Agrigento – Maddalusa, il Consiglio aperto del 27 agosto e la domanda che nessuno può più evitare: Se Sodano non decide, a cosa serve ancora discutere?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il prossimo 27 agosto il Consiglio comunale di Agrigento si riunirà in seduta aperta per affrontare la vicenda Maddalusa. Una crisi che ormai dura da circa tre mesi e sulla quale persino Grandangolo Agrigento, richiamando Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia, pone una domanda tanto semplice quanto inquietante: «ma a che scopo?».
È una domanda che Report Sicilia ritiene non soltanto legittima, ma ormai inevitabile.
Perché il problema non è più capire se a Maddalusa esista una situazione grave. Non è più ascoltare per l’ennesima volta i residenti. Non è neppure stabilire se il Consiglio comunale sia favorevole a garantire loro il minimo vitale.
Il Consiglio comunale ha già parlato. E ha parlato all’unanimità.
Adesso deve decidere il sindaco Michele Sodano.
E se il sindaco, pur avendo ricevuto un indirizzo politico chiarissimo persino dai consiglieri della sua stessa area, ritiene di non poter assumere le decisioni che la situazione richiede, allora il problema diventa inevitabilmente politico.
Fino alla domanda più dura: può continuare a fare il sindaco chi non ritiene di poter utilizzare, ricorrendone i presupposti di legge, gli strumenti che proprio il Consiglio gli ha chiesto di valutare?
Un Consiglio aperto per produrre cosa?
Grandangolo ricorda che la seduta aperta è prevista per il 27 agosto e accosta la situazione al racconto sciasciano dei minatori che espongono le proprie sofferenze al deputato arrivato ad ascoltarli.
Il rischio è esattamente questo.
Che i residenti arrivino in Aula Sollano, raccontino ancora una volta cosa significhi vivere senza acqua, che intervengano consiglieri, deputati, associazioni, tecnici e rappresentanti istituzionali e che, dopo ore di discussione, si produca magari un altro documento.
Ma per chiedere cosa?
Un documento esiste già.
Quasi un mese fa il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione che impegnava sindaco e Giunta ad attivare, con la «massima urgenza», ogni iniziativa consentita dall’ordinamento per garantire ai residenti di Maddalusa il minimo vitale indicato in 50 litri di acqua pro capite al giorno.
E quella mozione non è stata votata soltanto dalle opposizioni.
L’hanno votata anche consiglieri vicini al sindaco e persino esponenti della sua stessa area politica.
Allora cosa dovrebbe votare ancora il Consiglio?
L’ordinanza contingibile e urgente era già nel documento
C’è un altro particolare fondamentale.
Quella mozione non si limitava a chiedere genericamente «una soluzione».
Chiedeva al sindaco di utilizzare le prerogative del Comune nell’Assemblea dei sindaci di AICA, di acquisire una relazione aggiornata dell’ASP sulla situazione igienico-sanitaria e indicava anche, ricorrendone i presupposti e sulla base della necessaria istruttoria, la possibilità di adottare provvedimenti contingibili e urgenti ai sensi dell’articolo 50 del TUEL.
Quindi anche questo argomento è già stato affrontato.
Il Consiglio comunale ha indicato politicamente la strada.
Naturalmente un Consiglio comunale non può sostituirsi al sindaco nella firma di un’ordinanza né può stabilire da solo che ne ricorrano i presupposti giuridici e sanitari.
Ma può chiedere al sindaco di valutarli e di agire.
Ed è esattamente ciò che ha fatto.
Adesso persino AVS, che sostiene Sodano, separa acqua e abusivismo
Nelle ultime ore è arrivato un altro elemento che rende ancora più difficile comprendere l’immobilismo.
Sinistra Italiana-AVS, forza appartenente allo schieramento che sostiene l’amministrazione Sodano, ha assunto una posizione durissima sulla Zona A: niente riperimetrazione determinata dall’abusivismo, progressivo superamento dell’edilizia abusiva e demolizioni degli immobili quando ne ricorrano i presupposti di legge.
Ma nello stesso documento ha affermato un principio fondamentale:
«La tutela della Zona A non può tradursi nell’abbandono delle persone che oggi vi abitano».
E soprattutto ha chiesto di distinguere il diritto fondamentale ai servizi essenziali dalla legittimità urbanistica degli immobili.
E allora gli alibi politici si restringono ulteriormente.
Non lo sostiene soltanto Giuseppe Di Rosa.
Non lo ha detto soltanto il Consiglio comunale.
Adesso lo afferma persino una forza politica che sostiene il sindaco.
Dare acqua alle persone non significa sanare gli immobili.
Si può essere contrari alla riperimetrazione e dare l’acqua
Questo dovrebbe finalmente liberare la discussione da un equivoco che dura da troppo tempo.
