Agrigento, Mangione attacca il giornalismo locale. Ma la libertà di stampa non vale soltanto quando piace alla politica. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Ad Agrigento la politica sembra cominciare a mostrare qualche segno di insofferenza. E quando nel mirino finisce il giornalismo locale, soprattutto quello che pone domande, racconta fatti scomodi o semplicemente non si allinea alla narrazione di chi governa, riteniamo necessario intervenire.
Questa volta a prendere carta e penna – anzi, tastiera e Facebook – è la consigliera comunale di Controcorrente Elvira Mangione, che commentando un post del sindaco Michele Sodano sul futuro Consiglio di amministrazione del Teatro Pirandello scrive parole che meritano attenzione.
Mangione afferma:
“Mi sono laureata in scienze della comunicazione. Ho fatto un corso anche di giornalismo e ricordo un docente che diceva questo: ‘non scrivete mai se non avete contezza reale’”.
Fin qui una considerazione che potrebbe perfino essere condivisibile. Verificare le notizie è uno dei fondamenti del mestiere.
Il problema arriva subito dopo.
La consigliera aggiunge infatti che “oggi invece il nostro giornalismo locale fa a gara più per ottenere visualizzazioni e like per le pubblicità che per dare giusta informazione”, per poi concludere invitando a diffidare di questo tipo di giornalismo e sostenendo che sarebbero pochi quelli che scrivono bene.
Parole pesanti. Soprattutto perché arrivano da una rappresentante delle istituzioni e perché, almeno nel post visibile, non viene indicato quale articolo conterrebbe informazioni false, quale fatto sarebbe stato inventato, quale passaggio sarebbe privo di riscontri e quale giornalista avrebbe violato le regole professionali.
Si colpisce genericamente “il nostro giornalismo locale”.
Ed è proprio qui che il ragionamento diventa politicamente preoccupante.
Report Sicilia non ha scritto sul caso, ma difende il diritto dei colleghi a farlo
Chiariamo immediatamente un punto per evitare qualsiasi equivoco: Report Sicilia non ha pubblicato articoli sulla vicenda richiamata dal sindaco Sodano e, dunque, il post del primo cittadino non può essere riferito a un nostro pezzo.
Non abbiamo quindi alcun interesse personale da difendere.
Ed è esattamente per questo che interveniamo.
Perché la libertà di stampa si difende soprattutto quando ad essere attaccato è un collega e non quando bisogna proteggere se stessi.
Se un giornalista ha scritto qualcosa di inesatto, la strada è semplicissima: si indica l’articolo, si contesta il fatto, si producono i documenti e si chiede eventualmente una rettifica.
Questo significa confrontarsi con la stampa.
Dire invece genericamente che il giornalismo locale farebbe a gara per ottenere “visualizzazioni e like per le pubblicità” significa mettere sotto accusa un’intera categoria senza fornire, almeno nel post, gli elementi necessari affinché chi legge possa capire chi avrebbe sbagliato, cosa avrebbe scritto e perché sarebbe falso.
Consigliera Mangione, quali sarebbero le notizie false?
La domanda allora è inevitabile.
Quali articoli sarebbero stati scritti senza avere “contezza reale”?
Quali giornalisti avrebbero sacrificato la verità sull’altare dei like?
Quali informazioni sarebbero state pubblicate soltanto per ottenere visualizzazioni?
Quali fatti raccontati dalla stampa locale sarebbero falsi?
Perché le accuse, quando vengono formulate da chi ricopre una carica pubblica, dovrebbero essere accompagnate dai fatti.
Altrimenti diventano soltanto una delegittimazione generalizzata di chi racconta ciò che accade.
Mangione ricorda di essersi laureata in Scienze della comunicazione e di avere frequentato anche un corso di giornalismo. Proprio per questo dovrebbe conoscere perfettamente la differenza tra criticare un articolo nel merito e mettere genericamente all’indice “il giornalismo locale”.
Sono due cose profondamente diverse.
