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Agrigento – Scritte sacrileghe su chiesa Livatino a Canicattì, le reazioni

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Agrigento – Scritte sacrileghe su chiesa Livatino a Canicattì, le reazioni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Sono state cancellate le scritte blasfeme comparse sul muro della chiesa dove sono custodite le spoglie del giudice beato Rosario Livatino. A seguito della denuncia e dopo un sopralluogo effettuato insieme alla polizia, il sindaco Vincenzo Corbo ha disposto la rimozione delle scritte, intervenendo per ripristinare il decoro del luogo. L’episodio assume particolare rilievo anche alla luce della ricorrenza del compleanno del beato Livatino, celebrata proprio nella giornata di ieri, 3 ottobre. Il primo cittadino non esclude che dietro il gesto possa esserci una precisa volontà. “Penso che siano atti mirati. Ieri ricorreva il compleanno del beato Livatino. Non credo che si tratti di semplice vandalismo. Rinneghiamo ogni atto criminale”, ha dichiarato il sindaco.
Ricostruzione quella fatta giornalisticamente che, al parroco è risultata troppo sopravvalutata ma che nel giorno della nascita di un Beato della Chiesa cattolica tentenniamo a sottovalutare.
Dal canto suo il sindaco di Canicattì, Corvo, dice: “non credo sia semplice vandalismo ma atti mirati”.
Vero è che nessuno degli attori di questa vicenda ha gli strumenti adatti per decifrare l’atto che, comunque, rimane vile ma vero è anche che la ricorrenza semplifica le congetture, amplifica la mediaticità e, soprattutto accende interrogativi su rispetto, educazione e moralità.
Verrebbe da dire: “picciotti che cosa vi ho fatto?”.
Condanna per le scritte sacrileghe sulla chiesa di Santa Chiara a Canicattì
Il Cartello Sociale della provincia di Agrigento esprime la più ferma condanna per il grave atto vandalico e sacrilego compiuto a Canicattì, dove sul muro di cinta della chiesa di Santa Chiara, luogo nel quale sono custodite le reliquie del Beato Rosario Angelo Livatino, sono comparse scritte inneggianti a Satana e simboli dal contenuto profanatorio.
«Non siamo di fronte a una semplice bravata o a un atto di vandalismo – afferma il Cartello Sociale – ma a un gesto che offende un luogo sacro, la memoria di un uomo che è diventato simbolo della giustizia e della fede e l’intera comunità agrigentina. È un atto che non può essere derubricato a una ragazzata e che deve essere perseguito con fermezza».
Ancora più inquietante è la coincidenza temporale con il 3 ottobre, anniversario della nascita del Beato Rosario Livatino, una figura che rappresenta per il nostro territorio la sintesi più alta tra fede, giustizia, responsabilità e servizio alle istituzioni. Livatino fu assassinato dalla mafia proprio perché considerato incorruttibile e perché la sua fede cristiana era profondamente radicata nel modo di esercitare il proprio dovere.
«La memoria di Livatino – prosegue il Cartello Sociale – non appartiene soltanto alla Chiesa o alla magistratura, ma all’intera società. La sua testimonianza ci ricorda che legalità e responsabilità non sono parole astratte, ma scelte quotidiane. Per questo colpire un luogo che custodisce la sua memoria significa, simbolicamente, colpire quei valori che Livatino ha difeso fino al sacrificio della propria vita».
Il Cartello Sociale esprime pertanto solidarietà alla comunità ecclesiale, al parroco, alla città di Canicattì e all’Arcidiocesi di Agrigento, confidando nel lavoro delle forze dell’ordine affinché gli autori vengano individuati e rispondano delle proprie responsabilità.
«Di fronte a episodi come questo – conclude il Cartello Sociale – non dobbiamo avere soltanto parole di indignazione. Occorre una risposta collettiva fatta di educazione, cultura, presidio del territorio e testimonianza. È proprio questo il modo migliore per contrastare ogni forma di violenza, di intolleranza e di cultura del male. A chi ha imbrattato quel muro ricordiamo che la memoria di Livatino non si cancella con una bomboletta spray: resta nella coscienza di una comunità che continua a credere nella giustizia, nella fede e nella dignità della persona».
Il Cartello Sociale rinnova infine il proprio impegno affinché la cultura della legalità e del rispetto torni a essere sempre più patrimonio delle nuove generazioni, nella convinzione che non possa esserci sviluppo autentico senza legalità e che la legalità abbia bisogno, prima di tutto, di una cultura capace di riconoscere il bene e di respingere ogni forma di sopraffazione.

Quanto accaduto si aggiunge ad altri episodi vandalici registrati nelle scorse settimane, a ridosso della Settimana della Legalità, all’interno del Giardino dei Giusti. In quell’occasione erano state prese di mira la foglia dedicata al giudice Stefano Saetta e quella dedicata al maresciallo Guazzelli. A questi episodi si è aggiunto anche il furto della targa che riportava il nome di Stefano Saetta. Una sequenza di danneggiamenti e gesti contro luoghi e simboli che rappresentano la memoria delle vittime della mafia e l’impegno per la legalità. Episodi distinti sui quali resta alta l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine.“Vi siete spinti un po’ oltre”. Taglia breve, così, Don Giuseppe Maniscalco, parroco della chiesa di Santa Chiara di Canicattì dentro la quale giace la Sacra salma del giudice Rosario Livatino.
La notizia è quella del ritrovamento di alcuni graffiti sulle pareti di via Guggino e su un muretto perimetrale della parrocchia, come precisa il prelato, nella parte della mensa.

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Fonte: feeds2.feedburner.com

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