Agrigento, Sodano chiede 75 milioni alla Regione. Io avevo un programma per creare lavoro e risanare il Comune, lui continua a puntare sulle esternalizzazioni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La lettera del sindaco Michele Sodano al Governo Schifani riapre il confronto tra due idee profondamente diverse di amministrazione. Da una parte la richiesta di finanziamenti pubblici per assumere personale e rifare le strade. Dall’altra il mio programma elettorale, costruito su 104 punti, che prevedeva due società pubbliche di servizi, almeno 200 opportunità di lavoro, valorizzazione del patrimonio comunale e recupero delle entrate. La domanda è semplice. Quale sarebbe la rivoluzione promessa agli agrigentini?
La lettera che abbiamo acquisito racconta molto più di quanto sembri
Ho letto attentamente la lettera che il sindaco Michele Sodano, insieme all’assessore al Bilancio Raffaele Trano, ha inviato il 30 settembre 2026 al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e ai rappresentanti regionali.
Un documento che Report Sicilia è riuscita ad acquisire e che contiene una richiesta complessiva di 75 milioni di euro, suddivisi in 30 milioni per il personale e 45 milioni per la riqualificazione delle strade, da distribuire nel triennio 2027, 2028 e 2029.
Non contesto il diritto, e neppure il dovere, di un sindaco di cercare finanziamenti per la propria città.
Contesto un’altra cosa.
Dov’è il progetto di cambiamento? Dov’è la riorganizzazione del Comune? Dov’è il modello economico capace di produrre nuove entrate, creare occupazione e ridurre la dipendenza dai finanziamenti esterni?
Perché chiedere soldi alla Regione è certamente legittimo. Ma chiedere soldi non significa, di per sé, avere un programma di risanamento.
E soprattutto non significa aver realizzato quella rivoluzione amministrativa che Michele Sodano aveva promesso durante la campagna elettorale.
Io avevo presentato 104 punti e un modello diverso di Comune
Quando mi sono candidato alla guida della città di Agrigento non ho costruito il mio programma attorno alla speranza che qualcuno, a Palermo o a Roma, decidesse di finanziare le nostre necessità.
Ho presentato 104 punti programmatici, nati dall’esperienza, dallo studio dei problemi della città, dall’analisi dei bilanci, dalla conoscenza degli uffici e da anni di battaglie per la trasparenza e la legalità amministrativa.
Il mio obiettivo era cambiare il modo di gestire il Comune.
Non limitarmi a sostituire un sindaco con un altro.
Avevo previsto la costituzione di due realtà pubbliche di servizio, Patrimonio Agrigento e Agrigento Social City, con l’obiettivo di riportare nella sfera pubblica attività e funzioni che avrebbero potuto generare occupazione, risorse e benefici per la collettività.
Il programma prevedeva la possibilità di creare almeno 200 posti di lavoro, tra giovani e meno giovani agrigentini, attraverso un progetto organizzativo ed economico da sviluppare nel rispetto delle procedure di legge e degli equilibri finanziari.
Non promettevo assunzioni senza copertura.
Proponevo di costruire strutture capaci di gestire servizi, valorizzare beni pubblici e produrre risultati economici verificabili.
La differenza è sostanziale.
Non aspettare soltanto risorse dall’esterno, ma costruire le condizioni affinché Agrigento possa produrre una parte delle risorse necessarie al proprio funzionamento.
Patrimonio Agrigento e Agrigento Social City, due strumenti per cambiare il sistema
Nel mio programma, il punto 39 riguardava proprio la costituzione di una società pubblica per la gestione e la valorizzazione del patrimonio comunale.
L’idea di Patrimonio Agrigento nasceva da una constatazione semplice.
Il Comune possiede beni, immobili, aree e strutture che rappresentano un patrimonio della collettività. Troppo spesso, però, questi beni vengono considerati soltanto un costo oppure un problema da trasferire a soggetti esterni.
Io proponevo di ribaltare questa impostazione.
