Agrigento – Sodano e la svolta comunicativa: ipotesi credibile? qualche dubbio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il sindaco di Agrigento cambierebbe metodo comunicativo. Se sono rose fioriranno
Nel secondo libro di Alice, quello dello specchio, la Regina Bianca propone alla bambina un impiego. Paga modesta e, come benefit, marmellata a giorni alterni. Alice ringrazia ma precisa che oggi non ne vuole. E la Regina spiega, con la pazienza di chi illustra un regolamento comunale: non potresti averla comunque, perché la regola è marmellata domani e marmellata ieri — mai marmellata oggi. Alice osserva che prima o poi qualche giorno dovrà pur toccare a «oggi». No, taglia corto la Regina: è marmellata a giorni alterni, e oggi non è un altro giorno.
Chiunque abbia frequentato per qualche anno un’aula consiliare riconoscerà la struttura logica. È esattamente il modo in cui, in politica, funziona il cambiamento di metodo: c’è stato ieri, ci sarà domani, oggi no.
Il racconto della riunione dei capigruppo di Palazzo di Città — ricostruito da AgrigentoOggi — restituisce un passaggio politicamente rilevante: al sindaco Michele Sodano sarebbe stato chiesto un cambio di approccio, meno accuse affidate ai social network e più confronto diretto con il Consiglio comunale. Da lì l’ipotesi, avanzata con prudenza, di una possibile stagione nuova.
Prendiamola sul serio. E poi misuriamola, perché il mestiere non consiste nel commentare gli annunci ma nel verificarli.
Allo stato degli atti la tesi non regge. Non perché il sindaco sia in malafede — questo non lo sappiamo e non ci riguarda — ma perché non esiste, ad oggi, un solo elemento documentale che la sostenga. Ma aspettermo. Ce ne sono almeno sei oggi che la contraddicono.
Uno: quel metodo non è un vezzo, è l’infrastruttura del consenso
Non parliamo di un’abitudine presa nella concitazione di luglio. Il format è nato con il mandato. A metà giugno 2026, a circa una settimana dall’insediamento, la stampa locale documentava già il modello: dirette Facebook quasi ogni sera dalla stanza di Palazzo dei Giganti, il sindaco alla scrivania tra le pratiche aperte, il racconto della giornata amministrativa a Comune ormai svuotato. Un diario amministrativo quotidiano, con orario fisso e scenografia stabile.
Chi conosce Agrigento sa che quello strumento non è accessorio. È il canale con cui Sodano ha costruito prima l’opposizione e poi la vittoria: un rapporto diretto con l’elettorato, disintermediato dai partiti — che in Consiglio non ha — e disintermediato dalla stampa.
Chiedere a un sindaco eletto così di ridimensionarlo non è chiedergli di abbassare i toni. È chiedergli di smontare il ponte su cui è arrivato in riva. Che lo faccia in tre settimane, dopo una riunione fra capigruppo di cui non esiste verbale, è un’ipotesi che richiederebbe prove robuste. Prove che, allo stato, non ci sono. E pertanto le attendiamo.
Due: non è cambiato il canale, semmai è cambiato l’argomento
Qui la logica conta più della politica.
Un cambio di metodo comunicativo si riconosce da tre cose: cambia il mezzo, cambia il destinatario, cambia il momento. A oggi nessuna delle tre risulta modificata. Il mezzo resta il profilo personale del sindaco. Il destinatario resta il pubblico, non l’Aula. Il momento resta quello scelto da chi parla, non quello previsto dal regolamento del Consiglio.
Quel che può cambiare, in questi casi, è soltanto l’argomento: dal «di chi è la colpa» all’«ecco cosa ho fatto». È il passaggio che ogni comunicatore politico compie quando la polemica smette di rendere e la rivendicazione comincia a rendere di più. Non è una conversione istituzionale, è una rotazione del palinsesto. E la rivendicazione, va detto, è a sua volta comunicazione politica: mostrare un intervento di manutenzione ordinaria non è un atto di governo, è l’adempimento di un obbligo che l’articolo 14 del Codice della Strada pone in capo all’ente proprietario. Non è merito, è ordinaria amministrazione.
