinate categorie fragili, una mozione votata all’unanimità dal Consiglio comunale, manifestazioni, un Consiglio comunale aperto e ripetute richieste di trovare una soluzione.

E oggi finalmente si arriva a verificare formalmente una strada che era stata indicata da tempo.

La domanda di Di Rosa in Consiglio era semplicissima

Il 27 agosto Giuseppe Di Rosa interviene durante il Consiglio comunale aperto e pone una domanda precisa:

«In base a quale disposizione di legge oggi non viene data l’acqua a una parte di Agrigento?»

Non chiede una sanatoria.

Non chiede un nuovo allaccio abusivo.

Non chiede ad AICA di violare la legge.

Distingue invece il problema dell’allaccio alla rete da quello del trasporto e della consegna dell’acqua mediante autobotte.

Ed è proprio qui che richiama ciò che, secondo la ricostruzione esposta pubblicamente, avveniva con Voltano.

«Prima gli autobottisti compravano l’acqua da Voltano»

Il ragionamento è elementare.

Secondo quanto ricostruito da Di Rosa, in passato gli autobottisti potevano acquistare regolarmente acqua da Voltano.

Il prelievo veniva contabilizzato.

L’acqua veniva pagata.

L’autotrasportatore la caricava.

Poi svolgeva il proprio servizio di trasporto.

Il fornitore, secondo quella ricostruzione, non trasformava ogni carico d’acqua in un’istruttoria urbanistica sulla casa alla quale l’autobotte era diretta.

Ed allora Di Rosa aveva posto una domanda tanto semplice quanto ancora attuale:

perché non consentire nuovamente agli autobottisti di comprare l’acqua e trasportarla?

Oggi il Comune chiede praticamente la stessa cosa

Ed eccoci alla notizia.

Il Comune chiede all’ATI di acquisire il parere di un professionista per chiarire, con il massimo grado di certezza giuridica, quale sia l’esatto perimetro delle competenze AICA rispetto alle utenze non servite dalla rete.

Ma soprattutto chiede di verificare la possibilità di assicurare acqua destinata al consumo umano attraverso trasportatori autonomi che possano approvvigionarsi presso AICA, applicando le tariffe determinate dall’Autorità d’Ambito.

Tradotto in parole semplici:

esattamente la strada sulla quale Di Rosa chiedeva una risposta.

E allora la proposta non era affatto campata in aria

Questo è il primo dato politico che emerge.

Quando durante il Consiglio aperto si chiedeva:

“Perché non fate comprare l’acqua agli autobottisti?”

non si stava proponendo qualcosa di tecnicamente assurdo.

La questione è talmente concreta che oggi il Comune ritiene necessario sottoporla a un professionista attraverso un parere pro veritate.

E allora bisogna riconoscere almeno un fatto:

quella domanda meritava una risposta.

E la meritava subito.

Attenzione: AICA già consente il prelievo agli autotrasportatori

C’è poi un particolare ancora più interessante.

AICA ha già un sistema che prevede l’utilizzo di autotrasportatori.

Per le utenze non servite dalla rete acquedottistica, gli utenti ammessi al servizio possono rivolgersi agli autotrasportatori iscritti nell’elenco AICA o ad operatori qualificati; il prelievo avviene presso punti autorizzati e viene tracciato attraverso ticket digitale. Il costo del trasporto rimane a carico dell’utente, mentre l’acqua viene addebitata secondo la disciplina prevista.

Quindi il problema non è:

“Un autobottista può caricare acqua da AICA?”

Perché il sistema già contempla gli autotrasportatori.

Il vero problema è un altro:

a chi può consegnarla?

Ed è proprio lì che Maddalusa rimane intrappolata

La comunicazione AICA-ATI del 9 maggio stabilisce infatti che il servizio possa essere reso esclusivamente agli utenti già contrattualizzati oppure a coloro che abbiano formalmente presentato richiesta di nuovo allaccio o contrattualizzazione.

Ed ecco il cortocircuito.

Se una persona vive in un immobile che, per la sua situazione urbanistica, non può ottenere una nuova contrattualizzazione, gli viene sostanzialmente detto:

per ricevere l’acqua devi essere utente AICA.

Ma contemporaneamente:

non puoi diventare utente AICA.

E quindi?

Niente acqua.

È proprio questo meccanismo che il parere richiesto dal Comune dovrà finalmente chiarire.

Ma l’acqua è un bene o è un’utenza?

È qui che bisogna separare definitivamente due questioni.