Una struttura pubblica organizzata, con personale, competenze, responsabilità e obiettivi misurabili, avrebbe potuto occuparsi della valorizzazione del patrimonio, della gestione dei beni comunali e delle attività economicamente sostenibili.
Naturalmente attraverso piani industriali, verifiche di fattibilità, procedure trasparenti e controllo pubblico.
Agrigento Social City rappresentava l’altra parte del progetto.
Una realtà pubblica capace di organizzare servizi alla persona, attività sociali e servizi di interesse collettivo, valutando quali funzioni fosse possibile gestire direttamente anziché ricorrere sistematicamente a operatori esterni.
L’obiettivo non era creare nuovi carrozzoni politici.
Era esattamente il contrario.
Volevo strutture pubbliche efficienti, con contabilità trasparenti, selezioni regolari, controllo sui costi e risultati verificabili.
Perché una società pubblica senza controllo può diventare un problema tanto quanto un affidamento privato senza adeguata vigilanza.
Il punto centrale del mio progetto era dunque la qualità della gestione, non semplicemente la natura pubblica del soggetto gestore.
Sodano chiede 260 assunzioni, ma chi pagherà dal 2030?
La lettera del sindaco contiene un passaggio che dovrebbe interessare particolarmente i consiglieri comunali.
Sodano sostiene che per riportare l’organico comunale ad almeno 600 dipendenti occorrano circa 260 nuove assunzioni.
Per finanziare questa operazione chiede alla Regione 10 milioni di euro per ciascuno dei tre anni dal 2027 al 2029.
Ma le assunzioni indicate nella proposta normativa sarebbero a tempo indeterminato.
E allora pongo una domanda precisa.
Dal 1° gennaio 2030 chi pagherà gli stipendi di questi nuovi dipendenti?
Nella proposta trasmessa alla Regione non trovo una risposta strutturale a questo interrogativo.
Non trovo una dimostrazione di come il Comune potrebbe sostenere autonomamente il costo aggiuntivo del personale una volta terminato il finanziamento straordinario.
Non trovo un piano di incremento delle entrate correnti direttamente collegato a quelle assunzioni.
Non trovo, in quella lettera, una strategia di riorganizzazione dei servizi capace di ridurre stabilmente le spese o generare risorse aggiuntive.
Questo non significa che il Comune non abbia bisogno di personale.
Al contrario, la carenza di tecnici, funzionari e agenti della Polizia Locale è un problema reale.
Ma assumere personale e garantire nel tempo la sostenibilità delle assunzioni sono due questioni che devono procedere insieme.
Il mio programma partiva proprio dalla necessità di ricostruire una capacità amministrativa ed economica, non soltanto di chiedere nuovi trasferimenti.
Il sistema delle esternalizzazioni e la rivoluzione che ancora non vedo
C’è poi una questione che considero centrale.
Michele Sodano ha costruito una parte importante della propria immagine politica sulla promessa di cambiare il sistema che aveva governato Agrigento negli anni precedenti.
Ma quando osservo le scelte amministrative e le proposte di gestione dei servizi pubblici, mi chiedo dove sia questa discontinuità.
Prendiamo il caso del cimitero di Piano Gatta.
La prospettiva di affidare a un soggetto privato attività legate alla gestione e alla valorizzazione dei servizi cimiteriali rappresenta un esempio concreto della direzione che contesto.
Io avevo proposto di verificare la possibilità di gestire direttamente, attraverso una struttura pubblica, anche servizi capaci di generare entrate.
Perché un Comune dovrebbe rinunciare preventivamente a valutare questa possibilità?
Perché non predisporre un piano economico alternativo, confrontando i costi e i benefici della gestione pubblica con quelli della proposta privata?
Perché non dimostrare, numeri alla mano, che l’esternalizzazione è effettivamente più conveniente per i cittadini?