Si può essere radicalmente contrari alla modifica dei confini della Zona A.
Si può sostenere che nessun immobile insanabile debba essere sanato.
Si possono eseguire le demolizioni quando definitivamente previste dalla legge.
Si possono respingere le pratiche che non possiedono i requisiti.
Si possono acquisire immobili al patrimonio pubblico.
E contemporaneamente garantire temporaneamente l’acqua alle persone che lì risiedono, se l’ordinamento e i presupposti concretamente accertati consentono di farlo.
Sono due piani diversi.
E ormai questa distinzione è riconosciuta anche all’interno dello schieramento politico che governa Agrigento.
Il 27 agosto rischia di diventare una passerella politica
Nel frattempo il dibattito si sta spostando sempre più sulla riperimetrazione.
Centrodestra contro centrosinistra.
La Vardera contro il centrodestra.
Sinistra Italiana contro qualsiasi riduzione della Zona A.
Lettere aperte al sindaco.
Accuse sulle responsabilità degli ultimi quarant’anni.
Tutto importante.
Ma attenzione a non perdere di vista una cosa:
i residenti di Maddalusa chiedono acqua oggi.
La riperimetrazione richiederà decisioni politiche e amministrative ben più complesse.
Le pratiche urbanistiche seguiranno i propri procedimenti.
Le eventuali demolizioni seguiranno la legge.
Il Consiglio comunale aperto potrà discutere anche di tutto questo.
Ma non trasformiamo il 27 agosto in una grande passerella nella quale ciascuno arriva, pronuncia il proprio discorso, individua i responsabili degli ultimi quarant’anni e torna a casa.
Perché alla fine qualcuno dovrà comunque rispondere alla domanda:
l’acqua ai residenti chi la farà arrivare?
Sindaco, se non può firmare lo dica e mostri perché
Report Sicilia non chiede al sindaco di firmare un atto illegittimo.
Questo deve essere chiarissimo.
Un’ordinanza contingibile e urgente presuppone condizioni giuridiche e fattuali che devono essere accertate e motivate.
Ma proprio per questo, dopo quasi un mese dalla mozione, Michele Sodano dovrebbe dire alla città dove sia arrivata quella valutazione.
Esistono i presupposti?
Allora assuma il provvedimento.
Non esistono?
Allora renda pubblici gli atti, i pareri tecnici e sanitari e le motivazioni che impediscono di procedere.
E soprattutto dica quale altra soluzione intende utilizzare per dare esecuzione all’indirizzo politico ricevuto dal Consiglio.
Quello che non può continuare all’infinito è il limbo.
Se manca il coraggio di decidere, resta il problema politico
Ed è qui che la vicenda supera Maddalusa.
Michele Sodano ha chiesto agli agrigentini di affidargli la guida della città.
Essere sindaco significa anche trovarsi davanti a decisioni difficili, assumersi responsabilità, firmare provvedimenti quando esistono i presupposti per farlo e spiegare pubblicamente perché non si possono firmare quando quei presupposti mancano.
Non basta convocare tavoli.
Non basta ascoltare.
Non basta rimandare ad AICA, alla Regione, alla Prefettura o al prossimo Consiglio comunale.
Se invece il problema fosse politico, cioè l’indisponibilità ad assumersi il peso delle decisioni che competono al ruolo, allora sarebbe legittimo chiedere a Sodano di trarne le conseguenze.
Anche le più radicali.
Il Consiglio ha già parlato. Ora Sodano agisca o tragga le conseguenze
Il 27 agosto potrebbe certamente servire a discutere del futuro urbanistico di Maddalusa e dei confini della Valle dei Templi.
Ma sull’emergenza idrica il Consiglio comunale ha già consegnato al sindaco un indirizzo.
All’unanimità.
Con il voto anche della sua area politica.
Oggi persino Sinistra Italiana-AVS, che sostiene questa amministrazione, afferma che la tutela della Zona A non può significare l’abbandono delle persone e distingue l’acqua dalla legittimità degli immobili.
Cosa manca ancora?
Se esistono i presupposti previsti dalla legge, Sodano utilizzi gli strumenti che l’ordinamento gli attribuisce.
Se non esistono, lo dimostri attraverso gli atti e presenti immediatamente un’alternativa.
Ma se non intende assumersi la responsabilità di scegliere, allora abbia almeno il coraggio politico di prendere in considerazione l’atto più definitivo che un sindaco possa compiere:
le dimissioni.
Perché un Consiglio comunale aperto può ascoltare cento persone e produrre cento interventi.
Ma non può sostituirsi a chi è stato eletto per governare.
E forse il vero monito delle Parrocchie di Regalpetra è proprio questo: ascoltare la sofferenza delle persone non serve a nulla se, una volta terminata la riunione, chi ha il potere di decidere continua a non decidere.
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Fonte: Report Sicilia
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