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Agrigento, quando alle domande si risponde attaccando il giornale: Una strategia social già vista e che alla lunga presenta il conto

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Agrigento, quando alle domande si risponde attaccando il giornale: Una strategia social già vista e che alla lunga presenta il conto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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⏱️Tempo di lettura: 7 min

Dopo l’articolo di Report Sicilia sulla possibile nomina del prossimo segretario generale del Comune, sui social sono arrivati attacchi e accuse alla testata. Ma nel merito della questione sollevata quasi nessuno entra: date, requisiti e termini rimangono sul tavolo. Un modello di comunicazione politica che ricorda molto quello che contribuì alla crescita del Movimento 5 Stelle: individuare un avversario, polarizzare il dibattito e mobilitare la propria comunità. Una strategia formidabile per conquistare consenso, molto meno efficace quando arriva il momento di governare e rispondere dei risultati.

AGRIGENTO – Se Report Sicilia ha sbagliato, dimostratelo.

Non servono insulti, accuse di livore, battute o tentativi di delegittimare chi scrive.

Servono una norma, un documento, una data.

È davvero così semplice.

Eppure, dopo il nostro articolo sulla voce che indica Giuseppe Vinciguerra, attuale segretario generale del Comune di Canicattì, come possibile futuro segretario generale del Comune di Agrigento, una parte della discussione sui social ha seguito tutt’altra strada.

C’è chi parla di “livore e calunnia”, chi suggerisce al giornale di studiare, chi ci accusa di essere mossi dalla rabbia, chi liquida il pezzo come ridicolo e chi tenta di spostare la discussione sulla direzione del giornale.

Tutto legittimo, nei limiti dell’educazione e della legge.

Manca però la cosa più importante:

la dimostrazione che ciò che abbiamo scritto sia sbagliato.

Una domanda alla quale nessuno sembra voler rispondere

Report Sicilia non ha scritto che Vinciguerra sia incapace.

Non lo abbiamo scritto perché non lo pensiamo e perché non è questo l’argomento.

Anzi, diversi commentatori ne sottolineano preparazione, capacità ed esperienza.

Benissimo.

La questione sollevata dal nostro giornale è completamente diversa.

Abbiamo messo in fila alcuni elementi e posto una domanda precisa sulla tempistica con cui verrebbe maturato il requisito di anzianità richiesto per una sede di capoluogo di provincia rispetto alla finestra temporale entro cui il nuovo sindaco può esercitare il proprio potere di nomina.

La domanda, dunque, resta:

se Vinciguerra fosse davvero il professionista individuato da Michele Sodano, possiederebbe nei tempi giuridicamente rilevanti tutti i requisiti necessari per essere nominato ad Agrigento?

Se abbiamo sbagliato, basta spiegare dove.

Ma invece si attacca il giornale

È qui che la vicenda diventa interessante anche sotto il profilo della comunicazione politica.

Perché non è la prima volta.

Report Sicilia pubblica un articolo critico sull’amministrazione, pone una domanda oppure evidenzia una contraddizione e, quasi immediatamente, compare sui social una sorta di cordone difensivo.

Non necessariamente organizzato, sia chiaro: non abbiamo elementi per affermare che esista una regia dietro i singoli commenti e non lo affermiamo.

Ma il risultato comunicativo è evidente.

Il merito della notizia passa in secondo piano.

Il problema non diventa più ciò che è stato scritto.

Il problema diventa Report Sicilia che lo ha scritto.

È uno schema molto conosciuto nella comunicazione politica contemporanea.

Un metodo che ricorda molto il primo Movimento 5 Stelle

Chi ha memoria della politica italiana degli ultimi quindici anni dovrebbe riconoscere qualcosa di familiare.

Una parte importante della straordinaria crescita iniziale del Movimento 5 Stelle passò proprio attraverso la capacità di utilizzare la rete e i social per costruire una comunità fortemente mobilitata.

La comunicazione era immediata.

Da una parte il Movimento e i cittadini, dall’altra la “casta”, i partiti tradizionali, una parte dell’informazione e tutti coloro che venivano percepiti come espressione del vecchio sistema.

Era una comunicazione capace di semplificare temi complessi e soprattutto di creare appartenenza.

Chi criticava frequentemente non veniva considerato semplicemente qualcuno con un’opinione diversa.

Rischiava di essere percepito come parte del problema.

E politicamente funzionò.

Funzionò enormemente.

Il Movimento arrivò a raccogliere milioni di voti, diventò la principale forza parlamentare del Paese e conquistò responsabilità di governo.

Ma quello stesso modello comunicativo mostrò progressivamente i propri limiti.

Un conto è conquistare consenso, un altro è governare

Quando sei all’opposizione puoi indicare continuamente qualcuno come responsabile.

Quando governi, prima o poi, arriva una domanda inevitabile:

tu cosa hai fatto?

Ed è lì che la comunicazione basata prevalentemente sulla contrapposizione incontra il proprio limite.