Non sostengo che ogni servizio debba essere necessariamente gestito dal Comune. Sostengo che la scelta debba essere preceduta da un’analisi seria e trasparente, e non considerata una soluzione automatica.
Il sistema che ho combattuto per anni è proprio quello che tende a utilizzare denaro pubblico per finanziare servizi e strutture, affidandone poi la gestione a soggetti esterni senza sviluppare un’adeguata capacità organizzativa pubblica.
È un modello che, a mio giudizio, ha contribuito a rendere Agrigento dipendente da affidamenti, proroghe, contratti e finanziamenti straordinari.
Non affermo che ogni affidamento sia illegittimo o economicamente svantaggioso. Chiedo però di conoscere quali alternative siano state esaminate.
Se la rivoluzione annunciata consiste nel continuare a esternalizzare servizi, vorrei capire in cosa si distingua concretamente dalle amministrazioni precedenti.
Acqua, rifiuti, patrimonio e manutenzioni. Il Comune deve tornare a governare
Nel mio programma avevo affrontato il problema della gestione dei servizi essenziali partendo da un principio.
Il Comune deve tornare a essere il soggetto che programma, controlla e verifica, senza perdere la capacità di intervenire direttamente dove ciò sia possibile e conveniente.
Per il servizio idrico avevo indicato la necessità di rafforzare la gestione pubblica, la trasparenza e il controllo su AICA, sulla distribuzione dell’acqua e sulla tutela degli utenti.
Per i rifiuti avevo chiesto una programmazione seria, il superamento delle proroghe non giustificate e un controllo rigoroso sui costi e sulla qualità dei servizi.
Per il patrimonio avevo previsto una struttura pubblica dedicata.
Per i servizi sociali avevo proposto Agrigento Social City.
Per la manutenzione e la cura della città avevo immaginato un’organizzazione capace di programmare gli interventi e valorizzare le risorse umane disponibili.
Tutto questo avrebbe richiesto studi di fattibilità, scelte organizzative, investimenti iniziali e una precisa assunzione di responsabilità politica.
Non sarebbe bastato costituire due aziende per risolvere ogni problema.
Ma avremmo avuto una direzione, un modello da verificare e obiettivi misurabili.
E soprattutto avremmo cominciato a costruire un’alternativa al ricorso sistematico ai privati.
Le strade e i 45 milioni richiesti. Ma il problema non è soltanto trovare i soldi
Sodano chiede 45 milioni di euro per la rete viaria, mentre nella lettera il fabbisogno complessivo viene stimato in circa 60 milioni, considerando anche il centro storico per il quale si propone di utilizzare ulteriori risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.
Anche qui la questione non è negare la necessità dei finanziamenti.
Le strade di Agrigento hanno bisogno di interventi importanti.
Ma chi conosce la città sa che il problema non riguarda soltanto la quantità di denaro disponibile.
Riguarda la programmazione, la manutenzione, il controllo dei lavori, i ripristini dopo gli scavi, la vigilanza sui cantieri e la capacità di intervenire tempestivamente sulle situazioni pericolose.
Nella lettera il sindaco riconosce espressamente la gravità delle condizioni stradali e le difficoltà degli uffici tecnici.
E allora torno a chiedere quali interventi concreti siano stati adottati nel frattempo.
La sicurezza di una strada non può dipendere esclusivamente dall’eventuale approvazione della finanziaria regionale del 2027.
Il mio programma prevedeva una riorganizzazione della macchina comunale anche per affrontare queste criticità.
Perché non basta ottenere un finanziamento se poi non si dispone di una struttura capace di progettare, affidare, controllare e concludere i lavori.
Il vero risanamento comincia dalle entrate e dalla lotta agli sprechi
Nel mio programma i punti dal 60 al 65 affrontavano temi che considero fondamentali.
La riduzione degli sprechi, il recupero delle risorse, la trasparenza dei bilanci e il risanamento delle partecipate.
Avevo inoltre previsto la digitalizzazione dei servizi, il rafforzamento della trasparenza amministrativa e la valorizzazione del patrimonio.
