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Agrigento – Maddalusa senz’acqua: la protesta popolare fa cambiare idea all’assessore Riccobene

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Agrigento – Maddalusa senz’acqua: la protesta popolare fa cambiare idea all’assessore Riccobene. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Maddalusa senz’acqua da quattro mesi: quasi 13 mila firme e il Comune chiede all’ATI il parere che l’assessore aveva pronto da tempo

«Siate realisti, chiedete l’impossibile». Lo slogan comparso sui muri della Sorbona nel maggio del 1968 non prometteva miracoli: diceva soltanto che il confine tra il possibile e l’impossibile lo traccia chi governa, e che a spostarlo sono quelli che stanno sotto. Ad Agrigento, cinquantotto anni dopo, quel confine si è mosso di qualche centimetro. È bastato che quasi tredicimila persone firmassero.

Il parere che arriva dopo quattro mesi

Il sindaco Michele Sodano ha firmato, su impulso dell’assessore Giuseppe Riccobene, una richiesta urgente al direttivo dell’ATI idrico AG9: un parere pro veritate di «un professionista di chiara fama» che chiarisca «l’esatto perimetro della competenza di AICA nei confronti delle utenze non servite dalla rete» e verifichi se l’acqua possa arrivare a quelle case tramite trasportatori autonomi, che la acquistino da AICA alle tariffe d’ambito.

Tradotto dal giuridichese: si può dare acqua a chi un contratto non può sottoscriverlo. È esattamente ciò che i residenti di Maddalusa chiedono dal 9 maggio, quando le modalità operative definite dopo la deliberazione ATI dell’8 maggio hanno riservato le autobotti ai soli utenti contrattualizzati. Da allora circa duemila persone vivono con la fontana di Bonamorone come acquedotto.

«L’atto era pronto da un mese»

La cronologia è impietosa. Il 15 luglio il Consiglio comunale approva all’unanimità una mozione che impegna sindaco e giunta a garantire il minimo vitale a tutti i residenti: resta lettera morta. Il 27 agosto, nel Consiglio comunale aperto, la questione del “servizio complementare” viene posta esplicitamente in aula. Il 10 settembre l’avvocato Salvatore Pennica lancia su Change.org la petizione «Distribuire acqua ai cittadini di Maddalusa»: in una settimana sfiora le tredicimila adesioni. Il 16 settembre il consigliere William Giacalone presenta un question time per sapere che fine abbia fatto il parere annunciato settimane prima. E Riccobene risponde che l’atto «era pronto da un mese».

Un mese. Cioè quattro settimane in cui il documento esisteva, e Maddalusa continuava ad aspettare. La firma arriva soltanto quando la piazza digitale diventa ingombrante e l’aula consiliare torna a convocarsi sul tema.

Il Comune non è uno spettatore: è socio

Qui sta il punto politico che l’amministrazione preferisce non nominare. Il Comune di Agrigento non è una vittima delle decisioni di AICA e dell’ATI: è socio del gestore e siede nell’assemblea dei sindaci dell’autorità d’ambito. Quell’assemblea si è riunita l’8 luglio proprio sulle zone non servite, e ne è uscita con sconti sulla quota fissa e procedure più snelle per le autobotti. Nulla per chi un contratto non può averlo.

Un’amministrazione che contava sul favore popolare per compensare i numeri che non ha in Consiglio si ritrova così a inseguire i cittadini invece di guidarli. È la piazza ad aver dettato l’agenda.

Adesso tocca alle strade

La lezione di Maddalusa è trasferibile. Ad Agrigento restano settantadue discariche abusive censite dallo stesso assessorato, marciapiedi invasi da erbacce, quartieri che chiedono spazzamento e non disinfestazioni a stagione finita. Se una petizione ha sbloccato un atto fermo da un mese, la stessa voce corale può chiedere conto dell’esecuzione del contratto di igiene urbana. Non è populismo: è la sola forma di controllo democratico rimasta quando gli atti dormono nei cassetti.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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