Perché una strada sporca rimane sporca anche se cento sostenitori insultano chi pubblica la fotografia.

Un servizio che non funziona continua a non funzionare anche se il giornalista che lo racconta viene accusato di essere prevenuto.

Un requisito amministrativo esiste oppure non esiste indipendentemente dal numero di “mi piace” raccolti da un commento.

I social possono condizionare la percezione.

Non possono modificare la realtà amministrativa.

La parabola dei 5 Stelle dovrebbe insegnare qualcosa

Sarebbe superficiale sostenere che il ridimensionamento politico del Movimento 5 Stelle sia dipeso esclusivamente dalla sua comunicazione social.

Le ragioni sono evidentemente molteplici: esperienza di governo, alleanze, trasformazioni interne, scissioni, aspettative degli elettori, mutamento della proposta politica.

Ma è difficile negare che il passaggio da movimento antisistema a forza di governo abbia reso molto meno efficace una comunicazione costruita sulla continua individuazione di un avversario.

Quello che aveva contribuito alla crescita diventò progressivamente anche un limite.

Perché la tifoseria può essere straordinariamente efficace per conquistare il consenso, ma non basta per conservarlo quando arrivano le responsabilità di governo.

La politica, prima o poi, viene misurata sui risultati.

Ed elettoralmente il Movimento che nel 2018 aveva raggiunto circa un terzo dei voti nazionali ha successivamente conosciuto un ridimensionamento enorme.

Non è “morto”, naturalmente.

Ma rispetto alla forza politica dominante che sembrava destinata a rivoluzionare definitivamente il sistema italiano, la distanza è evidente.

Agrigento non ha bisogno di una tifoseria

Ed è proprio questo il rischio che vediamo oggi ad Agrigento.

Michele Sodano ha vinto le elezioni.

È il sindaco della città.

Ha quindi tutto il diritto di governare, scegliere i propri collaboratori nei limiti previsti dalla legge e portare avanti il programma con il quale ha ottenuto la fiducia degli elettori.

Ma proprio perché governa non dovrebbe avere bisogno di una tifoseria che trasformi ogni critica in un attacco personale al sindaco.

E soprattutto i suoi sostenitori non dovrebbero avere paura delle domande.

Se Sodano governerà bene, saranno i risultati a difenderlo.

Non servono cento commenti sotto un articolo.

Noi continueremo a fare domande

A chi ci accusa di avere qualcosa contro Sodano rispondiamo ancora una volta con semplicità.

Report Sicilia non deve essere né amico né nemico del sindaco.

Deve controllare chi governa.

Oggi governa Michele Sodano e le domande vengono rivolte a Michele Sodano.

Domani governerà qualcun altro e le stesse domande saranno rivolte a qualcun altro.

È il mestiere dell’informazione.

E proprio per questo torniamo alla questione dalla quale qualcuno sembra voler scappare.

Se abbiamo scritto qualcosa di falso sulla vicenda della segreteria generale, indicateci cosa.

Se abbiamo interpretato male una norma, indicate la norma corretta.

Se abbiamo sbagliato una data, pubblicate l’atto che dimostra la data corretta.

Se il requisito che abbiamo richiamato non è necessario, spiegate perché.

Saremmo i primi a pubblicare una rettifica.

Ma dire che siamo mossi dal “livore” non è una smentita.

Dire che l’articolo è “ridicolo” non è una smentita.

Dire che dovremmo studiare non è una smentita.

Il giornalismo non si combatte con le tifoserie

La politica social ha insegnato una cosa importante: creare una comunità pronta a difendere il proprio leader può essere una macchina formidabile di consenso.

La storia recente, però, ne ha insegnata un’altra ancora più importante:

quando la comunicazione prende il posto dei risultati, prima o poi il meccanismo si rompe.

Il Movimento 5 Stelle dovrebbe rappresentare un caso di studio per chiunque faccia politica nell’era dei social: la rete può portarti velocemente molto in alto, ma la stessa polarizzazione che ti ha aiutato a crescere può diventare un problema quando non sei più quello che protesta contro il potere, perché il potere sei diventato tu.

Sodano oggi non è più il candidato.

È il sindaco di Agrigento.

E quindi non può essere giudicato sulla simpatia, sulle intenzioni o sulla quantità di sostenitori pronti a difenderlo su Facebook.

Verrà giudicato sugli atti, sulle scelte e sui risultati.

Report Sicilia farà esattamente la stessa cosa.

Continueremo a pubblicare documenti.

Continueremo a mettere in fila le date.

Continueremo a fare domande.

E continueremo ad aspettare qualcuno che, invece di insultarci, abbia finalmente voglia di scrivere:

“Report Sicilia ha torto. Ecco il documento che lo dimostra”.

Quello sì che sarebbe un commento interessante.

E, soprattutto, sarebbe finalmente una discussione sul merito.

Agrigento, per la segreteria generale spunta l’amico di Sodano: Ma Vinciguerra avrebbe un problema di date e requisiti

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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