Agrigento, truffa con la voce clonata del figlio: 56enne raggirato dall’intelligenza artificiale, persi 500 euro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
Una telefonata apparentemente rassicurante, la voce inconfondibile del figlio e una richiesta urgente di denaro. È bastato questo per convincere un agrigentino di 56 anni a trasferire 500 euro, credendo di aiutare il proprio ragazzo, studente universitario fuori dalla Sicilia. In realtà, dall’altra parte del telefono non c’era il giovane, ma una voce artificiale riprodotta attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
La vicenda riaccende l’attenzione su una nuova frontiera delle truffe online: il cosiddetto deepfake vocale, una tecnica che permette di imitare con notevole precisione la voce di una persona reale, rendendo sempre più difficile distinguere una conversazione autentica da un raggiro.
Nel caso dell’agrigentino, il falso figlio avrebbe raccontato di aver subito il furto del cellulare e di essere costretto a utilizzare il telefono di un amico. La scheda telefonica, secondo quanto riferito durante la chiamata, sarebbe già stata bloccata, ma per tornare a comunicare con i genitori sarebbe stato necessario acquistare rapidamente un nuovo apparecchio. Una storia costruita per suscitare preoccupazione e spingere il genitore a intervenire senza perdere tempo. La somiglianza della voce ha fatto il resto: convinto di parlare con il figlio, l’uomo ha inviato il denaro richiesto.
Il meccanismo si basa sulla possibilità di ricreare una voce partendo da brevi registrazioni audio. Come ricorda la Banca d’Italia attraverso il portale di educazione finanziaria “Economia per tutti”, possono bastare anche pochi secondi di parlato per ottenere un modello vocale molto simile all’originale. Le registrazioni possono essere raccolte attraverso telefonate, anche quelle apparentemente innocue provenienti da call center, oppure estratte da video e contenuti pubblicati sui social network.
Una volta acquisito il campione, i software di intelligenza artificiale consentono di riprodurre timbro e caratteristiche della voce, simulando una conversazione credibile. Strumenti sempre più accessibili, che non richiedono necessariamente conoscenze informatiche avanzate e che possono essere utilizzati per impersonare figli, familiari o persone conosciute dalla vittima.
La difesa, in questi casi, passa soprattutto dalla prudenza. La Banca d’Italia invita a non assecondare immediatamente richieste inattese di denaro o comunicazioni che fanno leva sull’urgenza e sulla paura. In presenza di una telefonata sospetta, è preferibile interrompere il contatto e richiamare direttamente il familiare sul numero abituale, verificando quanto raccontato attraverso un canale indipendente.
Un’ulteriore misura preventiva può essere quella di stabilire in famiglia una parola di sicurezza, da utilizzare in situazioni particolari. In alternativa, si possono porre domande su circostanze personali e dettagli condivisi soltanto con i propri cari, difficilmente ricostruibili da chi tenta di fingersi un familiare.
Chi si accorge di essere caduto nella trappola deve rivolgersi tempestivamente alle forze dell’ordine e contattare senza ritardo la propria banca, chiedendo di verificare se sia possibile bloccare il trasferimento o recuperare le somme. Non è tuttavia scontato ottenere la restituzione del denaro: quando il pagamento viene materialmente autorizzato dalla vittima, seppure indotta in errore attraverso l’inganno, il rimborso non è automatico.
Il caso registrato nell’Agrigentino dimostra quanto le nuove tecnologie possano rendere sofisticati i tentativi di frode. E soprattutto ricorda che, davanti a una richiesta improvvisa di aiuto economico, anche una voce familiare non rappresenta più una garanzia sufficiente: prima di inviare denaro, è indispensabile verificare.
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Fonte: Scrivo Libero
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