Il cambio di metodo, quello vero, non si vede su Facebook. Si vede negli atti: convocazioni, trasmissione tempestiva delle delibere con la documentazione completa, risposte scritte alle interrogazioni, presenza degli assessori in commissione. Documenti protocollati, con un numero e una data.
Tre: l’aritmetica dell’Aula non è cambiata di un voto
All’indomani delle amministrative la mappa del Consiglio comunale è stata descritta con un dato secco: 18 seggi su 24 al centrodestra. Sodano governa con una maggioranza politica che in Aula non è maggioranza numerica.
È il punto che rende quasi irrilevante il ragionamento sulla buona volontà. Il confronto con il Consiglio, per questa amministrazione, non è una scelta di stile: è l’unica procedura esistente per approvare un bilancio, un piano tariffario, un regolamento. Non è cortesia, è aritmetica.
E allora la domanda si rovescia. Se il dialogo era indispensabile fin dal primo giorno, perché è arrivato soltanto dopo il fallimento del 30 luglio, quando è mancato il numero legale sul Piano economico-finanziario della Tari? La risposta più economica — e più sgradevole — è che non si tratta di una conversione ma di una constatazione. Il sindaco non ha scoperto il valore del confronto: ha scoperto che senza confronto il PEF non passa.
Una conversione che arriva esattamente nel momento in cui l’alternativa era il fallimento amministrativo ha un nome tecnico, in politica. Si chiama necessità.
Quattro: le domande del 30 luglio sono ancora lì, senza risposta
Nella nota diffusa il 1° agosto i gruppi di Forza Azzurri, Forza Italia, Lega e MPA hanno scritto che il sindaco «mistifica i fatti» e hanno chiesto che «esca dal mondo virtuale». Il gruppo di Fratelli d’Italia — Piparo, Spataro, Ciulla, Gramaglia, Vento — è stato più preciso: nella seduta del 30 luglio sarebbero state poste domande puntuali su piano, costi, contrasto alla morosità e agevolazioni sociali, e nessuna avrebbe ricevuto risposta. Al posto delle risposte, sostengono, sono arrivate le dirette social.
Sono dichiarazioni di parte e come tali vanno lette. Ma riguardano numeri: numeri che esistono, che sono nella disponibilità dell’ente e che si trasmettono con una nota di due pagine.
Alla data in cui scriviamo non risulta pubblicamente che siano stati forniti. E pertanto le attendiamo. E finché non lo saranno, il «cambio di approccio» resta una promessa di forma su una controversia di sostanza. Si può modulare il tono quanto si vuole: se il contenzioso verte su quanto costa il servizio rifiuti e su chi paga le agevolazioni, il tono non lo risolve.
Un sindaco che volesse dimostrare la svolta avrebbe a disposizione un gesto semplice, gratuito e verificabile: rispondere. Per iscritto. Al protocollo. Non risulta che sia accaduto, sinora.
Cinque: il calendario spiega troppe cose
Il Consiglio comunale è atteso il 27 agosto su Maddalusa. Cioè sul dossier più esposto di questa fase: case costruite in zona vincolata, sospensione amministrativa dell’erogazione idrica, richiami alla legalità, ipotesi di demolizione, un rimpallo istituzionale che coinvolge Comune, Regione, AICA e Prefettura.
Non serve malizia per osservare che un profilo comunicativo più prudente nelle settimane che precedono una seduta ad altissimo rischio è compatibile con due ipotesi diverse: la conversione sincera e il calcolo tattico. Entrambe producono lo stesso comportamento osservabile.