Non erano argomenti secondari.
Erano parte integrante di un progetto di risanamento.
Oggi sappiamo che il Comune presenta una situazione complessa anche sul fronte della riscossione delle entrate.
Lo stesso sindaco ha richiamato, nella relazione sui primi cento giorni, circa 136 milioni di euro di residui tributari. Una cifra che non può essere automaticamente considerata interamente recuperabile, ma che impone un’attenta verifica della sua composizione e della reale esigibilità.
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Quale strategia strutturale viene proposta per migliorare la riscossione?
Quali beni comunali possono essere valorizzati?
Quali servizi possono produrre entrate anziché rappresentare soltanto costi?
Quali spese possono essere razionalizzate senza compromettere i servizi essenziali?
Sono queste le domande dalle quali ritengo debba partire un vero piano di risanamento.
Non basta chiedere alla Regione di finanziare nuove spese. Bisogna dimostrare come il Comune intenda migliorare la propria capacità di gestire le risorse che già possiede.
A giugno mi ero messo a disposizione. Non ho mai chiesto incarichi
Voglio ricordare un passaggio che considero importante.
Dopo le elezioni amministrative, già nel mese di giugno, avevo pubblicamente manifestato la mia disponibilità a collaborare nell’interesse della città.
Avevo offerto il contributo delle mie idee, della mia esperienza e soprattutto del programma che avevo presentato agli agrigentini.
Non avevo chiesto incarichi, poltrone o compensi.
Avevo chiesto un confronto pubblico sui problemi della città e sulle possibili soluzioni.
Perché il mio programma non era un documento destinato a essere dimenticato dopo le elezioni.
Era il risultato di un lavoro che ritenevo, e continuo a ritenere, utile per Agrigento.
Avrei voluto discutere delle due aziende pubbliche, dei 200 posti di lavoro, della valorizzazione del patrimonio, della gestione dei servizi e del risanamento finanziario.
Non pretendevo che il sindaco condividesse ogni proposta.
Pretendevo soltanto che il confronto avvenisse sul merito delle idee.
Oggi, leggendo la sua lettera alla Regione, mi convinco ancora di più dell’utilità di quel confronto.
Perché i problemi che Sodano descrive sono in larga parte gli stessi sui quali avevo costruito il mio programma.
Ma le soluzioni proposte sono differenti.
Due modelli amministrativi a confronto
| Il mio programma | La linea documentata di Sodano |
|---|---|
| Due aziende pubbliche per patrimonio e servizi | Richiesta di fondi per potenziare direttamente l’organico comunale |
| Obiettivo di almeno 200 posti di lavoro collegati ai servizi | Circa 260 assunzioni comunali da finanziare con contributi regionali |
| Valorizzazione dei beni pubblici e nuove entrate | Nella lettera non compare un piano specifico di valorizzazione patrimoniale |
| Verifica della gestione pubblica dei servizi | Prosecuzione dell’esame di soluzioni con soggetti privati, tra cui Piano Gatta |
| Recupero entrate, riduzione sprechi e risanamento partecipate | Richiesta di finanziamenti straordinari per personale e viabilità |
| Riorganizzazione strutturale e controllo pubblico | Rafforzamento degli uffici e interventi infrastrutturali finanziati dalla Regione |
Questa comparazione non significa che le due strategie siano necessariamente incompatibili.
Un Comune può avere bisogno contemporaneamente di nuovi dipendenti, finanziamenti regionali e strutture pubbliche di servizio.
La differenza riguarda le priorità e il modello di gestione.
Il mio progetto prevedeva di costruire una capacità organizzativa pubblica anche attraverso nuove strutture operative. La lettera di Sodano punta invece a ottenere risorse straordinarie per rafforzare il personale e realizzare interventi stradali.
La mia critica è che, accanto a quelle richieste, non vedo ancora delineata una strategia altrettanto chiara per rendere il Comune economicamente e organizzativamente più autonomo.