Un conto è chiedere ad AICA:

“Allaccia questa casa alla rete idrica”.

Un altro è dire:

“Vendimi mille litri d’acqua potabile che un trasportatore autorizzato porterà ad una persona che vive in una zona dove la rete non arriva”.

Sono giuridicamente la stessa cosa?

È questa la domanda.

E dopo mesi di discussioni finalmente qualcuno la pone formalmente.

Nessuno sta chiedendo acqua gratis

Chiariamo anche questo.

Nessuno sta chiedendo ad AICA di regalare l’acqua.

Nessuno chiede agli autobottisti di lavorare gratuitamente.

Nessuno propone di tornare ad un sistema incontrollato.

La soluzione potrebbe essere esattamente l’opposto:

acqua acquistata regolarmente;

prelievo registrato;

autobotte autorizzata;

acqua certificata;

quantitativo tracciato;

tariffa dell’acqua predeterminata;

costo del trasporto trasparente;

ricevuta;

destinatario identificato.

Tutto alla luce del sole.

E soprattutto: nessun aumento incontrollato del prezzo

Questo è un punto essenziale.

Consentire agli autobottisti di acquistare l’acqua non deve significare consentire speculazioni.

L’acqua dovrebbe essere venduta a un prezzo determinato e uguale per tutti secondo la disciplina applicabile.

Il trasportatore deve essere remunerato per il proprio servizio.

Ma deve essere chiarissimo quanto costa l’acqua e quanto costa il trasporto.

AICA stessa oggi prevede tariffe ufficiali per il servizio e precisa che eventuali somme superiori richieste dai trasportatori rimangono a carico dell’utente e non sono rimborsabili.

Quindi la tracciabilità economica è già tecnicamente possibile.

Una soluzione semplice: AICA vende, l’autobottista trasporta

Il modello da verificare potrebbe quindi essere semplicissimo.

AICA vende regolarmente l’acqua.

L’autobottista autorizzato la acquista.

Il prelievo viene registrato.

Il mezzo è sottoposto ai controlli previsti.

L’acqua viene trasportata.

Il cittadino paga il prezzo dell’acqua stabilito e il servizio di trasporto secondo regole trasparenti.

Fine.

Senza trasformare l’autobottista in gestore del servizio idrico.

Senza trasformare la consegna di acqua in una sanatoria urbanistica.

Senza realizzare un solo metro di condotta.

Senza installare un contatore.

E soprattutto senza lasciare persone residenti senz’acqua.

È questo il «servizio complementare» sul quale adesso si vuole fare chiarezza

La richiesta del Comune punta proprio a comprendere se, con i recenti provvedimenti sulle utenze non servite dalla rete e sul servizio mediante autobotti, possa essere individuato uno spazio giuridico per un servizio diverso da quello ordinario.

Un servizio rivolto alle zone non servite dalla rete nel quale gli autotrasportatori possano acquistare l’acqua e consegnarla senza che il destinatario debba necessariamente essere un normale utente del servizio idrico integrato.

Ed è questa la partita vera.

Perché Maddalusa non chiede una condotta domani mattina

Da quattro mesi si continua a parlare di abusivismo.

Ma il problema immediato è molto più semplice.

A Maddalusa ci sono persone.

Residenti.

Famiglie.

Anziani.

Bambini.

Persone che devono lavarsi, cucinare e utilizzare un bagno.

La regolarità urbanistica degli immobili deve seguire il proprio percorso.

Se esistono abusi, si applichi la legge.

Se esistono immobili da demolire, si seguano i procedimenti previsti.

Ma mentre lo Stato decide il destino urbanistico di quelle costruzioni, le persone continuano ad avere bisogno d’acqua.

E questa amministrazione ha tre mesi, non quattro

È proprio per questo che bisogna essere corretti anche nei confronti dell’amministrazione Sodano.

Il blocco nasce il 9 maggio.

Sodano non era sindaco.

Non gli si può attribuire una decisione precedente al suo insediamento.

Ma nei circa tre mesi successivi il problema è stato portato ripetutamente alla sua attenzione e alle sedi istituzionali.

Il 17 luglio la sua amministrazione ha attivato il COC per i soggetti fragili.

Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un indirizzo politico sull’approvvigionamento minimo.

Il 27 agosto si è svolto il Consiglio aperto.

In quella sede Di Rosa ha posto esplicitamente il problema della vendita dell’acqua agli autobottisti.

E oggi, 16 settembre, il Comune chiede il parere.

Quindi la domanda corretta non è:

“Perché Sodano non lo ha fatto quattro mesi fa?”