Quando due ipotesi spiegano ugualmente bene gli stessi fatti, il giornalismo non ha il diritto di scegliere la più generosa. Ha il dovere di dire che i fatti, da soli, non bastano a distinguerle — e che dunque la svolta non è dimostrata, almeno sinora.
C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Il numero legale è mancato su un punto, il PEF Tari, e la seduta di fine agosto si occuperà di un altro, Maddalusa. Chi si aspetta che agosto certifichi il ritrovato clima di collaborazione farebbe bene a ricordare che il conto rimasto aperto è un altro, e che nessuno l’ha ancora chiuso.
Sei: il sindaco, quel cambiamento, non l’ha mai annunciato
È l’obiezione più elementare e la più trascurata.
Non esiste una dichiarazione pubblica del sindaco Sodano che dica: cambio metodo, riporto il confronto in Consiglio, riduco le dirette di valutazione sull’operato dei consiglieri. Aspettiamo questa dichiarazione ufficiale, possibilmente nero su bianco. Non esiste un verbale della conferenza dei capigruppo che lo attesti. La ricostruzione disponibile è al condizionale — «avrebbero assicurato», «sarebbe stato chiesto» — perché quella riunione non era una seduta pubblica e non ha prodotto un atto.
Stiamo dunque valutando l’attendibilità di un impegno che nessuno ha assunto formalmente, davanti a nessuno, con nessuna scadenza. In queste condizioni «non credibile» non è nemmeno un giudizio severo: è una constatazione di metodo. Non si può considerare attendibile ciò che non è stato dichiarato. Ci affiamo al momento alla fiducia che abbiamo nel direttore di agrigentooggi, Domenico Vecchio che ha ricostruito la vicenda su facebook.
Come si misura, davvero, un cambio di metodo
Non ci interessa avere ragione. Ci interessa poter avere torto, e in modo verificabile. Ecco perciò cinque indicatori che, da qui alla seduta di fine agosto e a quella successiva, distinguono la svolta reale dalla svolta raccontata. Sono tutti documentabili, tutti pubblici, tutti a costo zero per l’amministrazione:
- Le delibere arrivano complete e nei termini. Trasmissione ai consiglieri con l’intera documentazione istruttoria nei tempi regolamentari, non alla vigilia.
- La conferenza dei capigruppo precede le sedute delicate. Non le segue, come è accaduto stavolta.
- Le domande poste in Aula ricevono risposta scritta e protocollata. A cominciare da quelle del 30 luglio su costi, morosità e agevolazioni Tari.
- Le proposte di delibera vengono illustrate in Aula. Dal sindaco o dall’assessore competente, prima del voto.
- Nelle 48 ore successive a una seduta andata male non compare una diretta di valutazione sull’operato dei consiglieri. È l’indicatore più semplice e il più difficile da rispettare.
Cinque su cinque: la svolta è vera, e lo scriveremo con la stessa nettezza con cui oggi scriviamo il contrario. Zero su cinque: era marmellata domani.
Il punto
Michele Sodano è stato un oppositore efficace, e nessuno gliene fa una colpa: ha vinto perché quel metodo funzionava. Il problema è che lo strumento utile a conquistare il potere e quello utile a esercitarlo raramente coincidono. Chi contesta ha bisogno di un pubblico. Chi amministra ha bisogno di diciotto voti che non ha.
Il sindaco è in carica da poche settimane e sarebbe ingeneroso giudicarlo sui risultati. Ma le settimane non si contano allo stesso modo per tutti: chi ha fondato il proprio consenso sulla trasparenza del metodo si espone, per primo, a essere misurato sul metodo.
Alice, a un certo punto, si arrende alla logica della Regina e osserva che è un sistema di cui non si può fare a meno di ammirare la coerenza. Il difetto è che nessuno, in quel Paese, ha mai visto un barattolo aperto.
Ad Agrigento, la data di scadenza è il 27 agosto. Poi si vede se la marmellata c’è.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

