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Agrigento – Prima le persone, poi le case. Sindaco Sodano, ai residenti di Maddalusa non serve un condono: Serve l’acqua

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Agrigento – Prima le persone, poi le case. Sindaco Sodano, ai residenti di Maddalusa non serve un condono: Serve l’acqua. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

C’è una premessa che ritengo indispensabile.

Perché conosco già le polemiche che seguiranno.

Qualcuno proverà a dire che questo articolo è una difesa dell’abusivismo edilizio.

Qualcun altro proverà ad affermare che stiamo chiedendo di violare la legge.

Non è così.

Anzi.

Se dipendesse da me, le frontiere non esisterebbero, perché il mondo appartiene a tutti. Non ho mai fatto distinzioni tra persone sulla base della provenienza, del colore della pelle o della condizione sociale. Mi è estranea qualsiasi forma di razzismo o di rifiuto dell’accoglienza.

Ed è proprio partendo da questo principio che pongo una domanda.

Un immigrato che arriva clandestinamente sulle coste italiane viola la legge?

La risposta è sì.

E allora cosa facciamo?

Lo lasciamo morire di fame?

Gli neghiamo un bicchiere d’acqua?

Lo abbandoniamo al suo destino perché ha violato una norma?

Ovviamente no.

Perché prima della legge c’è la persona.

Prima dell’immobile c’è la vita umana.

Ed è esattamente questo il principio che oggi sembra essere stato dimenticato ad Agrigento.

Qui non si parla di case. Si parla di persone

Da oltre due mesi circa duemila residenti di Maddalusa vivono una situazione che non dovrebbe appartenere ad una città del 2026.

Tra loro ci sono bambini.

Anziani.

Persone con gravissime disabilità.

Malati.

Persone allettate.

Famiglie intere.

Stiamo parlando di persone che risultano residenti nel Comune di Agrigento.

Non di muri.

Non di cemento.

Non di pratiche edilizie.

Di persone.

Nessuno chiede un condono

Sia chiaro.

Nessuno sta chiedendo di sanare immobili.

Nessuno pretende che vengano cancellati i vincoli della Valle dei Templi.

Nessuno chiede di bloccare eventuali demolizioni.

Se un domani l’autorità competente stabilirà che alcune abitazioni dovranno essere demolite, quelle decisioni dovranno essere eseguite.

La legalità non si discute.

La Sicilia conosce bene questa pagina della propria storia amministrativa.

A Licata fu il sindaco Angelo Cambiano a diventare il simbolo della lotta all’abusivismo edilizio, dando esecuzione agli ordini di demolizione delle costruzioni abusive. Quella scelta portò alla sua sfiducia da sindaco, ma negli anni successivi proprio quella battaglia gli valse un ampio riconoscimento politico, fino all’elezione all’Assemblea Regionale Siciliana nelle liste del Movimento 5 Stelle.

Ed è proprio questo il punto.

La maggioranza che oggi governa Agrigento è composta anche da forze politiche che hanno sempre sostenuto quella linea di rigore.

Nessuno contesta questa impostazione.

Ma fino a quel giorno l’acqua va garantita

Esiste però una differenza enorme tra applicare la legge e negare un diritto fondamentale.

Fino al giorno in cui eventuali demolizioni saranno realmente eseguite, quelle persone continueranno a vivere nelle loro abitazioni.

Continueranno ad essere residenti.

Continueranno ad avere bambini da lavare, anziani da assistere, malati da curare.

E continueranno ad avere bisogno dell’acqua.

Per questo motivo la proposta avanzata da Giuseppe Di Rosa appare ancora oggi la più semplice.

Due autobotti fisse.

Una nella parte alta della contrada.

Una nella parte bassa.

Acqua distribuita ai residenti.

Nessun allaccio.

Nessuna sanatoria.

Nessun riconoscimento urbanistico.

Soltanto il quantitativo minimo indispensabile per vivere.

La contraddizione della politica

L’attuale amministrazione comunale è sostenuta da una coalizione composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e altre forze civiche.

Sono partiti che, giustamente, hanno sempre rivendicato la tutela delle fasce più deboli.

Sono partiti che parlano di solidarietà, di diritti umani, di inclusione.

Molti dei loro esponenti hanno manifestato per la pace, hanno esposto la bandiera della Palestina, hanno difeso il diritto all’accoglienza e alla dignità delle persone.

Proprio per questo la domanda diventa ancora più difficile da evitare.

Come può una maggioranza che fonda la propria identità politica sulla difesa dei diritti umani accettare che circa duemila persone, tra cui bambini, anziani, persone con disabilità e malati, restino senza una soluzione concreta per l’approvvigionamento idrico?

Anche gli elettori oggi chiedono una risposta

C’è poi un dato politico che nessuno può ignorare.

Molti residenti di Maddalusa e, più in generale, della zona “A” della Valle dei Templi hanno votato gli attuali partiti di governo della città.

Hanno contribuito all’elezione del sindaco Michele Sodano e della maggioranza che oggi amministra Agrigento.

Oggi quegli stessi cittadini chiedono semplicemente una risposta.

Non chiedono privilegi.

Non chiedono di essere sottratti alla legge.

Chiedono acqua.

Se un domani le abitazioni saranno demolite, sarà la legge a fare il suo corso.

Ma fino a quel giorno il Comune ha il dovere di affrontare un’emergenza umanitaria.

Sindaco, risponda almeno a questa domanda

Sindaco Michele Sodano, la domanda è semplice.

Perché non installare due autobotti fisse a Maddalusa, consentendo ai residenti di prelevare l’acqua necessaria per vivere?

Questa scelta non trasformerebbe una casa abusiva in una casa legittima.

Non cancellerebbe un vincolo paesaggistico.

Non fermerebbe eventuali demolizioni.

Restituirebbe soltanto dignità a persone che, fino a prova contraria, sono cittadini di Agrigento.

Perché la legalità deve essere applicata.

Ma uno Stato e un Comune dimostrano la loro civiltà quando riescono a far convivere il rispetto delle regole con il rispetto della persona.

E oggi, a Maddalusa, il problema non sono le case.

Il problema sono le persone che ci vivono.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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