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Cosa sta succedendo

Editoriale di Giuseppe Di Rosa
C’è un momento nella vita amministrativa di una città in cui bisogna scegliere quale ruolo si vuole interpretare.
Quello del sindaco che governa i problemi.
Oppure quello del sindaco che diventa il principale interprete di una strategia politica che guarda oltre i confini della propria città.
È una riflessione che mi accompagna da alcuni giorni.
Ed è la ragione per cui ho deciso di interrompere il silenzio che mi ero imposto dopo la conclusione della campagna elettorale.
Non avevo alcuna intenzione di fare opposizione pregiudiziale.
Anzi.
Avevo scelto una strada completamente diversa.
Ho cercato il dialogo. Non la polemica.
Il 29 giugno scorso ho scritto una lettera aperta al sindaco Michele Sodano.
Non era una critica.
Era una mano tesa.
Gli chiedevo un incontro pubblico per consegnargli personalmente il programma “Per una Città Normale”, costruito in anni di studio della macchina amministrativa comunale, di confronto con cittadini, professionisti, associazioni e categorie produttive.
Non gli chiedevo di condividere le mie idee.
Non gli chiedevo incarichi.
Non gli chiedevo alcuna visibilità.
Gli chiedevo semplicemente di leggerle.
Perché sono convinto che le buone idee non abbiano un colore politico.
Appartengono esclusivamente alla città.
Quella richiesta, ad oggi, non ha ricevuto alcuna risposta.
Qualche giorno dopo, quando ho visto il sindaco lavorare accanto agli operatori ecologici impegnati nella bonifica della città, sono stato il primo a complimentarmi pubblicamente con lui.
L’ho fatto senza alcuna difficoltà.
Perché chi mi conosce sa bene che non appartengo alla categoria degli ipocriti.
Quando un amministratore sbaglia lo dico.
Ma quando compie un gesto giusto, ritengo doveroso riconoscerlo.
In quella stessa lettera rilanciai anche una proposta concreta contenuta nel mio programma: l’istituzione del Gruppo degli Ispettori Ambientali, uno strumento che potrebbe contribuire concretamente a migliorare il controllo del territorio e prevenire il degrado urbano. Anche quella proposta è rimasta senza alcun riscontro.
Ed è proprio questo silenzio che oggi mi preoccupa.
Perché amministrare una città significa anche ascoltare.
Significa confrontarsi.
Significa avere l’umiltà di riconoscere che una buona idea può arrivare anche da chi sedeva dall’altra parte durante la campagna elettorale.
Il clima che sta avvelenando Agrigento
C’è poi un altro aspetto che non posso più ignorare.
Negli ultimi anni il confronto politico ad Agrigento è progressivamente degenerato.
Non parlo della normale dialettica democratica.
Parlo di un clima nel quale il dissenso viene sostituito dalla delegittimazione personale.
Dall’insulto.
Dalla volgarità.
Dall’offesa gratuita.
Chi esprime un’opinione diversa non viene contrastato nel merito.
Viene trasformato in un nemico.
Lo conosco bene.
Lo vivo ormai da anni.
Lo ha vissuto Report Sicilia.
Lo hanno vissuto tanti cittadini che hanno avuto semplicemente il coraggio di pensare con la propria testa.
È un clima che non nasce spontaneamente.
È il frutto di un modo di fare politica fondato sulla contrapposizione permanente.
Su un modello comunicativo che preferisce individuare continuamente un avversario piuttosto che costruire un confronto.
È un modello che, a mio giudizio, è stato alimentato negli anni anche dalla comunicazione politica di Ismaele La Vardera.
Una scelta certamente efficace per chi svolge il ruolo di opposizione.
Ma molto meno convincente se quello stesso schema rischia di diventare il metodo con cui si governa una città.
Perché un sindaco dovrebbe essere il primo ad abbassare i toni.
Dovrebbe favorire il dialogo.
Dovrebbe rappresentare anche chi non lo ha votato.
Maddalusa: il problema è umano. Prima ancora che politico.
Arrivo così alla vicenda Maddalusa.
Una vicenda che considero gravissima.
Perché quando si parla di famiglie senza acqua, di persone con disabilità, di anziani, di cittadini allettati e di malati cronici, la politica dovrebbe fermarsi.
L’acqua non è una bandiera.
È un diritto fondamentale.
Nessuno nega la complessità della situazione urbanistica.
Nessuno nega l’esistenza dell’abusivismo.
Nessuno sostiene che basti un’ordinanza per risolvere definitivamente il problema.
Ma esiste una differenza enorme tra risolvere definitivamente una questione urbanistica e affrontare immediatamente un’emergenza umanitaria.
Prima si affronta l’emergenza.
Poi si cambiano le norme.
Prima si tutela la salute.
Poi si apre il confronto politico.
Ed è proprio qui che continuo a non condividere l’impostazione che vedo adottare.