La politica deve abituarsi alle domande, non scegliere i giornalisti che le piacciono
C’è poi una questione ancora più importante.
Chi sceglie di fare politica e chi viene eletto deve mettere in conto una cosa molto semplice: essere sottoposto al controllo della stampa.
Non è un fastidio collaterale della democrazia. È uno dei suoi strumenti.
Il giornalista non è l’addetto stampa del sindaco, dell’assessore o del consigliere comunale. Non deve raccontare soltanto ciò che piace all’amministrazione né attendere che la politica certifichi preventivamente ciò che può essere pubblicato.
Deve verificare, chiedere, approfondire, contestare quando necessario e, naturalmente, correggersi quando sbaglia.
Ma il metodo vale per tutti.
Anche la politica, prima di accusare il giornalismo locale di inseguire like e pubblicità, dovrebbe avere quella stessa “contezza reale” invocata dalla consigliera Mangione.
Perché una regola non può valere soltanto per chi scrive gli articoli.
Quando le domande diventano scomode
Forse il vero problema è un altro.
Il giornalismo piace moltissimo alla politica quando pubblica comunicati stampa, fotografie, inaugurazioni, dichiarazioni e risultati annunciati.
Diventa improvvisamente meno apprezzato quando comincia a chiedere documenti, verificare atti, confrontare promesse e risultati o raccontare ciò che nei palazzi si preferirebbe lasciare fuori dai riflettori.
Eppure è proprio quello il momento nel quale il giornalismo svolge maggiormente la propria funzione.
Una stampa composta soltanto da applausi sarebbe certamente più comoda per chi amministra.
Ma non sarebbe stampa.
Noi stiamo dalla parte del collega
Non sappiamo quale giornalista o quale testata abbia provocato la reazione del sindaco e, successivamente, quella della consigliera Mangione. E non intendiamo attribuire intenzioni che non possiamo dimostrare.
Una cosa, però, possiamo dirla chiaramente.
Report Sicilia sta dalla parte del diritto di quel collega a fare il proprio lavoro.
Se ha commesso un errore, gli si contesti l’errore.
Se ha pubblicato una falsità, gli si mostri la verità.
Se esistono documenti che smentiscono quanto scritto, vengano resi pubblici.
È così che si risponde al giornalismo.
Non spiegando ai cittadini che dovrebbero “diffidare” del giornalismo locale perché sarebbe interessato ai like e alla pubblicità.
Anzi, visto che Mangione sostiene che i giornalisti capaci di raccontare in maniera “onesta, vera, leale” sarebbero “pochi”, sarebbe interessante conoscere anche il criterio utilizzato per distribuire queste singolari patenti di buon giornalismo.
Chi decide chi sono i buoni e chi i cattivi?
La politica?
La stampa libera non deve chiedere permesso
Agrigento ha bisogno di amministratori capaci di rispondere alle domande, anche alle più scomode. Ha bisogno di consiglieri comunali che controllino gli atti e l’amministrazione. E ha bisogno di giornalisti che possano svolgere liberamente il proprio mestiere.
Ognuno nel proprio ruolo.
Alla consigliera Mangione riconosciamo naturalmente tutto il diritto di criticare un articolo e persino un giornalista. Ma una critica seria indica fatti, nomi, circostanze ed errori.
La generalizzazione contro “il nostro giornalismo locale” è un’altra cosa.
E noi non intendiamo farla passare sotto silenzio.
Perché oggi può riguardare un collega che ha scritto del Teatro Pirandello. Domani potrebbe riguardare chiunque osi pubblicare qualcosa che disturba la narrazione del potere di turno.
La politica faccia politica.
La stampa faccia la stampa.
E soprattutto continui a farla liberamente, senza aspettare il gradimento di sindaci, assessori o consiglieri comunali.
Per fortuna, la libertà di stampa non si misura in base ai like. Ma neppure in base ai like messi dalla politica agli articoli che le fanno comodo.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

