Agrigento – Teatro Pirandello, resta Fiaccabrino di Forza Italia: La rivoluzione di Sodano guarda sempre più al passato. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La candidata alle regionali 2022 con Forza Italia resterà direttore generale fino alla fine dell’anno. Dopo Giulio Cinque vicepresidente, un’altra scelta nel segno della continuità. E resta da chiarire cosa significhi un CdA riunito «in maniera informale». Intanto La Vardera tace sulla rivoluzione promessa ad Agrigento
AGRIGENTO – Alessandra Fiaccabrino resta alla Direzione generale della Fondazione Teatro Luigi Pirandello fino alla fine dell’anno.
Ed è una decisione che assume inevitabilmente anche un significato politico, soprattutto se riletta alla luce delle parole utilizzate dal sindaco Michele Sodano quando ha presentato il nuovo corso della Fondazione.
Fiaccabrino, infatti, non è arrivata con la nuova amministrazione.
Era stata nominata direttore generale il 28 aprile 2026 dal precedente Consiglio di amministrazione ed è una figura con un passato politico chiaramente documentato: nel 2022 è stata candidata alle elezioni regionali siciliane nella lista di Forza Italia nel collegio di Agrigento.
La stampa locale l’ha inoltre indicata come politicamente vicina all’area che fa riferimento al deputato Riccardo Gallo.
Un elemento, quest’ultimo, che va distinto dal dato certo della candidatura: ciò che è documentalmente verificabile è che Fiaccabrino sia stata candidata con Forza Italia.
Ed è già un dato politicamente significativo.
Perché la domanda diventa inevitabile: dov’è finita la rivoluzione annunciata da Michele Sodano?
Doveva essere la fine delle «spartizioni politiche»
Quando il sindaco intervenne sul rinnovo del Consiglio di amministrazione del Teatro Pirandello utilizzò parole molto nette.
Parlò di «rinnovamento profondo», della necessità di superare vecchie logiche e della fine delle «spartizioni politiche».
Una dichiarazione che aveva attribuito al cambio della governance un significato che andava ben oltre la normale sostituzione dei componenti di un Consiglio di amministrazione.
Doveva rappresentare un cambio di metodo.
Doveva essere la rivoluzione.
Poi sono arrivati i nomi e le decisioni.
E il quadro appare decisamente più complesso rispetto alla narrazione iniziale.
Prima Giulio Cinque, adesso Alessandra Fiaccabrino
Nel nuovo Consiglio di amministrazione è rimasto Giulio Cinque, nominato dalla Regione Siciliana e già componente della precedente governance.
Non soltanto è rimasto.
È diventato vicepresidente della Fondazione Teatro Pirandello.
Cinque è stato indicato dalla stampa locale come espressione dell’area politica di Forza Italia vicina al deputato Riccardo Gallo.
Adesso arriva la seconda decisione.
Alessandra Fiaccabrino, candidata con Forza Italia alle regionali del 2022 e nominata direttore generale dal precedente CdA, rimane al proprio posto fino alla fine di dicembre.
Non si tratta, è bene precisarlo, della nomina per un nuovo mandato completo.
È una proroga temporanea.
Ma resta una scelta compiuta dalla nuova governance.
Ed è questo il punto politico.
Non stiamo discutendo delle capacità professionali di Alessandra Fiaccabrino, che non sono oggetto di questo articolo.
Stiamo verificando la coerenza tra le parole pronunciate dalla nuova amministrazione e le decisioni successivamente assunte.
Se il nuovo corso doveva rappresentare la rottura con le «spartizioni politiche», diventa legittimo chiedersi perché due figure indicate come riconducibili alla stessa area politica presente nella precedente governance continuino ad avere ruoli importanti nella Fondazione.
Una è diventata vicepresidente.
L’altra resta direttore generale.
Roberta Torre fuori, Fiaccabrino resta
C’è poi un’altra circostanza che rende ancora più interessante quanto sta accadendo.
Con la cessazione del precedente Consiglio di amministrazione erano cessati anche gli incarichi collegati a quella governance.
La nuova Fondazione si è quindi trovata davanti alla possibilità di compiere le proprie scelte.
E le scelte, almeno fino a questo momento, sono state differenti.
Roberta Torre non continuerà come direttrice artistica.
Alessandra Fiaccabrino, invece, resterà alla Direzione generale fino alla fine dell’anno.