Prima di Palermo, guardiamo Palma di Montechiaro
Nella nota stampa che ho diffuso oggi ho invitato il sindaco Michele Sodano a fare una cosa molto semplice.
Prima di chiedere aiuto alla Regione Siciliana, studi cosa è stato fatto a Palma di Montechiaro.
Un Comune che ha affrontato una situazione persino più complessa attraverso atti amministrativi concreti.
Ha distinto gli immobili realizzati per finalità speculative da quelli che rappresentavano l’unica abitazione di famiglie fragili.
Ha riconosciuto, nei casi previsti dalla legge, la residenza in deroga.
Il Consiglio comunale ha dichiarato il prevalente interesse pubblico al mantenimento di determinati immobili destinati a nuclei familiari vulnerabili.
Non slogan.
Delibere.
Atti amministrativi.
Assunzione di responsabilità.
Nessuno sostiene che Agrigento e Palma siano identiche.
Ma quell’esperienza dimostra una cosa.
Prima di affermare che la soluzione può arrivare soltanto da Palermo, un sindaco ha il dovere di verificare fino in fondo tutti gli strumenti amministrativi già utilizzati da altri Comuni siciliani.
Quando una borgata diventa il palcoscenico della politica
Ed è qui che nasce la mia più grande preoccupazione.
Ho osservato con attenzione ciò che è accaduto a Maddalusa.
Il sindaco Michele Sodano.
Ismaele La Vardera.
L’intero gruppo parlamentare di Controcorrente.
Telecamere.
Fotografi.
Interviste.
Dichiarazioni.
L’appello al Presidente della Regione.
L’appello perfino al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Ho letto le dichiarazioni.
Ho letto gli articoli.
Ho visto addirittura giornali schierarsi apertamente a sostegno della battaglia politica di Controcorrente, rilanciando il coinvolgimento di Schifani e di Giorgia Meloni come se la soluzione del problema dovesse necessariamente partire da Palermo o da Roma.
Ed è proprio qui che, a mio giudizio, emerge la responsabilità politica di Ismaele La Vardera.
Perché un leader politico non si limita a fare opposizione.
Ha anche il dovere di consigliare gli amministratori che appartengono alla propria area politica.
Ed io mi sarei aspettato che il principale riferimento politico del sindaco Michele Sodano dicesse una cosa molto semplice:
“Sindaco, utilizzi subito tutti gli strumenti amministrativi che la legge ti mette a disposizione per affrontare l’emergenza. Parallelamente porteremo avanti la battaglia politica alla Regione e, se necessario, fino al Governo nazionale.”
Invece il messaggio che è arrivato ai cittadini è sembrato un altro.
Prima Palermo.
Prima Schifani.
Prima Meloni.
Prima gli atti parlamentari.
Prima la battaglia politica.
E soltanto dopo il Comune.
È un’impostazione che non condivido.
Perché il sindaco di Agrigento non può diventare il terminale operativo di una strategia politica regionale.
È il primo responsabile della tutela della propria comunità.
Ed è proprio per questo che credo debba recuperare fino in fondo la propria autonomia amministrativa.
Un sindaco ascolta tutti.
Ascolta i deputati.
Ascolta i partiti.
Ascolta i movimenti.
Ma alla fine decide da sindaco.
Non da dirigente di un movimento politico.
Non da esponente di una strategia regionale.
Da sindaco.
Perché le famiglie di Maddalusa non hanno bisogno di assistere ad una passerella politica.
Non hanno bisogno di diventare il simbolo della prossima battaglia tra Controcorrente e il governo regionale.
Hanno bisogno di acqua.
Hanno bisogno di dignità.
Hanno bisogno di risposte.
E ogni giorno che passa senza una soluzione immediata è un giorno perso per persone che non possono aspettare i tempi della politica.
Agrigento prima di tutto
Io continuo a pensare la stessa cosa che pensavo il giorno dopo le elezioni.
Quando il sindaco farà una cosa giusta sarò il primo a dirlo.
Quando riterrò che stia sbagliando strada continuerò a dirlo con la stessa libertà.
Senza odio.
Senza tifoserie.
Senza interessi personali.
Continuo ad attendere una risposta a quella prima lettera.
Non per me.
Ma perché quella lettera rappresentava un modo diverso di intendere la politica.
Una politica che dialoga.
Che ascolta.
Che mette insieme le competenze invece di dividerle in appartenenze.
Le campagne elettorali regionali arriveranno.
Gli scontri con il governo regionale arriveranno.
Le polemiche arriveranno.
Ma l’acqua che oggi manca nelle case di Maddalusa non può aspettare i tempi della politica.
Se davvero si vuole bene a quelle famiglie, il primo consiglio da dare al sindaco non è:
“Andiamo a Palermo.”
Il primo consiglio dovrebbe essere molto più semplice.
“Sindaco, fai subito il sindaco.”
Perché gli agrigentini hanno eletto Michele Sodano per amministrare Agrigento.
Non per trasformare Agrigento nel primo capitolo della prossima campagna politica regionale.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