Sarebbe falso.

La domanda corretta è:

perché questa possibilità non è stata verificata prima nei circa tre mesi di vita della nuova amministrazione, soprattutto dopo che era stata posta pubblicamente e formalmente nel dibattito cittadino?

Adesso però non perdiamo un altro mese per il parere

Ed è questo il punto più importante.

Bene il parere pro veritate.

Bene verificare tutto.

Bene non improvvisare una soluzione che domani potrebbe essere contestata.

Ma adesso non vorremmo assistere alla nascita dell’ennesimo percorso infinito.

Prima bisogna scegliere il professionista.

Poi affidare l’incarico.

Poi raccogliere i documenti.

Poi aspettare il parere.

Poi riunire ATI.

Poi sentire AICA.

Poi convocare un altro tavolo.

No.

Il quesito è preciso.

Può un autotrasportatore autorizzato acquistare legalmente acqua potabile e consegnarla, a pagamento e nel rispetto delle norme sanitarie, anche ad una persona che vive in una zona non servita dalla rete e che non può essere contrattualizzata da AICA?

Sì o no.

E il Consiglio comunale adesso chieda una data

La vicenda tornerà ancora una volta in Consiglio comunale.

Questa volta, però, sarebbe inutile trascorrere ore a ripetere che Maddalusa è senz’acqua.

Lo sappiamo.

Il Consiglio dovrebbe chiedere una cosa molto più concreta:

entro quale data arriverà il parere pro veritate?

Una settimana?

Dieci giorni?

Quindici?

E soprattutto:

se il parere sarà positivo, quanto tempo occorrerà per riaprire i punti di carico agli autobottisti autorizzati per questa tipologia di fornitura?

Questi sono gli impegni che servono.

Perché Di Rosa lo aveva detto chiaramente

Alla fine rimane un dato.

Giuseppe Di Rosa nel Consiglio comunale aperto aveva chiesto di distinguere l’allaccio alla casa dalla consegna dell’acqua.

Aveva chiesto quale norma impedisse la fornitura.

Aveva richiamato il precedente sistema Voltano.

Aveva chiesto perché gli autobottisti non potessero acquistare l’acqua e portarla ai residenti.

Oggi il Comune chiede sostanzialmente di stabilire se quella strada sia legalmente percorribile.

Quindi quella domanda non era una provocazione.

Era una questione concreta che meritava di essere verificata.

Adesso basta con il «non si può»: scopriamo se davvero non si può

Ed è forse questo il risultato più importante della richiesta presentata dal Comune.

Finalmente si passa dal generico:

“non si può”

a una domanda giuridicamente determinata:

“si può oppure no?”

È esattamente ciò che chiedevamo.

Se il professionista risponderà no, vogliamo leggere le ragioni.

Norma.

Articolo.

Comma.

Giurisprudenza.

Se invece risponderà sì, non dovrà trascorrere un altro giorno inutilmente.

AICA venda l’acqua.

Gli autobottisti autorizzati la carichino.

Il prezzo sia trasparente e controllato.

Il servizio di trasporto sia regolarmente pagato.

E i residenti possano finalmente ricevere ciò che da oltre quattro mesi cercano di ottenere:

acqua.

Non una sanatoria.

Non un nuovo allaccio.

Non un privilegio.

Acqua.

Quattro mesi di emergenza, tre mesi di nuova amministrazione: adesso serve la risposta

Report Sicilia non attribuisce a Michele Sodano una crisi iniziata prima del suo insediamento.

Sarebbe scorretto.

Ma proprio perché sono trascorsi ormai circa tre mesi dall’arrivo della nuova amministrazione e perché nel frattempo il problema è stato studiato, discusso e affrontato in tutte le sedi possibili, adesso è legittimo pretendere tempi rapidissimi.

Il Comune ha finalmente posto la domanda.

ATI dia la risposta.

E se la risposta sarà positiva, si torni immediatamente a consentire agli autobottisti autorizzati di acquistare acqua secondo regole certe e di trasportarla nelle zone non servite.

Perché alla fine il paradosso è tutto qui:

quello che Giuseppe Di Rosa chiedeva pubblicamente nel Consiglio comunale aperto, oggi è diventato il quesito sul quale il Comune di Agrigento chiede un parere pro veritate.

Adesso non servono altri quattro mesi.

E neppure altri tre.

Serve una risposta.

E se si può fare, si faccia.

Maddalusa, le domande di Di Rosa a Sindaco, Ati e Aica: Il video dell’intervento in Consiglio

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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