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Agrigento – “Mi hai fotografato!” Ma la foto non c’era: la surreale scena dell’assessore

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Agrigento – “Mi hai fotografato!” Ma la foto non c’era: la surreale scena dell’assessore. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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L’assessore, il cellulare e quella foto che non c’era. Sembra il copione di una commedia dell’assurdo, e invece è una vicenda che, stando a quanto viene riferito da alcuni presenti, sarebbe accaduta davvero in un bar del centro di Agrigento.

Protagonista, suo malgrado, un componente della giunta guidata dal sindaco Michele Sodano. Una giunta che, diciamolo senza troppi giri di parole, in questi mesi non si è fatta mancare nulla sul piano delle polemiche. Dalle questioni politiche alle vicende che hanno coinvolto il vicesindaco Giovanni Crosta, fino alle recenti tensioni che hanno investito la maggioranza, ogni giorno sembra esserci un nuovo capitolo da raccontare.

Ma questa volta la politica c’entra relativamente. C’entra, invece, il buon senso. Quello che dovrebbe appartenere a chi ricopre un incarico pubblico. Secondo il racconto dei presenti, due sere fa l’assessore si trovava tranquillamente seduto in un bar del centro cittadino, insieme ad altri avventori. A un certo punto avrebbe puntato il dito contro uno dei presenti, accusandolo di avergli scattato una fotografia con il cellulare. Una fotografia che, però, non c’era.

L’assessore ne sarebbe stato talmente convinto da voler verificare personalmente il contenuto del telefono dell’avventore. Una scena che, già solo a raccontarla, lascia abbastanza interdetti: un amministratore pubblico che, in un locale aperto al pubblico, ritiene di dover controllare il cellulare di un cittadino per verificare se sia stato fotografato.

Alla fine sarebbe stata proprio una persona presente nel locale a verificare il telefono. Nessuna fotografia dell’assessore. Insomma: tanto rumore per nulla.

E qui arriva la parte forse più sorprendente della vicenda. Una volta accertato che quella fotografia non esisteva, ci si sarebbe aspettati almeno un semplice: «Mi scusi, ho sbagliato». Una parola piccola. Una parola semplice. Una parola che, quando si ricopre un incarico pubblico, dovrebbe essere quasi obbligatoria. Invece quelle scuse non sarebbero arrivate.

Ed è questo il punto vero della vicenda.Perché un amministratore pubblico deve sapere che la propria esposizione è inevitabilmente maggiore rispetto a quella di un comune cittadino. Può piacere o non piacere, ma funziona così. Chi decide di entrare nelle istituzioni accetta anche una certa attenzione da parte dei cittadini, dei giornalisti e, naturalmente, degli altri frequentatori della città.

Essere fotografati in un luogo pubblico non significa essere perseguitati. E soprattutto non autorizza nessuno a trasformare un semplice sospetto in un piccolo interrogatorio sul cellulare di un’altra persona. Il problema, dunque, non è la fotografia che non c’era. Il problema è il modo.

Bastano due parole: «Mi dispiace». È proprio nelle piccole cose che si misura la qualità di chi esercita un ruolo pubblico. Perché amministrare una città non significa vivere con la paura di essere fotografati. E soprattutto non significa vedere nemici o complotti dietro ogni cellulare acceso.

Quanto alle scuse che non sarebbero arrivate, quelle sì che avrebbero potuto essere una fotografia. Una fotografia molto più importante: quella del senso delle istituzioni.

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Fonte: Sicilia24h

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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