Michele, la rivoluzione non si misura dai milioni che chiedi
Caro Michele, quando parlavi di rivoluzione amministrativa avevi suscitato aspettative importanti.
Oggi sei il sindaco e hai la responsabilità di dimostrare cosa significhi concretamente quella parola.
Non posso considerare una rivoluzione il semplice fatto di chiedere finanziamenti alla Regione.
Lo hanno fatto i sindaci prima di te e continueranno a farlo quelli che verranno dopo.
Non posso considerare una rivoluzione l’esternalizzazione di servizi senza aver prima dimostrato che il Comune non possa gestirli in maniera più conveniente attraverso strutture pubbliche.
E non posso considerare un progetto di risanamento una richiesta di 30 milioni per assumere personale, se non viene chiarito come sostenerne il costo una volta terminato il contributo straordinario.
Io avevo proposto un modello diverso.
Due aziende pubbliche, almeno 200 opportunità di lavoro, recupero delle entrate, valorizzazione del patrimonio, servizi organizzati e controllati, riduzione degli sprechi e trasparenza amministrativa.
Un programma che avrebbe richiesto verifiche economiche e amministrative rigorose, ma che indicava una precisa direzione.
Tu hai scelto un’altra strada.
È una scelta politica e amministrativa della quale hai pieno diritto di assumerti la responsabilità.
Ma allora spiegaci quale sia la differenza tra il tuo modello e quello delle amministrazioni precedenti.
Perché, a mio giudizio, il rischio è continuare con il vecchio sistema di Agrigento, nel quale si cercano finanziamenti pubblici, si sostengono spese e si affidano all’esterno servizi che potrebbero essere valutati anche per una gestione pubblica.
Non basta cambiare gli amministratori per cambiare il sistema.
Bisogna cambiare il modo di amministrare.
La città non ha bisogno soltanto di finanziamenti, ma di un progetto per il futuro
Non ho mai pensato che Agrigento potesse risollevarsi senza l’aiuto della Regione, dello Stato e dell’Unione europea.
Sarebbe una posizione irrealistica.
Ma continuo a pensare che nessun finanziamento, da solo, possa sostituire una visione amministrativa.
Il problema è decidere cosa fare delle risorse, come organizzare i servizi e quale patrimonio pubblico lasciare alla città.
Io volevo un Comune che tornasse a programmare, gestire, controllare e valorizzare.
Un Comune capace di offrire lavoro attraverso strutture pubbliche efficienti, non soltanto di finanziare contratti e affidamenti.
Un Comune nel quale i cittadini potessero conoscere quanto costa ogni servizio, chi lo gestisce, quali risultati produce e quali benefici economici rimangono alla collettività.
Non sostengo che il mio programma avrebbe risolto automaticamente ogni problema.
Sostengo che avevo presentato un progetto preciso, sul quale ero pronto a essere giudicato.
E continuo a essere disponibile a discuterne pubblicamente, numeri alla mano.
Michele, ti rivolgo quindi una domanda alla quale vorrei una risposta concreta.
Se continuiamo a chiedere denaro pubblico per sostenere la macchina comunale e contemporaneamente continuiamo a considerare l’affidamento ai privati come soluzione per i servizi, quale cambiamento strutturale stiamo costruendo?
Quali attività torneranno a produrre valore per il Comune?
Quali nuove entrate saranno generate?
Quali servizi saranno gestiti diversamente dal passato?
E soprattutto, quale Comune lasceremo agli agrigentini quando i finanziamenti straordinari saranno terminati?
La mia idea era quella di ricostruire una città capace di valorizzare le proprie risorse e creare lavoro.
La tua lettera chiede 75 milioni alla Regione.
La richiesta può anche essere condivisibile nelle sue finalità, ma non risponde a queste domande.
Perché la rivoluzione non consiste nel trovare qualcuno che paghi i conti. Consiste nel cambiare il sistema che quei conti continua a produrre.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