Secondo quanto riportato dalla stampa, il nuovo CdA starebbe persino valutando l’ipotesi di non nominare immediatamente un nuovo direttore artistico e di seguire direttamente la linea artistica del Teatro.
Su questo punto, tuttavia, non risulta ancora una comunicazione ufficiale e quindi occorrerà attendere le decisioni formali.
Ma il dato politico e amministrativo già emerso rimane.
La discontinuità è stata applicata alla direzione artistica.
La continuità, almeno fino a dicembre, è stata scelta per la direzione generale.
Ma cosa significa un CdA riunito «in maniera informale»?
C’è poi un passaggio sul quale sarebbe opportuna la massima chiarezza.
AgrigentoOggi, richiamando quanto riportato da La Sicilia, riferisce che la decisione sulla permanenza di Fiaccabrino sarebbe maturata nel corso di un Consiglio di amministrazione riunito «in maniera informale».
Una definizione che pone una domanda molto semplice.
Cosa significa un CdA riunito “in maniera informale”?
Il Consiglio di amministrazione è stato regolarmente convocato?
Esiste un ordine del giorno?
È stato redatto un verbale?
È stata adottata una deliberazione?
Oppure si è trattato semplicemente di un confronto preliminare tra i componenti del Consiglio, destinato successivamente a essere formalizzato?
La distinzione è importante.
Secondo la ricostruzione giornalistica, infatti, l’ufficializzazione della proroga dovrebbe arrivare successivamente.
Nessuno, dunque, può sostenere allo stato degli elementi disponibili che vi sia stata un’irregolarità.
Ma proprio perché si parla di una Fondazione partecipata dal Comune e proprio perché questa amministrazione ha fatto della trasparenza e della legalità una propria bandiera politica, sarebbe estremamente semplice eliminare qualsiasi dubbio.
Basterà pubblicare gli atti.
Convocazione.
Verbale.
Deliberazione.
Durata dell’incarico.
Motivazioni della proroga.
E ogni domanda troverà automaticamente risposta.
Una rivoluzione che conserva pezzi importanti del passato
Ed eccoci al punto.
Michele Sodano aveva annunciato una rivoluzione.
Aveva parlato di rinnovamento e di superamento delle spartizioni politiche.
Al Teatro Pirandello, però, il nuovo corso presenta finora elementi significativi di continuità.
Giulio Cinque resta nel CdA e diventa vicepresidente.
Alessandra Fiaccabrino, candidata alle regionali con Forza Italia nel 2022, resta direttore generale fino alla fine dell’anno.
Roberta Torre, invece, lascia la direzione artistica.
Non basta naturalmente questa sequenza di fatti per dimostrare l’esistenza di accordi politici, né Report Sicilia intende attribuire significati ulteriori rispetto a quelli documentabili.
Ma è certamente sufficiente per porre una questione politica.
Perché quando si promette una rivoluzione, poi quella rivoluzione deve essere misurata sulle decisioni.
E fino a questo momento, almeno al Teatro Pirandello, sembra esserci parecchia continuità dentro la discontinuità annunciata.
E La Vardera?
Rimane infine un silenzio che politicamente comincia a diventare interessante.
Quello di Ismaele La Vardera.
Controcorrente ha costruito la propria identità politica sulla denuncia dei vecchi sistemi, sulla rottura degli equilibri tradizionali e sulla necessità di cambiare radicalmente il modo di amministrare.
Agrigento avrebbe dovuto rappresentare uno degli esempi di questo cambiamento.
E allora la domanda non riguarda soltanto Michele Sodano.
Riguarda anche chi quella rivoluzione l’ha sostenuta e raccontata.
La Vardera considera coerente con il progetto di cambiamento la nomina a vicepresidente di Giulio Cinque?
Considera coerente la permanenza alla Direzione generale di Alessandra Fiaccabrino, candidata con Forza Italia nel 2022?
Considera queste decisioni semplicemente scelte fondate sulle competenze e sulla necessità di garantire continuità alla Fondazione?
Qualunque sia la risposta, sarebbe politicamente interessante conoscerla.
Perché il problema non è Fiaccabrino e non è Cinque.
Il problema è un altro.
È capire quale sia, concretamente, la differenza tra il sistema che si annunciava di voler superare e quello che si sta costruendo.
Perché se cambiano i vertici ma alcune delle figure politicamente riconducibili al precedente equilibrio restano, allora la domanda diventa inevitabile:
è questa la rivoluzione promessa ad Agrigento?
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Fonte: Report Sicilia
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